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lunedì, ottobre 20, 2003
 

SON CONTENTO MA MI DISPIACE

Caro Hector,

sono contento, inutile che te lo nasconda. Contento perchè ci dovevamo dare una mossa e tu eri l'unica mossa che potevamo darci, nel solco del più trito dei copioni calcistici. Non sono mica forcaiolo, eh?, ma onestamente non si poteva fare altro. Non ci sono giustificazioni a sette punti di svantaggio da Juve e Milan dopo sei giornate, al gioco di merda che abbiamo (tranne Londra, certo, ma era stata una partita troppo bella per non apparire già da subito una clamorosa eccezione), alle tue strane trovate, alla rassegnazione che c'è a 28 giornate dalla fine: rassegnazione a finire a 40 punti da Juve e Milan, a giocare da far schifo, a subire le tue invenzioni tattiche, tu che con il 4-4-2 non dovresti inventare un beato cazzo, mettere giù 'sti dieci uomini e lasciarli giocare. Non si poteva tenere un allenatore sfiduciato. Sfiduciato da tutti - presidente, dirigenti, giocatori, pubblico - e sfiduciato tu stesso, Hector, perchè chiunque si sfiducia se sfiduciato, anche se pagato a peso d'oro.

Però mi dispiace. Mi dispiace perchè in fondo tu ed io, Hector, siamo vittime della stessa illusione, ci siamo inginocchiati lo stesso pomeriggio, a pochi metri di distanza, io a raccogliere pezzi di cuori sui gradoni e tu a ricomporre il tuo puzzle infranto sull'erba dell'Olimpico, tradito a un metro dal traguardo, scippato di uno scudetto già vinto, solo da incassare. Era il giorno del nostro riscatto. Mio, tuo, di tutti. Ma soprattutto tuo. Avresti ribaltato la tua carriera, incantato il mondo. L'ombroso hombre, eterno secondo, diventava primo, al primo tentativo. Avresti dimenticato le finali perse a Maiorca e Valencia in un colpo solo, e che colpo. Scudetto subito, in Italia, uno scudetto da beatificazione, conquistato facendo giocare tre mesi Kallon e Ventola, tra mille infortuni, una rosa bella ma incompleta, Ronaldo da rimettere in piedi a furor di popolo. Puff, tutto buttato via in quel pomeriggio romano ma anche in qualche pomeriggio precedente, colpa di quegli smidollati in maglia a strisce nerazzurre ma anche un po' tua, riconosciamolo. Sfigato, Hector, sei sfigato. Sei stato sfigato anche ad avere avuto dietro una Juve data per morta e sepolta a sette giornate dalla fine ma che poi ha vinto sei partite di fila, chapeau. Sfigato. Tanto sfigato che eri primo e sei finito terzo.

La tua sfiga intrinseca è diventata la nostra. La sfiga di arrivare secondi la scorsa stagione, un secondo posto pallido, deludente, pieno di partite buttate via, occasioni non colte, prospettive troppo brevi, speranze che solo noi coglioni potevamo tenere accese fino a quasi alla fine contro ogni ragionevole aspettativa. La sfiga di uscire in semifinale di Champions contro il Milan, senza perderci ma nemmeno senza vincerci, che forse è peggio, al termine di due partitacce in cui loro non hanno fatto niente e noi abbiamo giocato davvero, come al solito, negli ultimi cinque minuti del ritorno. E forse, Hector, la sfiga di essere riconfermato quest'anno su una panchina che non poteva essere più tua da quel 5 maggio e a maggior ragione dopo quei due derby, la summa della tua paura di vincere, della tua attitudine a scegliere uomini e schemi sbagliati nelle partite che contano. Forse anche della tua incapacità a farti volere bene dalla truppa, perchè non ho mai capito se i nostri giocatori sono una manica di cazzoni integrali o se manca un po' a tutti quel plus che è la volonta di metterci la gamba anche per l'allenatore, oltre che per la maglia e l'accredito a fine mese.

Sei sfigato anche ad essere capitato a casa Moratti, il presidente più amabile, spendaccione intempestivo che esista, ottimo esoneratore ma mai al momento giusto, troppo signore e incline al crepacuore per mettere la parola "fine" a storie di fatto concluse o comunque da concludere, ma di cui cerca sempre un'appendice, una via d'uscita, una nuova speranza, confidando in miracoli che non arrivano mai. Aveva sbagliato i tempi con Simoni e con Lippi, l'ha rifatto con te. Non prendertela, ciàpatla no.

Niente, Hector, salutiamoci da buoni amici. Hai il privilegio di lasciare, nonostante tutto, un ottimo ricordo. A Brescia hanno fischiato tutti tranne te, te ne sarai accorto. E l'anno scorso ci siamo schierati con te e contro Ronaldo, non so se mi spiego. Ci lasci reminiscenze di improbabili tridenti, inspiegabili sostituzioni, agghiaccianti scelte tattiche. Ma anche la tua faccia sincera, il tuo cipiglio archentino, il tuo fare cazzuto, il tuo italiano simpatico. Adiòs, e scrivi ogni tanto.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 00:52 |