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domenica, giugno 29, 2003 LA DANZA DELLA PIOGGIA "Vedrai, è un grande". "Vedrai, ti tramortisce". "Vedrai, ti spazza via". "Vedrai, non c'è paragone". Vedrai, non si sente un cazzo a San Siro". "Vedrai, piove". Il Boss canta e suona da mezz'ora e piove. Prima due gocce, poi un po' di più. Vedo l'acqua scorrere sul tetto telonato del palco. Sul prato sono contenti, dopo ore di attesa a trenta gradi. Io sul secondo anello me ne strafotto, sono al coperto e il Boss in effetti è un grande, mi sta tramortendo, a tratti mi spazza via e sì, non c'è alcun paragone. Non si sente un cazzo ma è solo un particolare. 60mila persone cantano e battono le mani, cos'è che vuoi sentire di più? Pioviggina. L'aria si fa più fresca. Sto da dio. Ore 21, le gocce prendono corpo. Goccine, gocce, goccione. Bicchierate. Dicesi nubifragio. Sopra San Siro c'è una nuvola marrone. Lampi (forse anche tuoni, ma chi li sente). Nel prato sono un po' meno contenti ma restano quasi tutti. Io dal mio secondo anello me ne strafotto, anche perchè il Boss ha appena detto che siamo tutti pazzi a fargli ritrovare lo stadio pieno 18 anni dopo e attacca un "Darkness in the edge of town" che ti fa accapponare tutto, coppino pappagorgia gomiti scroto malleoli, tutto. Ore 21,15. Suona da un'ora, so che andrà avanti per altre due e sono sereno. La pioggia è un muro. E lui inizia a cantare - magia della scaletta - "Waitin' on a sunny day". Sul prato qualcuno pensa che è meglio andarsi a riparare. Io dal mio secondo anello sono lì che batto e le mani e prendo acqua, perchè a un certo punto piove dritto laterale e frontale, dappertutto. Sul maxischermo il Boss libera un ghigno alzando gli occhi al cielo e cantando It's rainin' but there ain't a cloud in the sky. Il nuvolone c'è, cazzarola, ed è marrone scuro. Viene giù di tutto. Lui lo vede e ghigna. There ain't a cloud in the sky. E vai. San Siro è tutto un'acqua. Dritto frontale e laterale, ma giurerei anche da sotto. La E-Street non si distrae. I maxi-schermi rimandano l'immagine del Boss che canta e ride. I'm waitin', waitin' on a sunny day. Cantano tutti. Gonna chase the clouds away. Eh, provaci tu, Bruce. Il Boss si sporge, scende dal palco, va sulla passerella più bassa, sotto l'acqua. Dal pubblico gli danno un cappello da cowboy bianco. Se lo mette. Fa tutta la passerella cantando e galoppando. Waitin' on a sunny day. Ride, ridiamo tutti. Canta, cantiamo tutti. Batte le mani, le battiamo tutti. Torna sul palco. Scrolla il cappello su Clarence. Prende la rincorsa e fa venti metri sulle ginocchia. A me non sembra vero. A me sembra una favola, ecco. Il maxi-schermo lo coglie mentre fa un cenno alla band. La canzone non finisce. E' una danza contro la pioggia e deve continuare. Waitin' on a sunny day. Non si capisce più un cazzo. 60mila persone sotto l'acqua cantano, ballano, battono le mani senza più vedere o sentire niente. Dietro il Niagara c'è il Boss che dirige lo stadio. Waitin' on a sunny day. Il secondo anello ondeggia. Forse non vado a tempo, ma giurerei di non avere il cemento sotto i piedi, ogni tanto. E mi spiace per chi non c'era.
Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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