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il sito non ufficiale dell' interismo moderno

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venerdì, febbraio 18, 2005
 

DIECI ANNI

(E SENTIRLI TUTTI)

Il 18 febbraio 1995

(era un sabato, faceva freddo, la squadra era in ritiro alla Pinetina, io chissà dov'ero, del resto son passati dieci anni, e comunque trovo il particolare del tutto insignificante)

Massimo Moratti si comprava l'Inter. O meglio se la ricomprava, parlando di lui come il rampollo di una famiglia che ci aveva fatto grandissimi una trentina di anni prima e poi era tornata ad occuparsi di petrolio greggio e raffinato. Una stretta di mano con Pellegrini e via, verso l'infinito e oltre. Il popolo nerazzurro fu scosso da un fremito lungo e benefico, come se ognuno di noi quel giorno avesse idealmente ricevuto un assegno in bianco: "Scrivete voi cosa volete vincere". Hai voglia, tutto in una riga? Aspetta che ci penso.

(Era un'Inter che ricordo poco e male, e una ragione ci sarà. Schieravamo i fratelli Paganin, Festa, Bia, Seno, Dell'Anno e i due olandesi forti e amorfi. Bergkamp si intristiva a giocare a cricket nel giardino della sua villa sul lago, la reggia bifamiliare che molti stranieri interisti hanno diviso con Milva. Il 19 febbraio l'Inter accolse il neopresidente battendo in casa il Brescia 1-0, gol di Nicolino Berti. Finimmo sesti)

Aspetta che ci penso, e son passati dieci anni. La Coppa Uefa - una Coppa Uefa bella e vera, non la Consolation Cup di oggi, ma pur sempre una Coppa Uefa - non rientrava tra quello che avrei voluto vincere. E sono ancora qui a pensare, o ad aspettare, e penso di aspettare ancora un po'. No problem, fa parte del gioco e della passione. Se non ci si macerasse nell'attesa, voglio dire, che cazzo di passione sarebbe?

Per questo, anche se l'assegno non l'ho ancora incassato

(una volta, era il 2002, era primavera, ho preso il treno e sono andato a Roma per incassarlo, ma ho trovato chiuso. Eccerto, era domenica)

per questo, dicevo, per la passione e per il macerarsi, io a Moratti gli auguri di compleanno glieli faccio di cuore. Sparlare di Moratti - del suo epulonismo, dei suoi errori, dei suoi sperperi, del suo carrozzone, dei suoi falsi amici - sarebbe scontatissimo,  e quindi non lo faccio. A Moratti voglio bene come a uno zio, se avessi uno zio simpatico e generoso, che sperpera soldi alla Snai e con le troie, però quando ce l'hai di fianco a tavola il giorno di Natale ti fa schiantare dalla risate, e quando ti porta allo stadio ti diverti a vederlo torcersi sui gradoni e urlare fino al novantesimo più recupero. (S)Parlare di Moratti attraverso i suoi errori sarebbe facilissimo, perchè sono tanti e marchiani, e rivederli uno a uno fanno impressione. Ma credo che l'unica chiave per parlare di Moratti sia quella di considerare le cose buone che ha fatto e che, per non so quale sortilegio, non sono servite a nulla.

Potremmo stare qui a parlare dei dieci cento mille Vampeta che ha comprato in dieci anni, degli improbabili cambi di allenatore, dell'assurdità e della scarsa qualità del suo organigramma societario. Ma per capire i dieci anni di Moratti bisogna parlare anche della sfiga che ha cancellato le sue migliori trovate, a volte ammantandole di un ridicolo un po' tragico, come in un film di Chaplin.

Moratti ha comprato Ronaldo. Ronaldo ha fatto un campionato favoloso. I sogni si sono infranti contro il corpaccione di Iuliano, a Torino, un rigore non dato, una porta chiusa in faccia. Ronaldo ha poi passato tre anni di inferno, e noi con lui. Lo rimettono miracolosamente in piedi, torna, segna, riperdiamo uno scudetto - stavolta ben più clamorosamente -, lui va ai Mondiali e li vince, non torna, arrivederci e grazie.

Moratti ha comprato Vieri. Vieri ha già segnato cento e passa gol. No, dico: cento e passa gol. Non sono serviti a niente, finora, per quanto questo possa apparire incredibile (a un osservatore esterno, mica a noi).

Moratti ha assunto Cuper. L'Hombre Vertical arriva e calpesta le macerie dello spogliatoio. Tecnicamente potremmo discuterne per giorni, ma moralmente era l'uomo giusto per ripartire. Gli capitano le peggiori sfighe, ma con Kallon-Ventola passiamo l'autunno, in inverno ci issiamo in alto, in primavera siamo in testa, a cinque giornate dalla fine abbiamo lo scudo in tasca, ago e filo pronti, i membri già barzotti.

(mi fermo sennò bagno la tastiera)

Moratti sogna la Ciempions che fu del papà. E noi ce la giochiamo in un doppio derby, circostanza crudele e suggestiva. Usciamo, senza perdere. La vinceranno loro, senza averci sconfitti.

Moratti non perde più. E' la storia di oggi. Procediamo verso le quaranta partite senza sconfitte, l'ultima fu a Lecce ed era il maggio 2004. Ma non c'è pace nemmeno adesso, perchè è vero che non perdiamo ma è altrettanto vero che abbiamo pareggiato troppo, e senza aver perso una partita siamo col perenne fiatone di chi è troppo lontano dalla vetta. Non perdiamo mai, ma scalziamo i carabinieri dal ruolo di istituzione-barzelletta. La Gazza edita il Dvd delle Grandi Rimonte, unico nostro orgoglio, un grado sopra la masturbazione contemplativa.

Moratti ha sbagliato tanto, ma va detto che non gliene va mai dritta una. Ci resta il titolo di Pazza Inter, perchè questi siamo, gente che deve provare per forza emozioni particolari, frutto di una passione particolare, condensato di un'attesa particolare. Per questo il Cielo ci ha mandato un presidente come Moratti, sennò non sarebbe stata la stessa cosa. Siamo come criceti sulla ruota, vittime di un cerchio chiuso da quale non usciamo ma che, in fondo, è una piccola ragione di vita. Io dell'Inter - intesa come società - cambierei un bel po' di cose. Ma il presidente - oggi solo padrone, ed è meglio così - il presidente no. Se il nostro destino è questo (aspettare, soffrire, compatire) lui è la figura ideale. E' lo zio di cui sopra. Lo ammazzerei di botte ma gli voglio bene. Auguri per i dieci anni, patron. Ti ammazzerei, sì, ma ti meriti una gioia, almeno una, e mi picco di volerla aspettare con te.

(siete autorizzati a toccarvi i coglioni. Il bello del blog è che dall'altra parte non si vede un cazzo)

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 10:07 |