www.settore4cfila72posto35.net il sito non ufficiale dell' interismo moderno qui dentro, nel migliore dei casi, potreste trovare interismi assortiti, snobismi vari, pettegolismi generici, enteroclismi intellettuali, sinistrismi moderati, sessualismi carpiati, divagazionismi interiori (ho finito gli ismi, sennò continuavo) Archivio
aprile 2006 marzo 2006 febbraio 2006 gennaio 2006 dicembre 2005 novembre 2005 ottobre 2005 settembre 2005 agosto 2005 luglio 2005 giugno 2005 maggio 2005 aprile 2005 marzo 2005 febbraio 2005 gennaio 2005 dicembre 2004 novembre 2004 ottobre 2004 settembre 2004 agosto 2004 luglio 2004 giugno 2004 maggio 2004 aprile 2004 marzo 2004 febbraio 2004 gennaio 2004 dicembre 2003 novembre 2003 ottobre 2003 settembre 2003 agosto 2003 luglio 2003 giugno 2003 maggio 2003 |
sabato, ottobre 18, 2003 CITRONER EN FRANCE Eppure a cena saremo stati un'ottantina o giù di lì. Poi puff, spariti tutti, chi a passeggiare, chi a telefonare, chi a scrivere, chi a leggere, chi a dormire. Al bar eravamo rimasti in cinque. Tre parlavano fitto tra di loro e se ne strafottevano della inconsueta situescion. Gli altri eravamo io e il mio amico, 115 anni in due, e siccome io non ne ho ancora 40 la ripartizione è presto fatta. Il mio amico, gambe accavallate, faceva ondeggiare il piede a testimonianza di una mai sopita passione per il jazz. Io mi ero preso un intero divano La cameriera andava e veniva senza costrutto, visto che i clienti erano cinque e uno di loro era stravaccato sul divano, come se la posizione quasi orizzontale consentisse alle note del pianoforte di penetrarlo meglio attraverso ogni pertugio disponibile. La cameriera, uì. Aveva poca varietà di movimenti e un culo veramente basso, ma anche un viso Lei: "Et avec ça Monsieur?" (desidera qualcos'altro?) Io: "uhm... scusmuà, ehm... no, mersì" Lei: "Excusez-moi, est-ce-que vous etes Monsieur qui voulais citroner?" (mi scusi, ma è lei il signore che voleva limonare?) Io. "..." Lei: "..." Io: "Uì". (arrossendo) Lei: "Suivez moi" (mi segua) E sebbene al bar fossimo in cinque (di cui uno ero io, l'altro il mio amico che ondeggiava il piede per non La musica dei tre ragazzotti arrivava dalla sala accanto e sentivo distintamente il mio pianista preferito inoltrarsi in un altro assolo di cui solo io e lui potevamo capire il valore intrinseco. La colonna sonora era inadeguata al gotico ma adeguatissima alla scena, perchè io e la cameriera ci stavamo squadrando con molta discrezione, a un paio di metri di distanza, io con le mani in tasca e la cravatta in bella vista, lei in posa professionale da cameriera in attesa di non so bene cosa, visto che nel refettorio c'eravamo solo io e lei e, nonostante la straordinaria suggestione del luogo, lei guardava solo me, sebbene io non sostenessi lo sguardo e mi girassi a destra o a sinistra a contare finestroni, scranni, colonnine e rosoni. Avessi saputo dire una frase significativa in francese forse avrei dato un contributo a risolvere la situazione di stallo, ma mi venne solo un goffo: Io: "Tre bò". Lei: "ça vous plaise ici?" (Lei piace qui?) Io: "... uì" Lei: "Puis-je?" (Posso?)
Io avevo gli occhi chiusi, già immerso in una elucubrazione tutta mia, e non seppi rispondere a tono. Sarebbe bastato un "uì" bel detto, ma non mi venne da dire un cazzo. Stavo seguendo l'assolo in lontananza, guardavo le volte, contavo i rosoni a quattro petali, interpretavo simboli, e solo dopo qualche istante, vedendo la cameriera che sorrideva con una certa dose di tenerezza, dissi un "uì" senza nerbo, arrendendomi, sperando che la formalità si espletasse in fretta, che il barista non si accorgesse di niente, che il pianista incazzato per la mia defezione - cioè del 20 per cento del suo pubblico - la smettesse di suonare per andare a smanettare su Internet in cerca di figa e nuovi ingaggi. Cosa che sarebbe stata deleteria per il mio già scarsissimo spirito di iniziativa. Senza quella musica sarebbe calato un silenzio totale. Invece la musica mi regalava serenità. Non mi muovevo, come in attesa di qualcosa che comunque doveva accadere. Il mio "uì" di scarsa qualità era bastato a fare avvicinare di un passo la cameriera, e non so perchè io avevo richiuso gli occhi per un attimo perdendomi lo strepitoso passaggio della sua mano che mi sfiorava il collo e mi prendeva per la nuca, infilando le dita nei capelli con una dolce frizione che quasi non mi faceva accorgere che le sue labbra erano già sulle mie. Un secondo dopo stavamo limonando.
Io: Savasandìr. Lei: (sorriso) Poi si schiarì la voce e si morse il labbro inferiore, come per riguadagnare un contegno che non aveva comunque perso. Sempre lei davanti e io dietro tornammo al bar, e io occupai i quindici metri della trasferta a guardarle i capelli chiari, il culo basso, i polpacci da mordere e le scarpe da cameriera. Il mio amico continuava a ondeggiare il piede per stimolare la concentrazione mentre io riguadagnavo la mia posizione sul divano, braccia lungo schienale e pube ostentato. Il mio amico cicciobomba suonava da dio e io chiusi gli occhi, frastornato da lui e dalla limonata nel refettorio. Cazzo, che goduria abbandonarsi a certi pensieri con una bella colonna sonora. Anzi, giurerei quasi di aver perso conoscenza per qualche secondo. Estasi. Lui: "Oh, parla con te" Io: (riaprendo gli occhi) "uh, escusmuà" Lui: "Ti ha chiesto se prendi ancora qualcosa" Io: (...) Lei: "Et avec ça Monsieur?"
Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
|
02:29
|
|