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il sito non ufficiale dell' interismo moderno

qui dentro, nel migliore dei casi, potreste trovare
interismi assortiti, snobismi vari, pettegolismi generici, enteroclismi intellettuali, sinistrismi moderati, sessualismi carpiati, divagazionismi interiori (ho finito gli ismi, sennò continuavo)







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domenica, novembre 20, 2005
 

OSLO, AVANTI A SINISTRA

Esco di casa alle otto e un quarto e alle otto e trentacinque - prodigi della Scienza - sono già a Trondheim. A destra e sinistra distese ghiacciate. Minchia. Scarpe Asics eppur bisogna andar. La segnaletica, curiosamente, è in italiano: "Ritrovo podisti" e la freccia mi manda avanti di duecento metri, dove un tizio con la bandierina rossa mi fa segno di andare oltre, finchè non mi qualifico:

"Excuse me, I'm a runner. Where I have to go?"

"Uè, te cunsìli de parchegià li avanti, ma no trop. La partensa l'è là"

"Thanks so much"

dico allo sbandieratore, senza avere capito un cazzo del suo norvegese stretto. La partenza brulica di gente, il serpentone lo vedo già bello tonico per chilometri lungo la tundra. Manco solo io, I suppose. Un cartello minaccia di morte per stenti chi non parte entro le otto e mezza. Sono le nove meno venti. Esco dalla macchina rischiando l'assideramento e arrivo sgambettando a un tavolino dove c'è scritto:

SINGOLI

"Good morning, madame. I'm single"

"Ciau bel fioeu. Hai prenotato?"

"No, I didn't. Is it a problem?"

"Peccato. Uma finì i ricunuscimènt. Te cùret istèss?"

"No problem, madame. How much?"

"Un euro e venti"

Diobono, che organizzazione. Prendono pure gli euri. Sempre detto che 'sti scandinavi sono gente seria. Torno tra la folla e, come sempre mi succede ad ogni marcia non competitiva, into the crowd mi assale un dubbio atroce e devo sempre chiedere a qualcuno:

"Excuse me. Where..."

"Cosa?"

"Da chi o da là?"

"Da là, òsti"

"Thank you".

Al megafono una signora non più fertile urla per la decima volta:

"Benvenuti a tutti. La temperatura è di un grado. Buona corsa"

Thank you sciura, il tuo buonumore è contagioso, anche se lo scroto mi barbella. Stretto nel mio Thermolite messo a dura prova dai rigori invernali, parto in fretta senza fare stretching nè training autogeno. Non mi capacito del fatto di essere in Norvegia invece che a letto a dormire, come in ogni domenica che si rispetti. Vedo la mia ombra proiettarsi nei campi brinati e mi riconosco, nonostante una cuffia in Thermolite modello Durex. Sono io e procedo, non sento freddo e non sento fatica, e non mi do nemmeno del pirla. Al bivio del percorso da sei chilometri tiro diritto, poi infilo quello dei 12 chilometri, e per tutto quel che resta da correre mi chiedo perchè non ho fatto i 19, cazzo, ma perchè, perchè? Così mi impongo, per espiare questo rigurgito di pigrizia, un ritmo elevato. A un certo punto mi rimischio a quelli che arrivano dai 19 chilometri e mi sento finalmente tra amici. Qualcuno mi supera, molti altri li raccolgo con il cucchiaino. Ho corso sette chilometri meno di loro, ma non faccio lo sborone. Avanzo a un ritmo tutto mio, gli altri li vedo a malapena. Pompo pompo pompo fino all'arrivo: 12 km. in 58 minuti. Ormai per stare sopra i 5 al chilometro devo rallentare. E' una considerazione che mi fa stare bene mentro mi avvento su una crostata e mi metto in coda per il the. Mi sarei anche fatto una sega, ma faceva un freddo cane e la medicina ha una posizione univoca (e non favorevole) nei riguardi delle appendici corporee congelate.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 17:37 |