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martedì, settembre 27, 2005 LA TOPONA Entravo al bar vestito informalmente, come si usa tra tennisti in rapporti di totale confidenza, quando scorgevo in un divanetto una coppia molto ravvicinata: lei stretta in zona bracciolo e lui teletrasportato verso di lei, probabilmente a causa di una pretensione inguinale del tutto comprensibile. Lui era uno di quei tipi un po' così, evidentemente danarosi - dato il luogo - ma intrinsecamente dozzinali, a cominciare da quella pettinatura un po' alla tedesca, col ricciolo tagliato corto davanti e lasciato un poì lungo sulla nuca. Ma poi perchè, diobono, parlo di lui? Lei. Lei riluceva di luce propria, nonostante il vestitino nero abbastanza castigato sopra. Ma, invero, abbastanza corto sotto. L'orlo arrivava a metà coscia, e dalla metà coscia in giù era uno spettacolo di architettura umana, che lei - stronza - aveva artificialmente esaltato cospargendosi di olio (per la prima volta in vita mia ho desiderato intensamente di trasformarmi seduta stante in un flacone di body lotion) e lasciando quelle due gambe alla vista di tutti gli astanti, compresa la mia. E mentre coglievo ogni occasione di guardarla, approfittando della mia tenuta informale che mi consentiva di confondermi tra la gente in cerca del miglior aperitivo possibile, lei mi comunicava formalmente di essere una figa galattica. Io, fingendo di essere interessato al vassoio dei Bellini lasciato a disposizione sul banco bar, andavo in terrazza e tornavo di continuo a controllare il numero dei bicchieri, gettando un'occhiata a quel tronco di gnocca e al cugino brutto di Michael Keaton che la marcava stretta. Ma questo era giovedì sera, io mi ero appena fatto anche una corsetta commovente sulla battigia, lungo il mare colorato dal tramonto, dentro un profumo salmastro e silvestre, e con un residuo di lucidità attribuivo alle endorfine latenti quella sorta di infatuazione per quella gnocca, una moretta da perderci il lume, diobono. A cena ho annullato le mie carenze di affetto mangiando una quantità non facilmente calcolabile di pane carrasau condito. Venerdì mattina una pioggia di palline gialle verso la mia racchetta mi aveva già fatto dimenticare tutto. Senonchè, in pausa pranzo, mi stravacco in piscina e mi accorgo che la figa spaziale a cinque metri da me, stesa sul lettino in topless a prendere il sole, era lei. Michael Keaton era assopito, e io fingevo di spalmarmi crema solare (non ce ne avevo, mimavo, come Marcel Marceau) per gettare lo sguardo a quelle tette dalle rotondità impeccabili, quel tipo preciso di tette che se prendi il reggiseno della terza ti va un po' largo, e se prendi quello della seconda ti va stretto. Sarà stato anche per quello che la topona il reggiseno non ce l'aveva, giudicando quantomeno avventato puntare su una misura anzichè su un'altra. A un certo punto Michael Keaton le ha porto una strana maglietta, una maglietta con una manica sola (per la prima volta in vita mia ho desiderato intensamente di trasformarmi in una maglietta con una manica sola) che lei si metteva rimanendo seduta sul lettino. Per me il tempo stringeva, dovevo tornare in campo a respingere palline gialle e a malincuore mi avviavo verso la mia camera, camminando a piedi nudi nel prato (ragazzi, una figata: camminare a piedi nudi nel prato guardando una gnocca spaziale) e fermandomi in veranda a mettermi calzettoni e scarpe. Ed è stato mentre mi mettevo la scarpa destra che ho sentito Michael Keaton dirmi "buonasera" e visto lei, la topa interplanetaria, rivolgermi un sorrisetto che spuntava sotto due occhiali esagerati, che occupavano almeno la metà di quel dolce visino da maiala alto di gamma. Io ho risposto "buonasera" e lei non si è girata. Per fortuna. Perchè io ero ormai perso a guardarle il culo, un culo non perfettissimo ma terribilmente erogeno, immensamente erettorio, dove la leggera abbondanza creava un effetto sculettamento che mi ha definitivamente steso. Mi sono alzato in piedi e, vestito da tennis solo dalla cintola in giù, ho applaudito. La camera della topona era sufficientemente lontana dalla mia in modo da consentirmi di guardare quel culo fino a quando, purtroppo, scompariva dal mio orizzonte. Un culo magnifico, un culo che Tinto Brass ci avrebbe fatto una malattia, figurarsi un Settoruccio qualsiasi costretto ai lavori forzati sul campo da tennis e al tavolo del ristorante. Un culo sculettante, cazzo, che ti veniva voglia di metterti a correre e andarglielo a dire, alla topona, che sì, "Hai un culo fantastico" ma ormai era ora di giocare a tennis, e durante il doppio, mentre a rete aspettavo di tendere agguati alle palline di passaggio, mi venivano in mente quelle due chiappe floride e bastarde, perchè si mettevano a disposizione di quel tamarro di Michael e non di un tennista poetico nei gesti e nell'animo. L'ho vista poi trascinarsi dietro la sacca da golf, e un'altra volta andarsene in macchina con Buster Keaton (era un tipo di poche parole), e poi stagliarsi l'ultima sera a cena con un vestitino marrone, la pelle lustra, una scollatura da pura stronza, un telefonino in mano e una parlantina sciolta ma ignota. Non sono riuscito a capire che lingua parlasse in questi tre giorni che le ho guardato il culo. Forse dovevo guardarle il labiale, direte voi. Ma le labbra, la bocca: cazzo, ovunque guardassi sentivo uno smottamento interno, sentivo le mie certezze creparsi, sentivo massi rotolare, sentivo la tentazione di andare da Buster e dirgli "Scusa, hai lasciato i fari accesi" e approfittare della sua assenza per dire a lei, la topona "Ascolta, non ho mai visto niente di simile, o forse sono solo fiaccato da questi panorami intensi o dalla battigia o dai lungolinea in top, però ci tenevo a dirti che sei una figa esagerata, che voglio fuggire con te ma che mi accontenterei che tu bussassi alla camera 130 per chiedermi come sto" ma naturalmente, come nei film senza lieto fine, non ho detto un cazzo nè a Buster nè a Topona. Ci siamo incrociati al ristorante, loro uscivano e io mi servivo un tiramisù, e ci siamo detti un "Buonasera" che grondava di atroce desiderio. Al tavolo del tiramisù sono tornato altre due volte. Volevo morire di indigestione, ma poi ho pensato che avevo i biglietti per l'Inter e, sospirando, ho chiesto un mirto.
Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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