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mercoledì, giugno 08, 2005 GESU' O BARABBA? / SPECIAL EDITION
(RUBRICA IN NON SO QUANTE PUNTATE CHE ADESSO SI ALLUNGANO CON QUESTO INCIDENTE PROBATORIO)
Una volta avrei somatizzato. Adesso vaffanculo, cerco di prenderla per quello che è. Venderemo Adriano (ora, tra un mese, tra un anno, tra due)? E chi se ne fotte. Basta che paghino, basta che arrivi un altro che metta qualche pallone dentro. Inutile innamorarsi. L'atteggiamento giusto, l'unico forse, è solo pretendere il minimo: ehi ragazzo, tu che indossi la maglia che adoro, per favore dovresti: a) non rompere i coglioni. b) giocare bene/segnare. c) comportarti da professionista. Poi, ragazzi, amici come prima. Adriano è uguale agli altri. In un incerto italiano si spende in dichiarazioni d'amore eterno, poi appena l'italiano diventa meno incerto e i problemi (infortuni, scazzi) un pelino più seri, comincia a dire che sogna il Real e che se l'anno prossimo non vince qualcosa se ne va. Una volta, appunto, avrei somatizzato. Oggi no, ma chi se ne frega? Se ne vada, se lo facciano pagare bene, e con i soldi ne prendano un altro. Il calcio di oggi, il calcio Sky, il calcio delle amichevoli a pagamento, lascia sempre meno margini sentimentali. Mettiamoci nei panni di Adriano: se mi vuole il Real e mi promette una barca di soldi, perchè non ci devo andare? Mettiamoci nei panni dell'Inter: se mi chiedono Adriano e mi offrono una barca di soldi, perchè non glielo devo dare? Oh, gli unici che non ragionano necessariamente così siamo noi, quelli che pagano l'obolo monetario (biglietti, abbonamenti Sky) e soprattutto morale (il tifo sperticato e irragionevole, la lunga attesa). Gli unici che magari si chiedono perchè l'Inter scopre in Brasile un giocatore della madonna, lo importa, lo alleva, lo coccola, ci costruisce sopra un po' di sogni, e poi lo vende. Gli unici che magari si chiedono anche perchè qui non ci vuole restare nessuno, se non al prezzo di crisette passeggere o mugugni prolungati, o al prezzo di contratti mostruosi (Vieri e Recoba). Ma è giusto pretendere da una società che risolva anche i problemi legati alle paturnie di questo o quello? E' giusto imputarle il prezzo di un abbassamento della soglia morale del calcio e dei suoi personaggi, quando è chiaro che la cosa che lega di più un calciatore alla sua squadra è il puntuale accredito del conto corrente? Mi chiedo questo perchè francamente non saprei cosa imputare a Moratti e compagnia. La scoperta di Adriano è stata una gran cosa. Poi si sono incasinati, hanno rischiato di perderlo, ma lo hanno ripreso (pagando, occhei, ma se sei pirla sei pirla). Qualcuno dice: sempre la solita storia, non sono capaci di tenerli? E io rispondo: ma come si fa a tenerli? Pagarli li pagano, questo è lampante, e con estrema regolarità. Fin troppo, direi. E allora? Quanto alla questione del sacrificio necessario (vendere Adriano uguale incassare molti soldi uguale comprare altri giocatori uguale pareggiare i bilanci), non facciamo finta che non esista e che non abbia un suo peso. E non facciamo neanche finta che sia l'apocalisse. Anche se mi rode dirlo, confesso che quando penso ai sacrifici necessari mi viene in mente una Juventus sbertucciata perchè aveva venduto Zidane e Inzaghi in un colpo solo, e poi ha vinto lo scudo. Vogliamo poi incrociare la questione del sacrificio necessario con una questione più puramente tecnica? Vogliamo dire che Adriano quest'anno ha saltato un terzo di stagione e che nel terzo di stagione che ha saltato l'Inter è andata come un treno (Milan a parte)? Vogliamo - visto che farci i segoni ci piace assai - pensare fin dove sarebbe salita un'Inter senza Adriano ma con una difesa decente? Sogno un giocatore che dica un giorno: "Ragazzi, sono un professionista del pallone, ho dieci anni di carriera ad alto livello, non è detto che li spenda tutti qui, non me lo ordina il dottore di stare a Milano e non sono i soldi di Moratti a risolvere i miei problemi e i vostri. Ma siccome voglio bene a questa maglia, mi impegno con tutto me stesso a farvi vincere qualcosa. Dovessi andare via senza avere vinto nulla per me sarebbe una sconfitta". Eh, che gonzo che sono. Queste cose le posso scrivere qui nel mio blogghetto e mai le vedrò pronunciare da nessuno. Come si diceva sopra, gli unici sentimentalisti siamo noi, del tutto inadeguati alle regole affaristiche di questo calcio, dove conta avere il Cayenne più che la testa alta. Ma da sentimentalista, appunto, posso tranquillamente dire che di giocatori che sanno solo dire "Forse resto, ma se anche l'anno prossimo non si vince niente me ne vado" non so che farmene. Continuerò a saltare come un grillo quando Adriano gonfierà le reti altrui con uno sinistro dei suoi, e comincerò ad alzare il culo dalla sedia ogni volta che caricherà gli adduttori e partirà in contropiede. Ma quando se ne andrà a Madrid gli dirò "arrivederci e grazie" e girerò la pagina della Gazzetta. Lui, come gli altri, non resterà a vita all'Inter. Io sì, però. Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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