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giovedì, marzo 31, 2005 A LONG AND WINDING ROAD (verso i vertici del podismo) Fatto sta che passo sotto lo stadio di San Siro, cui rivolgo uno sguardo da fidanzato in fregola, e mi avvio alla ricerca del negozio. Prevedendo di non trovar parcheggio in loco, parcheggio a un chilometro. Quando arrivo in loco, noto la presenza di almeno venti posti auto liberi. Ma mi sento molto uomo duro ed entro. "Buongiorno". "Buongiorno". L'inizio è del tutto formale. Mi immaginavo, chissà perchè, un negozio molto più cameratesco. E quindi ero preparato ad essere accolto con un: "Ciao fighetto. Non dirmi che vuoi delle scarpe. Ma diobono, ti vedo terribilmente fuori forma. Vuoi una barretta energetica? Non mi svenire sulla soglia, diocaro". E invece The Man mi ha detto: "Buongiorno" e io ho attaccato con la spiega. Lui mi pareva molto interessato all'evoluzione clinica del mio ginocchio, e rispondeva a tono alle mie citazioni cliniche che comprendevano sempre e a turno le parole "sofferenza mediale" e "bandelletta". Fino a quando, con tono grave, parlando di scarpe che mi dovevano proteggere e di calzate avvolgenti e di talloni rialzati mi fa: "Certo che dovrei vedere le scarpe vecchie". E io, che avevo avuto soffiate molto precise da amici e amiche, ho risposto con un tono alla Sean Connery: "Ma io le ho portate". Così le ho estratte da una borsa con aria trionfante, fiero di aver fornito una risposta precisa, immediata, efficiente e soprattutto molto tecnica all'Uomo delle Scarpe. Le mie Asics mostravano un vissuto e un passato di un certo fascino. Notavo, mentre le prendevo in mano, un piccolo pezzo di fango nella scolpitura della suola. Il Vissuto, diobono. Il negozio era vuoto e me ne dolevo, perchè mi sarebbe piaciuto vedere gli sguardi degli altri mentre estraevo le scarpe vecchie da una borsa nera a tracolla e le fornivo con gesti sicuro all'Espertone. Si sarebbero dati di gomito e avrebbero detto: "Guarda, dev'essere un mezzo campione intercomunale, gira con le scarpe nella borsa". Ed è stato lì, mentre fastasticavo, che ho incrociato lo sguardo dello Shoes' Man. Aveva preso in mano una delle mie scarpe e la stava piegando in due facendo leva con entrambi i polsi. Intanto mi guardava. Quello sguardo. Non mi sentivo così umiliato da anni. Mi guardava come un controllore guarda un passeggero senza biglietto. Mi guardava come una maestra d'asilo guarda un pedofilo. Mi guardava come uno della Mondialpol guarda un rumeno che ha appena rubato tre scatolette di tonno all'Esselunga. Mi guardava così. Io non lo so come lo guardavo. Ero paralizzato da quello sguardo di compatimento. Ecco, non di disprezzo. Di compatimento. Alcuni lunghi, interminabili secondi. Finchè The Man ha detto: "Ma da quanto tempo ce le ha?" Diobono, sarà un anno. Forse due. Forse tre. Ma le ho usate pochisssssssimo. "Ma le ha usate solo per correre?" Ci ho anche giocato a tennis. Qualche ora, sul cemento. Stavo sudando freddo. Si stava accorgendo di tutto. Intanto era entrata una coppia, e dietro la coppia anche un gruppetto di ragazzotti in grisaglia. E se adesso mi domanda "le ha usate anche per trombare?" io cosa gli rispondo? Sono soggiogato, diobono. Cosa cazzo gli rispondo se va avanti con l'interrogatorio? Questo mi rivolta come un calzino. Aiuto. "Ma non sente come sono dure? Sono scarpe che non rispondono più". Stavo per buttarmi in ginocchio ai suoi piedi chiedendogli perdono in lacrime, quando per fortuna The Man riacquistava sembianze più umane e con sguardo bonario mi diceva: "Adesso gliene porto un po' da provare". Alla fine ne ho comprato un paio belle belle, lui impietosito mi ha fatto lo sconto e mi ha detto: "Dopo 800 chilometri le consiglierei di cambiarle". Volevo baciarlo in bocca, ma mi sono dato un contegno. Mi sono preso anche una maglietta in propilene, di quella che ti tiene bello fresco e asciutto come i pannolini Pampers, ho pagato e sono uscito. Lui, con 124 euri in cassa, mi ha detto: "Arrivederci, mi faccia sapere". E io: "Arrivederci". Sapere cosa? Sai già tutto, diobono. Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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