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il sito non ufficiale dell' interismo moderno

qui dentro, nel migliore dei casi, potreste trovare
interismi assortiti, snobismi vari, pettegolismi generici, enteroclismi intellettuali, sinistrismi moderati, sessualismi carpiati, divagazionismi interiori (ho finito gli ismi, sennò continuavo)







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venerdì, febbraio 24, 2006
 

SCOPETTONE DREAMIN'

(A TRUE STORY)

(romanzetto itinerante che

al confronto Kerouac era uno

che andava in vacanza a Loano)

- SESTA PUNTATA -

Finalmente dentro il palaghiaccio dei nostri desideri, sembravamo Alice 1, 2 e 3 nel Paese delle Stones. Guarda il rink, (oh i rink! quattro rink, tutti belli levigati, bianchi rossi e blu, i rink, i rink!) guarda le telecamere, guarda il maxischermo, guarda le tribune, guarda... "Guarda Retornaz, porca troia!" faccio io mettendomi a correre lungo la balaustra come un quindicenne infregolato che ha visto Pamela Anderson senza reggipetto. Dalla parte opposta i nostri quattro alfieri, più la riserva, stavano facendo stretching seduti per terra. "Guarda, fanno stretching", faccio io. "Minchia, fanno stretching", conferma Doug. "Minchia, lo volete un gianduiotto?", incalza Late Woman che intanto sbatacchia le palpebre mascarate al passaggio della squadra statunitense, vestita come Tiger Woods. Scatto d'istinto trenta-quaranta foto dello stretching, finchè mi accorgo dell'affastellarsi del materiale a bordo rink: "Guardate, le stones, le scope, le suole. Questo è il curling, curling diobono", dico ormai in piena trance agonistica scattando foto a ripetizione mentre un norvegese mi guarda strano. Poi inizia il riscaldamento sul ghiaccio (dio mio, da quanto tempo volevo poter scrivere una simile assurdità, però reale). Retornaz scivola, partono le prime stones, è tutto un fruscio, e ogni tanto pack pack pack, il rumore della bocciata. Sul rink è un brulicare di gente che sembra volare e bollitori Alessi che vanno e vengono, un mondo fatato che mi fa dimenticare lo 0-0 di Livorno-Inter. "Oggi è il compleanno di Zandegiacomo", fa lo speaker. E noi, in coro come le Coconuts: "Auguri Zande!". Che fratellanza, he fair-play, che spirito olimpico! "Accomodatevi per favore", ci impone con dolcezza una virago valligiana. E noi ci mettiamo nei nostri posti da 40 euro. La partita ha inizio. Io ne vedo due contemporaneamente (Italia-Finlandia e Usa-Gran Bretagna), ma sullo sfondo ce ne sono altre due e ogni tanto butto l'occhio. E' come la funzione mosaico di Scai, però dal vivo. Lead che urlano, centrali che scopano, skip che dirigono. Pack pack pack. C'è gente con la gigantografia di Retornaz. E sotto di noi cantano Retornaz Retornaz Retornaz (sull'aria di Bati-gol, per intenderci). Cerco di riordinare i pensieri e riassumo: sono alle Olimpiadi, penultimo turno del curling, palaghiaccio di Pinerolo, sono le nove del mattino, mi sono alzato prima delle quattro, qualcuno mi dica che è tutto vero. Mi giro per limonare duro e senza preavviso con Late Woman, ma lei è girata e sta parlottando con Doug. Lui: "Senti, ma anche a te càpita, guardando l'hockey, di metterci dieci minuti a mettere a fuoco il disco?". Lei: "Taci, càpita così anche a me, è così frustrante". Sembrano due comari sotto il casco della parrucchiera. Mi sento terribilmente sereno.

(fine sesta puntata)

 

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 17:15 |