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domenica, agosto 24, 2003 ROZZANO (no, non parlo della bambina di due anni e mezzo colpita da una pallottola mentre è ai giardini in braccio alla madre, perchè è una cosa troppo grande, insensata, tragica, assurda per riuscire a buttar giù qualcosa di minimamente non banale nel breve volgere di un post) Parlo del resto. Parlo di Rozzano. Che è a 25 chilometri da qui, è un cartello cui sono passato davanti centinaia di volte, un nome che ho pronunciato migliaia di volte. Una sparatoria con quattro morti a mezz'ora da casa fa sempre impressione. Gli eventi tragici e "vicini" fanno sempre impressione. "Vicini" perchè maturati in città normali, famiglie normali, ambienti normali (Cogne, Novi Ligure, Pietro Maso), di quelli che pensi "e se capitasse a me". O semplicemente vicini tout court, com'è Rozzano per me, un cartello sulla via per Milano, "la tangenziale è appena dopo Rozzano", "per andare al Forum prima di Rozzano gira a sinistra", "dove sei? a Rozzano? ah, sei quasi arrivato". Rozzano è vicino ma non è per niente normale. Avrà 50mila abitanti, un paesino diventato città alle porte di Milano. Negli anni '50 aveva un decimo degli abitanti che ha adesso, poi è iniziata l'emigrazione e Rozzano è cresciuta e si è moltiplicata, pochi rozzanesi e tanti meridionali, palazzoni venuti su dal nulla, grande dormitorio a un tiro di schioppo dalla metropoli. A Rozzano c'è un grande centro commerciale, c'è un'azienda-modello come l'editoriale Domus (quella di Quattroruote) e qualche scorcio che ti fa pensare di essere in un posto come tanti altri. Poi invece vai nel quartiere dei fiori e capisci. Il quartiere dei fiori ha graziosi nome di vie (via dei Biancospini, via dei Garofani, via dei Girasoli eccetera) e uno squallido panorama di condomini di dubbio gusto, strapieni di persone, nel più classico dei quartieri senza servizi, senza prospettive, senza un cazzo. La sparatoria è avvenuta nel quartiere dei fiori. L'omicida abitava lì. I due uomini che ha ucciso "volutamente" no, ma andavano lì perchè uno che ha certi giri deve andare per forza al quartiere dei fiori. Era uno dei quartieri della droga per eccellenza negli anni '80, quando l'eroina era di moda e si andava lì a botta sicura, per trovare il piccolo o il grande spacciatore. Era una zona franca, dopo una certa ora c'era il coprifuoco, solo commerci di spade e brutta gente. La situazione è migliorata solo perchè l'eroina non c'è quasi più. Ma la brutta gente ci abita lo stesso. E la brava gente ha paura e l'aria da coprifuoco c'è comunque, bene o male. Lasciamo stare la bambina, ovviamente. A parte la bambina, la cosa che mi ha fatto impressione è la fedina penale degli altri quattro protagonisti. Il meno incasinato con la giustizia è proprio l'assassino: qualche denuncia, mai arrestato. I due ragazzi a cui ha sparato erano stati più volte in galera (il fratello di uno dei due, tra l'altro, era stato implicato in una roba grossa). Il pensionato colpito per sbaglio mentre portava fuori il cane aveva appena finito di scontare una condanna a sei anni per spaccio di droga, di cui tre scontati in carcere e tre ai domiciliari, da cui era "evaso" tre volte. Questo la dice su certa gente del quartiere dei fiori. E poi il movente. Si era pensato subito al regolamento di conti, allo scontro tra gang, a una partita di droga non pagata, a uno sgarro. Macchè. Figa. L'omicida e la vittima predestinata, entrambi sposati, si sono presi a pugni per una donna. L'omicida, che le ha prese di santa ragione, è salito in casa per prendere la pistola e poi ha ammazzato il rivale, l'amico (tra l'altro, ucciso per primo) e poi (qui la cosa si fa agghiacciante) forse non ha sparato a caso, ma in preda al raptus ha preso la mira. Del resto su nove colpi otto sono andati a segno. Tutto per una mera questione di figa. Un'altra cosa che la dice lunga su certa gente del quartiere dei fiori. Arnaldo Pomodoro è di Rozzano. Ha regalato una scultura alla città, l'hanno inaugurata in pompa magna. Non ha resistito dieci giorni. Ci hanno buttato dentro un bengala e la preziosa scultura in vetroresina puff, si è sciolta, come se avessero dato fuoco alla casa della Barbie. Pomodoro si è incazzato. Chissà che ora con quattro morti ai giardinetti qualcuno non faccia qualcosa. Io nel quartiere dei fiori ci sono stato nel 1991. La sera prima mi avevano rubato la macchina. I carabinieri con aria assonnata avevano preso nota della denuncia. Le macchine rubate non le trovano quasi mai, se non per caso. Poi, all'epoca, le Golf le rubavano come il pane e puntualmente sparivano nel nulla. Un amico mi disse: dai, facciamo un giro a Rozzano, non si sa mai. Mi ricordo il quartiere dei fiori, era giugno, una mattina, semideserto, i nomi delle vie, poca gente in giro, donne con la borsa della spesa, nessuno che rideva, qualche Golf bianca ma che non era la mia. Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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