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giovedì, aprile 21, 2005
 

TUTE (NERO) BLU

Cuper costruì il suo quasi-scudetto inventandosi in autunno, tra duemila infortuni, una squadra che schierava Ventola e Kallon come coppia di punta, e dietro gentaglia tipo Guglielminpietro. Ronaldo e Vieri stavano in tribuna a guardare con le ginocchia fasciate, eppure la squadra stava a galla, e anche bene. Non è l'unico esempio di un'Inter bauscia, un'Inter nobile,  un'Inter miliardaria ed eterna favorita, un'Inter squadra di rango che ogni tanto si è vestita da operaia, e da operaia mi ha sempre fatto simpatia. Ci sono state annate tristi, intendiamoci, con molte mezze figure e risultati loffi: ecco, magari quell'operaismo non era granchè da vedere e da digerire. Non confondiamo l'operaismo con la modestia o l'inadeguatezza. Con la modestia al limite si sopporta, non ci si diverte. E' lo spirito operaio, anche estemporaneo, di certe partite che invece mi avvince e mi piace sempre, perchè quando Sky avvicina un po' la telecamera  ti sembra di vedere spuntare stille di sudore e pezzi di cuore gettati oltre l'ostacolo da quella che in certe partite (tipo molti degli ultimi derby) non riesci a non definire un'accozzaglia di miliardari senza palle. Ieri sera, per esempio, una squadra che non schierava Adriano, Vieri, Recoba, Veron e Stankovic (no, dico) si è messa la tuta nero-blu e ha giocato una partita poco da esteti e molto da gente cazzuta, gente che va a Torino e torna con tre punti per il secondo anno consecutivo dopo lunghe stagioni di stenti. Era un'Inter spiritualmente operaia anche quella zaccheroniana della scorsa stagione, farfallona al punto da prenderne cinque dall'Arsenal in casa ma determinata nel maramaldeggiare al Delle Alpi e anche altrove, prima che in un delirio di presunta onnipotenza la società frantumasse il giocattolo andando ad inseguire sogni proibiti e chimere di mercato. L'Inter migliore di quest'anno - parlo sempre di punti e vittorie, non di effetti speciali - era un'Inter forzatamente operaia, con Adriano e Veron infortunati, eppure molto più vincente dell'edizione deluxe. L'interista migliore di quest'anno è un operaio: si chiama Cambiasso, lo abbiamo preso in saldo, ci siamo divertiti per settimane a fare rima con casso e nessuno ci avrebbe scommesso un euro.  Se una lezione Mancini spero abbia imparato (oltre a quella di rifondare la difesa), in questa lunga stagione servitagli a fare una lunga esperienza lontano dal suo yacht parimenti lungo, è che bocche da fuoco e giocolieri hanno anche bisogno di portaborracce. Di operai, magari specializzati e ben pagati come l'Esteban che il Real - molti galacticos e pochi peones - ci ha di fatto regalato. Non c'è paragone tra un 1-0 sudato in casa della Juve e un 5-0 in un qualsiasi tirassegno in casa. Così come non c'è paragone tra un autunno sbrilluccicante di gioco e cotillons e un inverno-primavera più contenuto e (spesso, non sempre) concreto. Se il campionato fosse iniziato a dicembre saremmo primi. E' stato quando (ogni tanto, eh?, mica sempre) abbiamo indossato la tuta nero-blu e abbiamo smesso il frac: eravamo elegantissimi, per carità, ma non combinavamo un cazzo.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 10:17 |