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venerdì, settembre 30, 2005 SIGNS In Versilia non ci vado mai ma ci ho lasciato il cuore (questa può capirla solo Jest). Quindi avevo una certa carica addosso quando stamattina alle otto mi sono alzato, ho aperto le persiane e ho visto che c'era il mare (lo sapevo già), il lungomare (lo potevo intuire) e il sole (questa invece è stata una sorpresa, il giorno prima c'era un tempo che faceva abbastanza cagare). Quindi, invece di incravattarmi e di uccidermi al ricco buffet della colazione, mi sono vestito da runner in trasferta e sono sceso in maglietta tecnica e calzoncini tecnici, e con sguardo tecnico se così posso dire. Quando faccio questi numeri, il momento più difficile è il passaggio nella hall, dove mi sento a disagio nell'attraversare sguardi stupiti e teste scosse ("ma allora non scherzava ieri sera quando diceva che andava a correre"). Ma nella hall non c'era un cazzo di nessuno, se non i receptionist a cui ho fatto un cenno d'intesa e un cameriere a cui ho chiesto "Un espresso doppio, grazie". Cosicchè, dopato al punto giusto, ho fatto un sommario stretching sotto la targa dell'albergo, dove il numero di stelle si estendeva per parecchi centimetri, e sono partito. Aria frizzante, pochi passanti. Un lungomare molto confortevole, con zona pedonale (deserta) e pista ciclabile (deserta). Che pace. Il mare però non lo vedevo, coperto da negozi a cabine. Ma lo sentivo e mi penetrava le frogie (ora ditemi voi quale blogger può permettersi di usare il termine frogie) e mi rendeva bello arzillo, nonostante la tossetta e il raffreddorino e una notte passata a trovare la migliore posizione su un materasso che non era il mio. Corri e corri, a un certo punto ho deciso di andare sulla spiaggia, perchè le frogie occhei, loro si beavano del salmastro, ma i miei poveri occhi si erano rotti i coglioni di guardare vetrine e retri di cabine. Così, quando la teoria di negozi si è interrotta (si noti l'uso del termine "teoria") ho piegato a destra e mi sono lanciato sulla sabbia e verso la battigia. La sabbia era bagnata e compatta, e correrci sopra è stato un piacere puro. Il mare era mosso e ogni tanto mi arriva uno zampillo sulle gote (non lo usa quasi più nessuno, "gote") e mi sentivo bello tonico. Saltavo meduse e resti di pesci, ascoltavo la musica e mi sentivo realizzato. Il sole basso disegnava strani effetti sulla sabbia, che sembrava a righe, tipo quei divani tigrati che si possono trovare nelle case di gente un po' così. Sulla sabbia poche orme, prima di lasciare le mie. Ma a un certo punto, nel guardare le orme altrui, mi accorgevo di uno strano fenomeno. Signs. In senso contrario al mio era appena passato un tizio con le scarpe da tennis. A destra e a sinistra delle sue orme, alternati, dei buchi che parevano proprio tacchi a spillo. Mi prefiguravo una coppia che cammina sulla spiaggia, lui in scarpe da tennis e lei in tacchi a spillo. Ma poi ho esaminato meglio la situazione. Le orme dei tacchi non erano entrambe di fianco a quelle dell'uomo. Erano una di qua e l'altra di là. Oddio. Sono due che stanno trombando mentre camminano, e lei è più alta. Cazzo cazzo cazzo. Arrivo all'altezza dell'albergo, salto un muretto che sembro Nino Castelnuovo e rifaccio il giro. Obiettivo: trovare in fondo al lungomare i due acrobati del sesso, lei in tacchi a spillo e senza mutande, lui in scarpe da tennis e con l'uccello barzotto che gli penzola nella tuta. Accelero, probabilmente sotto i 5 al chilometro, ma l'eccitazione è massima. Dovevo vederli assolutamente, sapere che faccia avevano, quanti anni avevano, tutto. Completo il giro e torno sulla spiaggia nel punto in cui ero entrato prima. Davanti a me c'è proprio lui, il presunto trombatore. Ha le scarpe da tennis ma è solo.Però ha in mano due bastoni da montagna e passeggia ficcandoli nella sabbia, tipo Maurilio De Zolt. Mi guarda e sorride. Lo guardo e sorrido. Concludo il giro a 6 al chilometro, pensando a quanto sono pirla. Arrivo all'hotel, salgo di corsa e nella hall incrocio un cesso. "Ueilà, che atleta" Avrei voluto dirle: "Non pensare che con queste allusioni mi possa mai balenare nella testa, anche solo per un attimo, l'idea di trombarti". Ma le ho detto: "Grazie cara. A che ora dobbiamo trovarci?" "Alle nove e mezza" Cazzo. Erano le nove e dieci.
Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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