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il sito non ufficiale dell' interismo moderno

qui dentro, nel migliore dei casi, potreste trovare
interismi assortiti, snobismi vari, pettegolismi generici, enteroclismi intellettuali, sinistrismi moderati, sessualismi carpiati, divagazionismi interiori (ho finito gli ismi, sennò continuavo)







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giovedì, febbraio 23, 2006
 

SCOPETTONE DREAMIN'

(A TRUE STORY)

(romanzetto itinerante che

al confronto Kerouac era uno

che andava in vacanza a Loano)

- QUARTA  PUNTATA -

In macchina la tensione si tagliava con il coltello. La donna chiamata Ritardo cercava di farsi perdonare offrendoci gianduiotti rubati all'autogrill, che noi buttavamo giù senza ringraziare. "Bello quel palazzo lì", fa Doug. "E' la Fiat Mirafiori, idiota", fa lei. "Uh, che bella ristrutturazione", faccio io. "E' la reggia di Stupinigi, coglione", fa lei. Poi finalmente è cominciato ad albeggiare e le frizioni si sono via via stemperate nella luce solare. "Limoniamo?" fa lei. "Prima ritiriamo i biglietti", fanno gli omini Michelin in coro, due tipi che nei tuffi sincronizzati sarebbero da podio. La macchina avanza nella penombra che rivela dintorni un po' slavati, tipo Romania. Non c'è anima viva. Niente code, niente polizia, niente carabinieri, niente parà. Niente. "E' vero, non è trafficata", faccio io imbarazzato proprio mentre la statale costeggia per un tratto la famosa superstrada. Non c'era un cazzo di nessuno neanche in superstrada. Al che mi viene un dubbio, che non manifesto ai miei compagni di viaggio: avremo sbagliato ora, giorno, luogo, competizione, regione, nazione, continente, mondo, vita? Mentre inizio a sudare freddo, arrivo a una rotonda che mi rivela di essere arrivato a Pinerolo. Faccio sei volte la rotonda, preso da un'ansia innaturale, e poi prendo per Pinerolo Centro. Dopo chilometri di tundra anonima finalmente vedo qualche cerchio olimpico. Troviamo il parcheggio esterno e lontanissimo, quello dove il sito intima di lasciare la macchina prospettando ganasce fiscali e punizioni corporali ai contravventori. Non c'è essere umano, nè un'auto, nè un pullman. Doug, seduto dietro bello comodo tipo Winston Churchill, dà direttive per farsi bello con la donna: "Vai avanti fino alla biglietteria". "Cazzo, e se ci sparano?" "Rischiamo". Rischiamo, occhei. Strade deserte. Vado vado vado vado finchè dalla nebbia spunta uno con pettorina gialla molto olimpica. Volevo girarmi e mandare affanculo Doug e dirgli "Ecco, cazzo, adesso mi sequestrano la macchina e torniamo in treno, eggià, tanto la macchina è la mia, tutto perchè vuoi fare lo sborone con questa ritardataria qui", ma prima decido di fare sfoggio di tutta la mia diplomazia: "Buongiorno, bonjour, good morning. Lei ci deve scusare, abbiamo fatto un lunghissimo viaggio, ci siamo svegliati alle quattro, anzi, un po' prima, quindi lei deve essere comprensivo, ci lasci solo ritirare i biglietti, la prego, poi prendiamo la macchina e la portiamo al parcheggio olimpico, la prego, la prego", dissi abbracciandolo e fingendo una crisi di pianto. E lui: "Scusi, ma perchè non parcheggia qui? E' gratuito". Alle sue spalle un parcheggio enorme e vuoto. Il Palaghiaccio è a 50 metri.

(fine quarta puntata)

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 10:24 |