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domenica, giugno 05, 2005 PARCHEGGIO, QUINDI CORRO Sono le otto meno un quarto della domenica mattina quando arrivo alla meta e trovo una coda di macchine tipo Esselunga il sabato pomeriggio. Imbocco a fatica il viottolo in un clima di fair-play generale: prego passa tu, ma no, figurati, dopo di te. Sono in doppia fila ma spira un'aria di fratellanza agreste e da un finestrino all’altro ci si sorride. Un tizio vestito di giallo si sbraccia tipo marinaio su una portaerei e urla qualcosa tipo "Vieni lungo". Il cartello mi gasa da dio: "Parcheggio podisti". Ue', se non hai le braghe corte e le scarpe giuste qui col cazzo che lasci la macchina, capo. Mostro dal finestrino la maglietta della Stramilano per essere ammesso al parcheggio in quanto podista. Sistemo la macchina con cura e mi sento terribilmente podista. Ho diritto al parcheggio in quanto podista. Al ritorno voglio rubare al cartello e attaccarlo al muro come un diploma. Sono le otto meno un quarto della domenica mattina, c'è una ressa di gente ginnica e io sono podista tra i podisti. L'endorfina mi perfonde prima di iniziare a correre. Poi arrivano i professionisti. Doug ha visto anche lui il cartello e fa impennare la Smart. Sister sgomma con la Yaris da cui sbalza Karl, un keniota originario di Cassano Magnago o un varesotto originario di Nairobi, questo non si è capito bene. Una non competitiva si distingue da una competitiva per alcune ragioni, tra le quali quella che ti puoi mettere a chiacchierare e rinviare la partenza quando cacchio ti pare. Si parla e si evacua, il parcheggio si riempie di altri podisti, poi finalmente si parte. Percorso giallo, 15 chilometri. Fa già caldo alle otto e mezza di mattina. Ma siamo tre uomini duri e una donna dura, ci vuole ben altro per fermarci (a parte che abbiamo pagati 3 euri e mezzo). Quello di Nairobi, poi, che cazzo gliene frega che ci sono 28 gradi, voglio dire. Nelle clausole scritte in piccolo c’era un’avvertenza: occhio se incontrate un cinghiale, l’organizzazione non risponde se vi incorna e vi sbrana un gluteo. Comunque quando siamo entrati nella boscaglia non ci ho più pensato. Al cinghiale, dico. Ho alzato al massimo il volume dell’Mp3 e mi sono sentito molto bene e molto podista, anche quando un rovo mi ha scarnificato la coscia destra, prognosi giorni dieci. Sentieri, pioppi, ponticelli, rane. C’era anche fresco. Mi sono piazzato dietro Gelindoug e si viaggiava alla grande. 15 chilometri e un po’ in 1 ora e 26 minuti. Se levo i tre minuti persi ai due rifornimenti (due e mezzo per bere, trenta secondi a guardare le poppe di una di Casalpusterlengo) non è mica malaccio. Siamo arrivati in quest’ordine: primo Karl Kipketer, poi io e Doug appaiati due minuti dopo, poi la scandinava Sister con costanza e senza fretta. Negli ultimi due chilometri ho rimontato cento-duecento metri a Doug che mi aveva mollato al rifornimento. Magari mi ha aspettato, ma nel dubbio non gliel’ho chiesto. Mentre lo vedevo sempre più vicino mi sentivo come Pizzolato a Nuova York. Alle dieci e un quarto mi aggiravo per un’aia piena di podisti sudati mangiando un pugno di riso scotto ma buono, ma scotto. Ma buono. Ma scotto. Convochiamo a fatica Jest per un caffè. Al bar si parla di referendum e Giro d’Italia. Cercano di deviare il discorso su Adriano. Mi giro verso Doug che mi fa: "Ho deciso di dare l’otto per mille alla Chiesa Valdese". Non ho saputo rispondergli a tono. I podisti sono gente strana, questo bisogna dirlo.
(nella foto, podiste valdesi) (p.s.: Doug l'otto per mille lo dà ai valdesi anche perchè c'è figa) Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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