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venerdì, maggio 13, 2005
 

LA CURVATURA DEL CERCHIO

Quando penso alla Curva mi tocca sempre scindere un sacco di concetti e sensazioni. Mi tocca scremare. Mi tengo il colore, i cori, il casino, gli striscioni. Mi tengo anche i suoi umori, che non sempre coincidono con i miei, ma contano più dei miei perchè la Curva è pur sempre la Curva. Quello che non tengo e non reggo sono le svastiche, i motorini dal terzo anello, la violenza, la volgarità (che non è dire cazzo o culo, ma ben altro). Moratti dopo il derby incriminato fa bene a dire che non molla per rispetto dal 99, 9% per cento dei tifosi interisti, che non sono quelli che tirano i bengala e fanno squalificare il campo. Ma Moratti chiarisca che l'altro 0,1% non alza il telefono e parla con i dirigenti e (forse) ottiene anche qualcosa. Ce lo dica con chiarezza, non con il solito comunicatino su Inter.it al quale non crede più nessuno. Che ci sia un'inchiesta su presunte intimidazione da parte di alcuni capi della curva alla società non mi stupisce per niente. Più che i bengala e i motorini, la cosa che recentemente mi aveva più fatto incazzare era l'audizione dei capi ultrà sul pullman della squadra, davanti allo stadio, poco prima di una partita. Va bene la democrazia, ma che ognuno faccia il suo mestiere. Va bene che la società sganci qualche bigliettone alla curva per le coreografie e le trasferte, va benissimo, ma che poi tutto fili liscio. Il meccanismo non prevede di salire sul pullman della squadra ad alzare la voce, o a tenere pronti cento bengala per far sospendere la partita alla prima occasione. Per me la curva è colore, cori, casino, striscioni. E anche qualche bel vaffanculo, che magari non condivido ma che rispetto. Se la curva diventa qualcos'altro, non ci siamo. Anche perchè vicende come queste sono un colpo al cuore di una delle questioni che più ci premono: e cioè che in questo calcio sempre più business e finzione ci sia ancora un luogo fisico, lo stadio. Un luogo dove stare scomodi, prendere freddo, battere i piedi ma anche urlare, cazzo, urlare per un gol o un passaggio sbagliato. Quando vedo un ragioniere contorcersi per un cross di Kily vedo la passione. Quando vedo uno in curva portarsi dentro qualsiasi cosa (però perquisiscono me) e dire e fare qualsiasi cosa, vedo lo sfascio.  Storie come questa allontanano la gente dagli stadi. E il giorno che ce ne staremo tutti a casa a vedere Sky, sappiate che avremo fatto il gioco di qualcun altro. 

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 15:25 |