www.settore4cfila72posto35.net
il sito non ufficiale dell' interismo moderno

qui dentro, nel migliore dei casi, potreste trovare
interismi assortiti, snobismi vari, pettegolismi generici, enteroclismi intellettuali, sinistrismi moderati, sessualismi carpiati, divagazionismi interiori (ho finito gli ismi, sennò continuavo)







Archivio

oggi
aprile 2006
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
dicembre 2005
novembre 2005
ottobre 2005
settembre 2005
agosto 2005
luglio 2005
giugno 2005
maggio 2005
aprile 2005
marzo 2005
febbraio 2005
gennaio 2005
dicembre 2004
novembre 2004
ottobre 2004
settembre 2004
agosto 2004
luglio 2004
giugno 2004
maggio 2004
aprile 2004
marzo 2004
febbraio 2004
gennaio 2004
dicembre 2003
novembre 2003
ottobre 2003
settembre 2003
agosto 2003
luglio 2003
giugno 2003
maggio 2003








venerdì, maggio 27, 2005
 

SENTIRSI MENO SOLI

E' stata una giornata trascorsa in una generale condizione di serenità, forse  dovuta alla suggestione dello spettacolo di mercoledì sera (lo spettacolo impagabile di facce e cuori stravolti e trasfigurati) oppure al mezzo gaudio del mal comune. Non è stato il semplice godere per la sconfitta epocale dei cugini ricchi. E' stato piuttosto l'effetto del sentirsi meno soli nel marasma del non-vincere, della sofferenza prolungata, della frustrazione. E' stata la rivincita morale di anni di stenti e umiliazioni, perchè l'interista è sfigato non solo perchè vince poco, ma purtroppo anche perchè divide la città, lo stadio e la ribalta con una squadra che da vent'anni non fa che vincere, mentre noi ci arrabattiamo senza posa. L'Inter-Paperino e il Milan-Gastone quest'anno - l'ultimo di una serie di anni a noi sfavorevoli, e fanno sedici - avevano vissuto un anno-tipo. Il Milan era stato molto Gastone, forte bello e culattone. L'Inter era stata molto Paperino, passionale e sperperona, simpatica e perdente. Il Milan ci aveva maltrattato in quattro derby, estromesso dalla Ciempions, derisi e sbeffeggiati. Tiè. Il Milan alla fine ha fatto filotto e finalmente pareggia l'Inter nella secolare Storia della Sfiga. Il nostro 5 maggio loro l'avevano vissuto nella fatal Verona trent'anni prima. Ora è toccato ai cuginastri anche ciò che il fato  riservò a noi nel 1967, quando in tre giorni perdemmo Coppa Campioni col Celtic e il campionato a favore della Juve, con quella papera stratosferica di Sarti (che stava per passare alla Juve, toh) a Mantova. Per noi fu un finale di stagione malinconico e maledetto. Niente al confronto del perdere un campionato con il match-point dello scontro diretto in casa, e poi incularsi una Champions League quando stai vincendo la finale per 3-0 a 40 minuti della fine. Beh, questa resterà un'impresa non facilmente emulabile, un marchio impresso a fuoco sulle chiappe depilate di questo squadrone molto yeah.

Oggi ognuno di noi avrà speso fiumi di parole e in questo momento in ogni rotativa si staranno versando fiumi di
inchiostro per interpretare la dimensione di ciò che abbiamo visto, un'Apocalisse che finalmente non strazia l'animo già fiaccato di un interista ma perfora con materiale rovente lo sfintere non ancora lasso del milanista medio e molto fiero della sua bacheca densa. Il Milan che perde una partita vinta, che regala una Coppa già virtualmente alzata, un Milan che interrompe il coito, insomma, è un Milan che  si avvicina alle polveri interiste e ben gli sta, cazzo, un po' di rogna democratica li avvolga e li accompagni per un po'. L'Inter del 1967, in fondo, nonostante lo sfacelo non chiudeva il ciclo: con una buona metà della Grande Inter avrebbe vinto 4 anni dopo lo scudetto e 5 anni dopo avrebbe giocato la finale di Coppa Campioni con l'Ajax. Poi sì, il ciclo si chiuse davvero, e ci volle qualche anno per rivedere la luce. E il Milan assomiglia abbastanza a quell'Inter: è un Milan fortissimo, che deve solo svecchiarsi un pochino ma ha gli uomini giusti per non dovere smontare il giocattolo, solo oliarlo e riverniciarlo. Voglio dire: questo Milan ci romperà ancora i coglioni, a lungo e da subito. Però è stato bello vederlo franare in mondovisione, con una volontà suicida e un concentrato di sana jella che non si vedeva da un bel po'.

I paragoni con il 5 maggio? Il problema è ricordarselo. Il nostro 5 maggio è tuttora la punta dell'iceberg: intorno c'è il mare ghiacciato della sfiga, delle sconfitte, delle follie di mercato. E allora il nostro 5 maggio nel piattume del  momento storico risalta un casino, tanto da essere freschissimo e ben presente anche oggi, tre anni dopo, tre anni che non sembrano trascorsi per nulla. Il loro 25 maggio è un buco nero in un periodo gravido di vittorie e di trionfi italiani ed esteri. Rischia di essere sì una vergogna immane ma ben nascosta delle paillettes e dai coriandoli, dai nani e dalle ballerine. Il nostro 5 maggio ha il vuoto intorno, il loro 25 maggio ha intorno una specie di rave party dove si urla rutta e poga e nel casino ci si dimentica di La Coruna e Istanbul. Cerchiamo, amici, di farglielo ricordare sempre e comunque. Quando passeranno le ustioni, questi torneranno a vincere. Ma il 25 maggio diventi la nostra Giornata della Memoria. Il 25 maggio diventi simbolo della nostra Resistenza: al Milan, alla rogna, alle facce da culo. Diventi il simbolo di una nuova stagione, dove gli ultimi risalgono la classifica e si danno una mossa.

Non resta, a questo punto, che una sola barriera da abbattere. La Sfiga in senso lato si è accorta che non esistiamo solo noi, e va bene, come negarlo? E' stato bello come una scopata di qualità fuori programma, una ventata di adrenalina in una sera in cui pensavamo di andare a letto alle nove. Ma non deve bastarci. Se la Sfiga è girata da un'altra parte, non restiamo lì dietro a fare il gesto dell'ombrello e stop. Proviamo a fare un passo in più, il passo che ci manca. Proviamo a vincere qualcosa, e sarà - davvero - la Primavera di Appiano. Altrimenti il ricordo di questo pazzesco 25 maggio avrà solo l'effetto di una sega. E io non voglio diventare cieco, cazzo.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 00:51 |