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il sito non ufficiale dell' interismo moderno

qui dentro, nel migliore dei casi, potreste trovare
interismi assortiti, snobismi vari, pettegolismi generici, enteroclismi intellettuali, sinistrismi moderati, sessualismi carpiati, divagazionismi interiori (ho finito gli ismi, sennò continuavo)







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domenica, novembre 13, 2005
 

ANOTHER PARK

Non è Central, per carità, ma è pur sempre un park. E le foglie cadono uguale, e ci corri sopra e ti crocchiano sotto le scarpe. Autunno e primavera ti danno emozioni che in inverno ed estate te le scordi. Al lato del sentiero le foglie si ammucchiano e tu ci piombi sopra, come i bambini sulle pozzanghere. Flussssc, foglie dappertutto, sciafff sciafff, e avanti al prossimo mucchio. Bravo Settoruccio, che hai ripulito l'Mp3 di troppo rock e ci hai messo della roba meno pum pum ma più sinuosa, un po' ruffiana ma in tema con questa corsa un po' barzotta, molto zen e terribilmente autunnale. Era una corsetta sperimentale, oltretutto. Temperatura esterna nove-dieci gradi, forse anche troppi, ma avevo voglia di testare l'abbigliamento rigido-invernale. Sembro Gianni Magni dei Gufi quando sono pronto per uscire, e allora ci piazzo sopra una maglietta bianca per evitare che i bambini mi guardino come fossi un mimo e mi chiedano un'arrampicata sui vetri. Il Termolite costa una cifra ma è leggerissimo e ti tiene caldo, molto caldo, e molto asciutto, praticamente un Pamper's. Il Not So Central Park mi rivela la sua anima tristanzuola eppure fascinosa. Mi chiedo: perchè non l'ho notato l'anno scorso? Mi rispondo: perchè avevo un ginocchio sfasciato e andavo dal fisioterapista, pirla. Già, cazzo: la mia brevissima carriera da podista si è sviluppata solo in stagioni calde, e il freddo lo devo ancora scoprire. Il freddo non mi piace in assoluto, ma correrci dentro sì, mi piace. Mi piace la nuvoletta dell'alito affannato, che mi smeriglia gli occhiali. Mi piacciono i fagiani che mi guardano passare, e io chiedo a voce alta:

"Scusate, ma voi l'inverno lo passate qui? Non migrate?"

I due fagiani, un maschio e una femmina, manco si spostano mentre io passo, segno di una consuetudine urbana con i podisti e forse di una mutazione genetica, oltre che di un'intelligenza rara: nel Semi-Central Park c'è divieto di caccia e il cartello è proprio lì, vicino ai fagiani (mi piace pensare che sia il contrario, e cioè che i fagiani si siano messi vicini al cartello). Incrocio podisti più lenti di me, che guardo con fare paterno. Finche non mi supera un giovanotto tutto di Adidas vestito che sembra correre sui tizzoni ardenti. Zampetta come uno zebù ustionato ai plantari, ma va come minimo a 4'30" al chilometro. Siccome il paesaggio l'ho già guatato a lungo per farne poesia, decido che è l'ora di passare all'agonismo puro. E mi incollo allo zebù. Boing boing, mi viene il fiatone ma vado benino. Boing boing, lo zebù non molla ma io nemmeno, cazzo, sembriamo Tergat e Ramaala, però molto sbiaditi. Incrociamo una coppietta che fa jogging a nove al chilometro, e li guardo con fare sprezzante. Mi struggo dietro a Ramaala, finchè come logica, da buon Tergat, non prendo una decisione:

"Ora lo supero, diobono"

Mi sposto sul lato sinistro del sentiero e poco a poco lo affianco. Io guardo avanti, ma con la coda dell'occhio vedo lui che si gira incredulo verso di me, e probabilmente si chiede:

"E chi è questo, Tergat?"

Eccerto, se tu sei Ramaala io sono Tergat. Il pensiero di lui turbato mi eccita come un facocero, e allungo ancora. Siccome amo farmi venire l'ansia mentre corro a livelli superiori ai miei, mi dico:

"Ragazzo, stai andando a 4 al chilometro. Ti avverto che a questa velocità puoi durare ancora due-trecento metri, poi schiatti e fai una figura di merda con Ramaala".

Stringo i denti e continuo. L'Almost Central Park, a questo punto, come se fosse un film, propone un bivio che sembra disegnato da Giorgetto Giugiaro. E io prendo la strada a sinistra, vruuuuummmm, facendo una piega, ma sentendo il primo giramento di testa. Mi giro. Ramaala ha girato a destra. Sia lodato Gesù Cristo.

(sempre sia lodato)

Rallento. La mia bizzarra divisa mista-presto-invernale ha determinato i seguenti microclimi: a) cranio con cuffia Termolite, gradi interni 25; b) torso con maglia Termolite più maglietta bianca tecnica che si vede il sudore venire fuori, gradi interni 30; c) pantaloncini pinocchietto climalite mezza stagione, gradi interni 20, temperatura ideale; d) polpacci scoperti, temperatura ambiente; e) caviglie e piedi con calza tecnica e scarpa solita, temperatura interna 25 gradi. Al che quando arrivo alla macchina, molto in anticipo a causa della disfida con Ramaala, addivengo alla seguente determinazione:

"Mi verrà mica la broncopolpaccite?"

Poi, sentendomi molto vivo, ma molto, facevo stretching sul solito muretto. Dall'altra parte arrivava Ramaala, che vedendomi così concentrato a stirarmi gli adduttori mi ha guardato con grande rispetto. Quando il gioco si fa duro, non ci sono cazzi.

 (in questa foto, scattata lo scorso settembre, sono in posa davanti al tempo che abbiamo impiegato io e Doug per trovare l'uscita dal parcheggio coperto, ritirare il pacco gara, riportarlo alla macchina e infine pisciare prima di iniziare la mezza maratona)

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 17:32 |