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qui dentro, nel migliore dei casi, potreste trovare
interismi assortiti, snobismi vari, pettegolismi generici, enteroclismi intellettuali, sinistrismi moderati, sessualismi carpiati, divagazionismi interiori (ho finito gli ismi, sennò continuavo)







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sabato, giugno 11, 2005
 

SPORTIVAMENTE

Appoggi il culo sulla sedia, ma non ancora la schiena sullo schienale. Dai un'occhiata alle scartoffie, ma  non ancora a fare "forward" verso il "trash". Il telefono comincia a squillare, e quando non squilla uno squilla l'altro, e io lì a rispondere a questuanti e gente strana, "settoruccio dicaaaaaaa", io lì a fare il gentile e il disponibile, mentre le scartoffie aumentano di dislivello e io ho le mani impegnate con le due cornette che sembro Silvan quando si allena. Alla fine - io ho un numero limite di telefonate/ora, devo avercelo fissato da qualche parte nel cervelletto dove un counter a un certo punto manda un impulso alle corde vocali - mi alzo e faccio

"Basta, e che cazzo!"

che è l'anticamera di uno dei numeri che mi riesce meglio, il getto del telefono nel cestino, gesto molto teatrale ed eccessivo che mi regala un momento di calma, perchè gettando il telefono nel cestino la cornetta si stacca dall'apposito alloggiamento e tu-tu-tu-tu col cazzo che mi possono telefonare. Ma la calma, come detto, è momentanea, perchè quando una mattina è una mattina di merda hai un bel lanciare i telefoni. C'è sempre l'altro che squilla, poi c'è gente che ti porta qualcosa al piano terra, poi c'è altra gente che ti manda un fax e vuole controllare che sia arrivato, ed altra ancora che infila una sua e-mail nel mare delle e-mail e pretende che tu abbia visto, letto e te ne fotta qualcosa. E poi i colleghi. I colleghi prolissi.

Detto questo.

Fino a qualche mese fa, oltre a dire "Basta, e che cazzo!", il copione sarebbe proseguito su uno standard ben delineato. Avrei somatizzzato (mandando affanculo chiunque mi venisse a tiro) e avrei sfruttato la pausa pranzo per mangiare nervosamente e poi sedermi altrettanto nervosamente sul divano, affidando a un paio di confezioni di Orociok e a un caffè bollente le scarse probabilità di ritrovare un minimo di serenità interiore in vista della ripresa delle operazioni.

Ieri no.

Ieri, dopo una mattinata di merda, sono tornato a casa a un'ora invereconda, ormai più pomeridiana che tardo mattutina. Ho dato una fugace occhiata in cucina e via. Maglietta, pantaloncini, scarpe, borraccia, lettore Mp3. Cinque chilometri in 29 minuti, dopo aver rischiato di morire nei primi 14 minuti corsi ad andatura eccessiva. Poi il ritorno a casa, doccia, panino, caffè. Alle tre e mezza ero di nuovo seduto alla scrivania. Capelli bagnati ed endorfina ancora in circolo. Il telefono non squillava o forse chissà, semplicemente non lo sentivo. Guardavo le scartoffie con serenità. E poi, rivolto a me stesso, ho sussurrato : "Cià dai, cominciamo". Avevo una voce così melliflua che mi sono chiesto: oh, sarò mica culo?

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 15:11 |