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domenica, novembre 30, 2003 EIACULO, ERGO COGITO Battere la Juve a Torino è una cosa bella in sè. Bella e difficile. Per l'Inter addirittura rara. Magari ai non interisti sfugge che negli ultimi 27 anni ci eravamo riusciti una volta sola (più una seconda volta a tavolino, quindi con scarsa soddisfazione) e negli ultimi 8 anni avevano segnato un solo gol, su rigore. Torino sponda Juve per l'Inter è stata molto spesso sinonimo di batoste, umiliazioni, incazzature. Anche di furti (il non-rigore su Ronaldo 5 anni fa). Anche di match segnati prima ancora che iniziassero, persi alla sola lettura delle formazioni (la scorsa stagione, 3-0, dopo dieci minuti eravamo già sotto di due, Cuper schierava il tridente più assurdo della historia). L'Inter si presentava a Torino quattro giorni dopo la sconfitta in casa con l'Arsenal, 5 gol sul groppone, un finale di partita da prenderli tutti a calci in culo, comunque tutto un match giocato da gente paurosa. Quando dopo un'azione dubbia in area mezza squadra si ferma a guardare cosa dice l'arbitro, mentre gli avversari se ne vanno in porta col pallone, vuol dire che la partita non la stai giocando, non vedi l'ora che finisca, non vorresti essere lì nonostanti i miliardi che ti danno. L'Inter, inoltre, si presentava a Torino senza Materazzi e Cannavaro, due dei tre centrali titolari, costretta a far giocare Adani e Gamarra, quest'ultimo all'esordio stagionale. Laterale sinistro era Pasquale, teorica quinta scelta in quel ruolo, uno che due settimane fa aveva la valigia pronta, anzi, già caricata in macchina. Davanti non c'era Vieri. Recoba ed Erme in panca, appena recuperati da infortuni. Altra gente indisponibile, tipo Kily e Coco. Tutto questo quattro giorni dopo il tracollo di Ciempions Lig. Eppure succede che l'Inter ripete Highbury, con modulo diverso, in modo un po' diverso, ma rigioca la partita perfetta al momento giusto. Ci sono delle analogie evidenti. 1) la partita in trasferta 2) in casa di un avversario fortissimo e imbattuto 3) senza Vieri e Recoba. Io partirei dal punto 3. Anzi, mi limiterei al punto 3. Perchè due indizi a questo punto fanno una prova. Cruz e Martins hanno di nuovo dato - e direi molto più di quando non fecero ad Highbury - una dimostrazione sfavillante di come ci si mette al servizio della squadra senza per questo rinunciare al proprio talento o al piacere di metterla dentro. Il Vieri di quest'anno - un centravanti straordinario, perchè continuo a ritenerlo tale, e le cifre parlano per lui - è un ariete infuriato, è uno che ci mette testa gambe e gomiti spesso per cavarne niente, uno che qualche volta non stoppa un pallone, uno che si ingobbisce a tentare lo sfondamento, uno che dà l'impressione di avere intrapreso una partita tutta sua, uno che nella sua personale reinterpretazione del football australiano ritiene di avere assolto ai suoi doveri e non accetta i fischi di un pubblico che si spazientisce a vedere sfanculamenti a raffica e bronci statuari. Recoba invece è un giocatore leggero - parlo di peso specifico -, con un sinistro e un'indolenza parimenti straordinari, uno che è utile se segna e se tira punizioni e calci d'angolo, altrimenti non ti risolve un cazzo, mai. Si parlava dell'ormai cronica mancanza di risultati negli scontri diretti, tutti persi o pareggiati, quasi sempre a seguito di partite modeste. Quest'anno l'Inter, con due allenatori diversi, ha vinto due super partite, una a Londra e una a Torino, senza le sue stelle. Ha vinto con Cruz, un centravanti fatto frettolosamente arrivare dopo la cessione di Crespo, ma che dimostra di sapere giocare e di sapersi sacrificare. Sacrificarsi, Bobo, non è andare a prendere pedate a tre quarti campo e gomitate nei calci d'angolo. Sacrificarsi è tornare indietro, proporsi, aiutare il centrocampo, inseguire l'avversario fino a rubargli il pallone. Cruz non è un campionissimo, ma a Torino ha fatto una partita perfetta. E Martins? Martins è acerbo, nonostante quella faccia da vecchio, ma specialmente in trasferta - dove ha meno peso addosso e più spazi davanti - è uno che non molla un pallone, è una spina nel fianco, un pericolo costante. Tu, Alvaro, sei un pericolo a sprazzi, spesso lo sei solo quando la palla è ferma, sei un mezzo giocatore e bisogna che tu te ne renda conto. Anche Martins è ancora un mezzo giocatore, ma è uno che a 19 anni sta dimostrando di poter riempire in fretta la metà che gli manca. Tu, Alvaro, sei uno di quei bicchieri da illusionisti, sempre apparentemente pieno e in realtà vuoto, e se lo rovesci non viene giù niente. Qui sul blog, quindi virtualmente, sono uno di quelli che fischiano Vieri e Recoba. Sul caso-Vieri, in qualche commento e anche via e-mail, mi sono beccato bonarie accuse di irriconoscenza. Ho provato a spiegare perchè una parte di San Siro fischia uno che ha fatto 80 gol in cento partite con l'Inter. Ci ho provato forse senza riuscirci, perchè in effetti la situazione è abbastanza assurda e poco comprensibile. A uno che segna così tanto dovresti stendere la passatoia, e invece una porzione ragguardevole di interisti lo sopporta a stento. Ma adesso non sono più costretto a spiegare niente. Se avete visto la partita l'avrete capito da soli. Se non l'avete vista, procuratevi una cassetta o segnatevi l'orario delle repliche. Guardate cosa hanno fatto - con semplicità e umiltà - Cruz e Martins. Poi ne riparliamo.
Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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