www.settore4cfila72posto35.net il sito non ufficiale dell' interismo moderno qui dentro, nel migliore dei casi, potreste trovare interismi assortiti, snobismi vari, pettegolismi generici, enteroclismi intellettuali, sinistrismi moderati, sessualismi carpiati, divagazionismi interiori (ho finito gli ismi, sennò continuavo) Archivio
aprile 2006 marzo 2006 febbraio 2006 gennaio 2006 dicembre 2005 novembre 2005 ottobre 2005 settembre 2005 agosto 2005 luglio 2005 giugno 2005 maggio 2005 aprile 2005 marzo 2005 febbraio 2005 gennaio 2005 dicembre 2004 novembre 2004 ottobre 2004 settembre 2004 agosto 2004 luglio 2004 giugno 2004 maggio 2004 aprile 2004 marzo 2004 febbraio 2004 gennaio 2004 dicembre 2003 novembre 2003 ottobre 2003 settembre 2003 agosto 2003 luglio 2003 giugno 2003 maggio 2003 |
giovedì, settembre 30, 2004 DOLCEZZE Cazzo, avrei un sacco di aneddoti. Su quello che ho visto, il Devonshire, il Dartmoor, le nuvole basse, le strade strette, la guida a sinistra, gli animali in mezzo alla strada eccetera eccetera. Tanti, forse troppi. Quindi vi parlo del fudge. Rassicurato sulla vittoria della squadra dell'Inter, terminavo ieri sera la cena in stato di totale serenità e con un sonno arrembante, causa fuso orario sfavorevole e abbondante mescita di vino rosso cileno. Quindi ho sibiliato un notenchiu alla camerierotta che mi voleva a tutti i costi servire un caffè inglese, una schifezza con pochi eguali, pregustando di andare da lì a poco in camera (una camera strepitosamente english) e perdere conoscenza sul lettone old style. Un camerierotto con i pantaloni a scacchi invece piazzava in mezzo al tavolo un piatto con i mezzo dei cubetti strani. "Scusate, cosa cazzo sono?" Stavo per aggiungere: dadi Knorr? Ma la mia semplice domanda aveva gettato nello sconcerto almeno la metà dei mie commensali. "Ma è fudge" Mai avuto il piacere, dico io. Avrei aggiunto: minchia, sono un ragazzo di campagna, occhei, ma voi siete anglo-italiani come quel celebre torneo del cazzo che vincevano sempre la Cremonese e il Plymouth? Com'è che voi conoscete il fudge e io non ne so una sega? Al che mi giro alla mia sinistra, al commensale italiano che parlava inglese con un tedesco, e gli chiedo intanto? "Come si scrive?" "F-u-d-g-e" Al quel punto, rotto l'imbarazzo e riacquistato un ruolo sociale nell'ambito del tavolone rotondo, chiedo? "E di che cosa sanno?" Minchia, non l'avessi mai detto. Tre o quattro specialisti di fudge hanno cercato di spiegarmi in breve le proprietà organolettiche del fudge medesimo. Alla fine, ho tirato le somme e coniato una definizione del fudge che potrebbe andare benissimo sullo Zingarelli. Dicesi fudge una specie di caramellona mou fatta rigorosamente in casa, del peso specifico del platino e del contenuto calorico pari a diciassette pandori Bauli. "Assaggia" mi fa uno con aria di sfida. Al che io reagisco da uomo e dico: "Occhei. Allunga il piatto, gringo" Prendo un cubetto di fudge e lo porto alla labbra. E' esageratamente dolce e denso, ti si scioglie tra le dita e le labbra, ti fa pensare a settimane di sacrifici alimentari gettati così, nel cesso, smangiucchiando un dado. Però è buono, è un dolcetto da meditazione, e infatti io dico: "Buono" E gli esperti del fudge: "Certo che è buono" E io lì, a mangiare fudge a pezzi di un grammo per volta, a sentirmi pregno di zucchero e latte condensato fino all'ultimo poro. Mi scappa di chiudere gli occhi, pensando a Martins e ad Adriano e succhiando pollice e indice alla ricerca delle ultime molecole di fudge. Proprio in quel mentre passa una pierre e mi accarezza la testa con tono ironico: "Caaaaaaarrrrrrrriiiiiiiiiiiiiiiiiii, cià le carenze d'affetto cià" Al che io ho risposto: "E chi non le ha, bella" guardandole le tette.
Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
|
23:24
|
|