Heysel, maggio 1985. Ero in un letto dell'ospedale militare di Baggio, Milano, senza radio e senza speranza alcuna di vedere la partita. Aspettavo che mi rimandassero a casa con altra convalescenza o mi spedissero in caserma a Merano (come poi avvenne la sera dopo). Nel letto a sinistra del mio c'era un coglione che non sopportavo. A destra c'era uno con un walkman. "Dev'essere successo un casino, dicono che ci sono dei morti, forse non giocano". Una suora spense le luci verso le dieci. Alle sette e mezza del giorno dopo ero già allo spaccio a comprare giornali.
Roma, maggio 1991. Per la legge del contrappasso, una marchetta professionale mi costa la finale di ritorno della Coppa Uefa. Ero imprigionato a Palazzo Grassi a Venezia, alla mostra sui Celti. Aperta solo per noi marchettari con tanto di cena di gala. Una cosa molto suggestiva, ma il mio pensiero era rivolto a Roma-Inter. Allora non c'erano telefonini. Simulavo nonscialàns ma a un certo punto inquadrai un cameriere: "Scusi, sa mica cos'ha fatto l'Inter?" "Osti, m'informo". Tornò due minuti dopo: "Pare che ha perso, ma ha vinto la Copa" (con una p sola). Mi ricordo che non mi fidavo molto di questa informazione così vaga, ma in cuor mio speravo fosse vera. Era vera.
Juve-Inter, aprile 2001. E' l'anno di Tardelli. Cena da una coppia di amici più volte rimandata. Si concorda la data. Tutto occhei. Era un sabato. Juve-Inter era di domenica. Ma naturalmente decidono l'anticipo. Vabbe', chissenefrega, era un campionato di merda, lasciamo stare. Ma organizzo tutto per benino. Diretta simulata. Torno a casa a mezzanotte e me la guardo come me fosse in diretta. Prima di uscire mando un incauto sms ad un caro amico juventino: "Stasera vi inculiamo, gol di Ferrante al 90°". Finisce la cena e mi avvio a casa, tappandomi le orecchie per non sentire eventuli commenti. Però guardo il cellulare ed è pieno di sms. Sono insulti del mio amico prima della partita. Ce n'è uno solo inviato dopo. Non resisto, lo apro mentre sono sull'ascensore: "Ferrante al 90° 'sto cazzo". (Per la cronaca, avevano vinto loro 3-1. Ho visto la partita pigiando spesso sull'avanti veloce. In questo modo le partite durano venti minuti, un lasso di tempo umano).
Inter-Juve, ottobre 2002. Tutto organizzato. Inter-Juve come al solito è anticipata al sabato, ma mi sono preso il giorno di riposo. Tiè. Nessun invito a cena. Sembra tutto tranquillo. Ma verso sera incrocio lo sguardo delle bimbe. "Pinocchio". "Pinocchio?" "Sì, Pinocchio". "Domani pomeriggio?" "No, staserastaserastasera". Siamo uomini o caporali? Siamo uomini E caporali. Andiamo al cinema. Solita storia della cassetta e della diretta simulata. Ma quando arrivo a casa la partita non è ancora finita, mancano 5 minuti, 0-0. Solito 0-0 del cazzo, mi dico. Mentre me lo dico, rigore alla Juve. Diobono. Del Piero: gol. Mavaffanculo ladri bastardi. Mentre maledico il calcio e i gobbi, all'ultimo secondo, in un orrendo mischione in area, vedo Toldo segnare il gol del pareggio. AAAAHHHHHHHH, toh, toh, toh, toh, solita scena del gesto ad ombrello e del pacco mostrato per scherno al televisore, che mi fa perdere i punti appena acquistati per la rinuncia a Juve-Inter a favore di un Pinocchio al cinema. Vabbe', poi si è visto che ha segnato Vieri di tibia, ma ho goduto lo stesso. La partita non l'ho rivista, ovviamente.
Ecco, detto questo, il dubbio è vieppiù amletico. Cosa cazzo faccio? La registro e poi la guardo? La registro e poi non la guardo? Non la registro e poi la guardo (questo è più difficile)? Non la registro e poi non la guardo (già più legato a un rapporto causa-effetto)? Insomma, mi si noterà di più se la registro o se non la registro?
E soprattutto, cosa cucinerà mia suocera per farsi perdonare?
Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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