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lunedì, febbraio 27, 2006 SCOPETTONE DREAMIN' (A TRUE STORY) (romanzetto itinerante che al confronto Kerouac era uno che andava in vacanza a Loano) - OTTAVA E ULTIMA PUNTATA - Torniamo al bar provvisorio del palaghiaccio dove nel frattempo è arrivata Sister, sfruttando la puntualità della tradotta olimpica (pare abbia viaggiato nella toilette per evitare il controllore, campione piemontese di biathlon). la densità di blogger nel baretto di Pinerolo è superiore a ogni altra area del mondo conosciuto, ma non ci facciamo caso. Sister, che ha i biglietti per le partite del pomeriggio, segue il curling da quando aveva otto anni e rimase folgorata da questo simpatico sport durante una gita nella vicina Svizzera. Tornata a casa, tirò una pentola a pressione dritta su una tibia di una vecchia zia, spezzandola in più punti. "Così impari a stare nella house mentre vado a punto", disse la giovane Sister mentre la zia si contorceva in corridoio e correggeva mentalmente il testamento. In ricordo di quell'episodio, e in ossequio a una mai sopita passione, Sister si è fatta tatuare un rink tribale sulla natica destra e, più recentemente, la faccia di Retornaz sul seno sinistro. Quando entriamo nel baretto, dove Nino D'Angelo cerca subito di rifilarci una brioche calda che maneggia con una pinza da vaporista, scopriamo che Sister non è sola. Con lei c'è il Keniano con una cuffia da giamaicano, e io avvinto da tutta questa nigrizia lo abbraccio riconoscente e lo invito a farci tre giri dell'isolato a quattro e mezzo al chilometro. E poi c'è uno strano tipo affabile e distinto, con la sciarpetta alla Mancio, che non nasconde di strafottersene del curling e dello spirito olimpico: "A che ora inizia?", chiede. Tra cinque minuti, gli diciamo. "Ah, allora faccio a tempo a scofanarmi un altro panino con i crauti. E quanto dura?" Due ore abbondanti, gli diciamo. "Figa - dice ruttando - entro direttamente nel secondo tempo. E chi gioca?" Le donne, gli diciamo. "Mavaffanculo. Regalo il biglietto ai bagarini e vado a vedere Natale a Miami". La comitiva varesotta si avvia comunque verso il palazzetto, compreso il recalcitrante gagà, e ci congediamo con molta commozione. Nella confusione degli abbracci cerco di limonare con Sister che mi fa: "Scusa, e se hai l'aviaria?". "Hai ragione. Viva l'Italia". "Sector, sei un uomo vero. Magari ci infrattiamo alla Mezza di Monza nel deposito borse". Loro vanno al palaghiaccio e noi, invece, torniamo in macchina con una ritualità quasi fastidiosa: Doug non chiude la portiera e Late Woman ci appioppa gianduiotti. Stanchi ma contenti (ma stanchi) (ma contenti) torniamo a Torino. Riportiamo Late Woman nel luogo esatto dove l'avevamo incontrata. E per incanto lei esce dalla macchina, ci saluta e scompare nella nebbiolina. "Come si chiama questa zona, Twin Peaks?", faccio a Doug. "Riportami subito a Milano", mi farfuglia atterrito con quattro gianduiotti in bocca. C'è un po' più di traffico, la Torino Olimpica ha finalmente preso vita. Al semaforo vedo cadere un fiocco di neve sul parabrezza. "Nevica". "Impossibile". Ma quando siamo in autostrada si scatena la tormenta. Il cartello dice Asti ma sembra di essere a Lillehamer. Auto e pullman procedono in colonna a cinquanta all'ora. Mi bussa al finestrino uno della Protezione civile che, da un sidecar, mi chiede se voglio un the. Doug, per reazione nervosa, comincia a telefonare a tutti i suoi numeri in rubrica: "Oh, non ci crederai, nevica duro". "Ma dove sei?" "Sulla Torino-Piacenza, in piena bufera" "E da dove arrivi?" "Ero a vedere il curling" "Mavaffanculo, scherzi sempre tu". "No, non riattaccare, chiama i soccorsi". Mentre siamo ormai convinti di morire d'inedia nell'auto sepolta dalla coltre bianca, usciamo dalla bufera e deviamo verso nord. Arriviamo al casello esattamente 12 ore dopo averlo lasciato nel buio della notte. Siamo troppo precisi, cazzo. Ci congediamo virilmente ma con il groppo alla gola. "Questa impresa resta negli annali". "E come facciamo a superarla?". Ci guardiamo un attimo negli occhi, tipo Brokeback Mountain. La butto lì, con un fil di voce: "Andiamo a fare la maratona di New York, ma viaggiamo in nave". Vedo Doug annuire e poi andare verso la sua macchina. La giornata è davvero finita: controllo, ma ha chiuso la portiera al primo colpo. Punto verso casa, e le palpepre cominciano a pesarmi come due stone di un extra-end. (fine)
Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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