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giovedì, novembre 20, 2003 SE QUESTO E' UN UOMO Piccole o grandi che siano, le inchieste postume, gli arresti tardivi, le scoperte dell'acqua calda, le "clamorose rivelazioni" mi lasciano sempre uno sgradevole senso di fastidio. Dalle bombe nere al caso Mattei al delitto Calabresi, leggo sempre con incredulità di processi e indagini che trenta o quarant'anni dopo continuano a non arrivare a capo di niente. Trenta o quarant'anni a dirsi e ridirsi le stesse cose, a fare e disfare i processi, a rincorrere verità sempre più difficili da dimostrare. Pietosi tentativi di svelare misteri e spalare via sabbia o merda pluriennale, pietosi perchè il peggio del peggio è stato fatto, non è rimediabile e la verità trenta o quarant'anni dopo avrebbe comunque un gusto troppo amaro. Di fronte a certe ustiche o a certe piazzefontane, il caso Michael Jackson sconfina nel macchiettismo. Chissenefrega di quell'ex-nero e delle sue manie da pazzo scatenato. Che però tra le sue manie, insieme a quella di diventare bianco, ci fosse anche quella di riempirsi la casa di bambini altrui, beh, lo si sapeva da un pezzo. E che ieri si siano palesati in tv - in pluridiretta nazionale come per un messaggio alla nazione -uno sceriffo e un procuratore distrettuale ad annunciare il mandato di cattura per "molestia sessuale su minori" di Michael Jackson, diciamolo, è proprio un'americanata. Anche a loro evidentemente piacciono i mandati di cattura a lunga scadenza e le verità tenute sott'aceto. Una specie di jolly da giocarsi quando l'opinione pubblica ha bisogno di distrarsi, tipo adesso che la guerra ha un po' rotto i coglioni e che Kobe Bryant (violentatore lui o troia quell'altra?) gioca a basket e dilaziona la sentenza. Michael Jackson è un malato che l'America non ha curato. Un malato che, per carità, per molti versi ha anche il diritto a farsi i cazzi suoi. La sua mega-tenuta si chiama Neverland e l'ha attrezzata come una specie di Gardaland di extralusso, tutto per lui e per la sua smania di fare il Peter Pan, rimanere giovane, non invecchiare. Si fa sbiancare, si fa ritoccare continuamente e quando i punti non tirano più sale su giostre e ottovolanti, o sul trenino a vapore che percorre i 1.300 ettari del suo giardino. Per rimanere giovani ci si circonda di giovani. E qualcuno, cazzo, i suoi figli ce li manda da anni a giocare a Neverland, a visitare lo zoo di quel negro bianco che non è Fausto Leali, a fare i giri sul calcinculo e anche a passarci la notte in quella villa che sembra un albergo di Disneyland Paris, ma più bello. Nel 1993 due genitori più furbi degli altri gli hanno fatto causa: il bambino di 12 anni ce lo mandavano sì a dormire da Michael, e chissà cosa succedeva in quel lettone a quindici piazze, chissà, ma comunque era un'occasione troppo bella per farsi staccare un assegno da 20 milioni di dollari, sistemare le cose così ed evitare noiose e squallide cause penali. Anche perchè Michael era un amico, dai. E poi quella famosa intervista. "Sei un pedofilo?" E lui, con il suo vocino: "No, non lo sono, non trattatemi come un criminale". Ora, dopo anni di dubbi, il popolo americano vuole mettersi la coscienza a posto. Vuole arrestare il divo Michael Jackson e chiedergli conto di quella sua pelosissima mania di riempirsi la casa di bambini. La vicenda è penosa. Mi fanno pena tutti. L'America, lo sceriffo, i bambini e i loro genitori del cazzo (se il vostro vicino è un notorio spacciatore e puttaniere, voi ci mandate il pargolo tutti i pomeriggio a giocarci a calcio balilla?). Mi fa pena anche Michael Jackson, ex-nero ora bianchissimo, che dorme in una tenda a ossigeno ed è pieno di fottutissime paure, come quella di perdere il naso per strada. Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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