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giovedì, settembre 30, 2004
 

DOLCEZZE

Cazzo, avrei un sacco di aneddoti. Su quello che ho visto, il Devonshire, il Dartmoor, le nuvole basse, le strade strette, la guida a sinistra, gli animali in mezzo alla strada eccetera eccetera. Tanti, forse troppi. Quindi vi parlo del fudge.

Rassicurato sulla vittoria della squadra dell'Inter, terminavo ieri sera la cena in stato di totale serenità e con un sonno arrembante, causa fuso orario sfavorevole e abbondante mescita di vino rosso cileno. Quindi ho sibiliato un notenchiu alla camerierotta che mi voleva a tutti i costi servire un caffè inglese, una schifezza con pochi eguali, pregustando di andare da lì a poco in camera (una camera strepitosamente english) e perdere conoscenza sul lettone old style. Un camerierotto con i pantaloni a scacchi invece piazzava in mezzo al tavolo un piatto con i mezzo dei cubetti strani.

"Scusate, cosa cazzo sono?"

Stavo per aggiungere: dadi Knorr? Ma la mia semplice domanda aveva gettato nello sconcerto almeno la metà dei mie commensali.

"Ma è fudge"

Mai avuto il piacere, dico io. Avrei aggiunto: minchia, sono un ragazzo di campagna, occhei, ma voi siete anglo-italiani come quel celebre torneo del cazzo che vincevano sempre la Cremonese e il Plymouth? Com'è che voi conoscete il fudge e io non ne so una sega? Al che mi giro alla mia sinistra, al commensale italiano che parlava inglese con un tedesco, e gli chiedo intanto?

"Come si scrive?"

"F-u-d-g-e"

Al quel punto, rotto l'imbarazzo e riacquistato un ruolo sociale nell'ambito del tavolone rotondo, chiedo?

"E di che cosa sanno?"

Minchia, non l'avessi mai detto. Tre o quattro specialisti di fudge hanno cercato di spiegarmi in breve le proprietà organolettiche del fudge medesimo. Alla fine, ho tirato le somme e coniato una definizione del fudge che potrebbe andare benissimo sullo Zingarelli. Dicesi fudge una specie di caramellona mou fatta rigorosamente in casa, del peso specifico del platino e del contenuto calorico pari a diciassette pandori Bauli.

"Assaggia"

mi fa uno con aria di sfida. Al che io reagisco da uomo e dico:

"Occhei. Allunga il piatto, gringo"

Prendo un cubetto di fudge e lo porto alla labbra. E' esageratamente dolce e denso, ti si scioglie tra le dita e le labbra, ti fa pensare a settimane di sacrifici alimentari gettati così, nel cesso, smangiucchiando un dado. Però è buono, è un dolcetto da meditazione, e infatti io dico:

"Buono"

E gli esperti del fudge:

"Certo che è buono"

E io lì, a mangiare fudge a pezzi di un grammo per volta, a sentirmi pregno di zucchero e latte condensato fino all'ultimo poro. Mi scappa di chiudere gli occhi, pensando a Martins e ad Adriano e succhiando pollice e indice alla ricerca delle ultime molecole di fudge. Proprio in quel mentre passa una pierre e mi accarezza la testa con tono ironico:

"Caaaaaaarrrrrrrriiiiiiiiiiiiiiiiiii, cià le carenze d'affetto cià"

Al che io ho risposto:

"E chi non le ha, bella"

guardandole le tette.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 23:24 |