www.settore4cfila72posto35.net il sito non ufficiale dell' interismo moderno qui dentro, nel migliore dei casi, potreste trovare interismi assortiti, snobismi vari, pettegolismi generici, enteroclismi intellettuali, sinistrismi moderati, sessualismi carpiati, divagazionismi interiori (ho finito gli ismi, sennò continuavo) Archivio
aprile 2006 marzo 2006 febbraio 2006 gennaio 2006 dicembre 2005 novembre 2005 ottobre 2005 settembre 2005 agosto 2005 luglio 2005 giugno 2005 maggio 2005 aprile 2005 marzo 2005 febbraio 2005 gennaio 2005 dicembre 2004 novembre 2004 ottobre 2004 settembre 2004 agosto 2004 luglio 2004 giugno 2004 maggio 2004 aprile 2004 marzo 2004 febbraio 2004 gennaio 2004 dicembre 2003 novembre 2003 ottobre 2003 settembre 2003 agosto 2003 luglio 2003 giugno 2003 maggio 2003 |
giovedì, febbraio 23, 2006 SCOPETTONE DREAMIN' (A TRUE STORY) (romanzetto itinerante che al confronto Kerouac era uno che andava in vacanza a Loano) - QUINTA PUNTATA - Sono le 7,35. 35 minuti di ritardo nei confronti della tabella del Toroc ("o arrivate due ore prima dell'evento oppure col cazzo che entrate, brutti pezzenti che non siete altro"), 1 ora e 25 in anticipo su quella del buon senso ("inizia alle nove? Nove meno uno entriamo, diobono, che sarà mai?"). Celebriamo l'impresa in un bar provvisorio a due passi dal parcheggio. Non c'è nessuno nemmeno lì. "Scusi - facciamo al barista, viso da Nino D'Angelo falso e cortese - ma la gente dov'è?" "Chi, quelli del curling?", risponde lui con l'aria di avere incassato un cinquantesimo di quello che si aspettava. "Scusi - rifacciamo al barista - il palaghiaccio è lontano?" "Cento metri". "Scusi - sempre con la timidezza di chi si è inoltrato in un territorio ostile - e la biglietteria?" "E' attaccata al palaghiaccio", risponde il barista con gentilezza, pensando che probabilmente stavamo arrivando da qualche istituto di correzione. Per me e Doug è già il quarto caffè della giornata. Siamo stanchi e nervosi, e quando Late Woman ci propone di tornare in macchina e fare a turno un po' di petting con lei, noi le rispondiamo: "Stai buona, prima ritiriamo i biglietti. E sgancia un gianduiotto, cazzo". Facciamo i nostri cento metri a piedi nella nebbia e in un silenzio tombale e finalmente ecco il Palaghiaccio, le bandiere, i cinque cerchi e, là in fondo, la biglietteria. "Guarda, c'è coda", dico io con lo stesso tono di Robinson Crusoe quando si accorge che c'è vita sull'isola. Quindici persone sono già ai botteghini. C'è anche qualche straniero. Sembra di essere davvero alle Olimpiadi. Ritirati i biglietti, iniziamo la trafila per l'ingresso. C'è un metal detector uguale a quello degli aeroporti, ma non essendoci fila ce la sbrighiamo in tre minuti (naturalmente le istruzioni ricevute prima di partire parlavano di "mezz'ora, ma dovete avere culo"). Il metal detector funziona a dovere e i carabinieri sono giustamente inflessibili. Ci sequestrano della roba metallica o vetrosa promettendo di ridarcela all'uscita. A me una bussola da esploratore e un kit di sopravvivenza. A Doug un trinciapolli che aveva portato per i sigari. A Late Woman un boccettino di profumo e un oggetto che non ho ancora capito. Ho solo captato il dialogo con il carabiniere: "Le dico che è in lattice naturale", "Sì, signora, ma l'anima è in metallo". Io ho fatto finta di niente e ho cambiato discorso: "Figaaata, facciamo una foto con le mascotte". Che però sonnecchiavano semiassiderate contro un tabellone sponsor. C'era talmente poca gente che tre quarti degli addetti all'entrata di tutto il palazzetto ci hanno visto e sono corsi da noi. Ci guardavano i biglietti e se li strappavano di mano: "Prego, di qui", "No, l'accompagno io", "E' mio!" dice infine una signora corpulenta e materna, che io lascio fare per quieto vivere. "Ecco - dice ansimando - di là". Da un pertugio vedo gli spalti e mi emoziono. (fine qunta puntata) Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
|
18:50
|
|