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martedì, febbraio 08, 2005
 

ME LE TAGLIO

Figuriamoci i fiumi di inchiostro che domani scorreranno per Geoff Huish, un 26enne gallese imbecille che aveva detto al bar "Se vince il Galles me le taglio" e poi, in un eccesso di onestà intellettuale, di fronte a una vittoria sull'Inghilterra che il Galles rugbistico aspettava da 12 anni, zac!, se le è tagliate davvero. E' evidente che questo Geoff dev'essere un matto. Infatti la notizia non mi ha particolarmente stupito, dando per scontato che Geoff non abbia tutte le rotelle a posto. Mi ha stupito piuttosto la modalità. Per tagliarsele Geoff non è andato nel bagno del bar, ma è tornato a casa. Lì se le è tagliate. Poi ha detto: cazzo me le sono tagliate a fare qui? Ed è tornato al bar, dove le ha mostrate agli amici. Qui, col suo bel sacchettino in mano, uno scroto del tipo nacchera andalusa, Geoff è poi svenuto causa emorragia. In ospedale l'hanno sottoposto a "intervento di chirurgia plastica". Qui le notizie si fanno fumose: gliele hanno riattaccate o no? Boh. L'altro particolare riguarda l'abbigliamento. Geoff aveva il kilt. La cosa deve avergli facilitato l'operazione, anche se deve essere stato abbastanza ributtante, poi, vedere un uomo in giro per il paese con il sangue che gli colava da sotto la gonna. Di questo matto mestruato domani scriveranno a fiotti, ma è sicuramente un matto, quindi compatiamolo.

Interessante è invece l'aspetto semantico, metaforico, scaramantico e pratico della sfida. "Se (puntini puntini) me le taglio" è una classica frase da maschio. Anche a me scappa detta qualche volta. La dico in relazione a fatti difficilmente verificabili. Chessò: "Se Giraudo confessa in aula che la Juve si drogava, me le taglio". E' ovvio che non me le taglierò mai. Prospettando un sacrificio personale, che nel caso di Geoff erano le balle, allora è più sano usare situazioni soft, che implichino sì un sacrificio, ma temporaneo e sopportabile. Tipo: "Se l'Inter vince il derby, mi trombo X", posto che X sia la tua collega più cessa e che le puzzino le ascelle. Oppure: "Se l'Inter vince lo scudetto, vado a piedi a casa di Y", posto che la casa di Y sia su un cucuzzolo e che Y sia l'uomo più noioso del mondo, senza contare la sua alitosi. Insomma, scommettere le proprie balle sulla vittoria della tua squadra è un assurdo (per questo Geoff è sicuramente matto): meglio farsi fare il culo dall'Inghilterra e rimanere un uomo fertile, o giocarsi le balle per una vittoria del Galles?

La vicenda di Geoff e delle frasi incaute mi ha riportato alla memoria un fatto di circa 25 anni fa, che conserva per me un certo significato nella storia dell'acquisizione delle conoscenze teoriche (sottolineo teoriche) della sfera sessuale. Mi trovano con un amico a un torneo di tennis. L'amico era all'epoca un amico-amico, di quelli che vedi solo d'estate perchè abitano altrove ma con cui durante le vacanze passi un sacco di tempo tra partite di pallone, passeggiate, partite a carte e discorsi impuri da sedicenni in normale fregola, ai primi pensieri espliciti su tette culi e limonate. A quell torneo avevo partecipato anch'io, ma naturalmente ero stato piallato al primo turno da qualche energumeno senza il mio stesso senso della poesia gestuale. La situazione me la ricordo come fosse oggi: in campo c'era un odioso vecchione, di quelli che non sbagliano mai una palla e nei tornei arrivano minimo ai quarti nonostante il loro aspetto da ragionieri, e un ragazzo della nostra età, uno che sembrava Vilas e che nonostante i quarant'anni di meno rispetto al suo avversario stava impazzendo, correndo qua e là per raccattare punti. Erano al terzo e decisivo set. Il vecchione piazzato in mezzo al campo e il ragazzo a fare il pendolo. 4 pari al terzo. L'impresa del ragazzo era nell'aria, e comunque noi facevamo il tifo per lui, perchè il vecchio era oggettivamente insopportabile, lui e il suo tennis speculativo e la sua faccia da cazzo. Al che, in un eccesso di tifo, allo stesso modo in cui avrei potuto dire al mio amico:

"Oh, se vince il vecchio mi taglio le balle"

invece dissi:

"Oh, se vince il ragazzo ti inchiappetto"

Frase guascona e un po' del cazzo, ma - giuro - innocente. La partita va avanti, vanno al tie-break, il ragazzo vince e noi applaudiamo come se avessimo appena visto Vilas, ma quello vero. Ci alziamo dalla tribunetta per tornare verso casa quando il mio  amico, con un lampo strano, mi guarda e mi dice:

"Oh, me l'hai promesso"

"Cosa?"

"Che mi inchiappetti"

Mi ricordo il lampo negli occhi. Devo aver fatto una strana faccia, perchè anche lui fece una faccia strana. Ma fu un attimo. Finì in una gran risata, ovviamente, e tornammo a casa parlando di tennis e di figa. Ma mi rimase sempre il dubbio: scherzava o no? Di estate in estate il mio amico si vedeva sempre di meno, e quando si vedeva aveva sempre strani sandali e foulard vezzosi. Oggi è un sereno omosessuale, vive con il suo compagno, l'ho rivisto a un matrimonio e mi ha fatto piacere saperlo felice. In fondo, sono stato uno dei primi a saperlo, al bordo di un campo in terra rossa.

(nella foto: non fatele vedere a Geoff)

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 23:45 |