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il sito non ufficiale dell' interismo moderno

qui dentro, nel migliore dei casi, potreste trovare
interismi assortiti, snobismi vari, pettegolismi generici, enteroclismi intellettuali, sinistrismi moderati, sessualismi carpiati, divagazionismi interiori (ho finito gli ismi, sennò continuavo)







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giovedì, febbraio 23, 2006
 

SCOPETTONE DREAMIN'

(A TRUE STORY)

(romanzetto itinerante che

al confronto Kerouac era uno

che andava in vacanza a Loano)

- QUINTA  PUNTATA -

Sono le 7,35. 35 minuti di ritardo nei confronti della tabella del Toroc ("o arrivate due ore prima dell'evento oppure col cazzo che entrate, brutti pezzenti che non siete altro"), 1 ora e 25 in anticipo su quella del buon senso ("inizia alle nove? Nove meno uno entriamo, diobono, che sarà mai?"). Celebriamo l'impresa in un bar provvisorio a due passi dal parcheggio. Non c'è nessuno nemmeno lì. "Scusi - facciamo al barista, viso da Nino D'Angelo falso e cortese - ma la gente dov'è?" "Chi, quelli del curling?", risponde lui con l'aria di avere incassato un cinquantesimo di quello che si aspettava. "Scusi - rifacciamo al barista - il palaghiaccio è lontano?" "Cento metri". "Scusi - sempre con la timidezza di chi si è inoltrato in un territorio ostile - e la biglietteria?" "E' attaccata al palaghiaccio", risponde il barista con gentilezza, pensando che probabilmente stavamo arrivando da qualche istituto di correzione. Per me e Doug è già il quarto caffè della giornata. Siamo stanchi e nervosi, e quando Late Woman ci propone di tornare in macchina e fare a turno un po' di petting con lei, noi le rispondiamo: "Stai buona, prima ritiriamo i biglietti. E sgancia un gianduiotto, cazzo". Facciamo i nostri cento metri a piedi nella nebbia e in un silenzio tombale e finalmente ecco il Palaghiaccio, le bandiere, i cinque cerchi e, là in fondo, la biglietteria. "Guarda, c'è coda", dico io con lo stesso tono di Robinson Crusoe quando si accorge che c'è vita sull'isola. Quindici persone sono già ai botteghini. C'è anche qualche straniero. Sembra di essere davvero alle Olimpiadi. Ritirati i biglietti, iniziamo la trafila per l'ingresso. C'è un metal detector uguale a quello degli aeroporti, ma non essendoci fila ce la sbrighiamo in tre minuti (naturalmente le istruzioni ricevute prima di partire parlavano di "mezz'ora, ma dovete avere culo"). Il metal detector funziona a dovere e i carabinieri sono giustamente inflessibili. Ci sequestrano della roba metallica o vetrosa promettendo di ridarcela all'uscita. A me una bussola da esploratore e un kit di sopravvivenza. A Doug un trinciapolli che aveva portato per i sigari. A Late Woman un boccettino di profumo e un oggetto che non ho ancora capito. Ho solo captato il dialogo con il carabiniere: "Le dico che è in lattice naturale", "Sì, signora, ma l'anima è in metallo". Io ho fatto finta di niente e ho cambiato discorso: "Figaaata, facciamo una foto con le mascotte". Che però sonnecchiavano semiassiderate contro un tabellone sponsor. C'era talmente poca gente che tre quarti degli addetti all'entrata di tutto il palazzetto ci hanno visto e sono corsi da noi. Ci guardavano i biglietti e se li strappavano di mano: "Prego, di qui", "No, l'accompagno io", "E' mio!" dice infine una signora corpulenta e materna, che io lascio fare per quieto vivere. "Ecco - dice ansimando - di là". Da un pertugio vedo gli spalti e mi emoziono.

(fine qunta puntata)

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 18:50 |