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giovedì, settembre 16, 2004 RICORSI (RICORDI CORSI) - 3 (fine) (IL SOLE, IL MARE, LA FIGA) IL TRIO LESCANO, Nel corso delle mie lunghe passeggiate quotidiane sui chilometri di battigia a mia disposizione, tra un pensiero sulla caducità della vita e un altro sulle difficoltà dell'Inter in fase difensiva, non potevo non gettare un occhio alla situazione vaginale che mi si sviluppava davanti, tra topless statuari e dispiego di cellulite, tra visi scottati e culi dirompenti, in una rassegna vulvica che mi dava continue emozioni e occasioni di riflessione. Una delle ultime escursioni è stata devastante per la ricchezza di spunti. Posavo i miei occhi,in prima battuta, su una mammina bionda e atletica, in posa plastica nella gestione dell'attrezzatura da spiaggia mentre il marito schiavista era impegnato nel metodico esame di Corse Matin. Grazie al sipario del giornale, dietro il quale l'ignaro francesotto era immerso in una lettura sicuramente nazionalpopolare, approfittavo della libertà di visione di un culo da quattrocentista, o forse da triplista, comunque straordinaramente muscolare, come del resto le cosce, un apparato culo-cosciale davvero guizzante, che quasi mi sarei fatto avanti per chiedere, con quel minimo di sfrontatezza: "Scusmuà, mentre tuo marito legge il resoconto dell'amichevole dell'Ajaccio, non è che ti potrei penetrare da tergo?" Per scacciare questo pensiero licenzioso, mi ero immerso poche decine di metri più in là nella visione di una specie di sirena, una figa di quelle da film, o quantomeno da clip, o quantomeno da budoir, con quegli occhialoni da gnocca marittima, e una posa da pucchiacca da contemplazione, la sigaretta ostentata, la gamba piegata, la coscia spianata, la tetta levigata. Più mi avvicinavo e più notavo l'estrema fissità della sirenetta, il cui unico segno di vita era il fil di fumo che usciva dalle labbra, due labbra da baciare previo lavaggio con Tantum Verde o quantomeno Arbre Magique. Al suo fianco c'era uno di quei biondoni un poì mesciati, un po' sovrappeso, un po' pirla, per quanto ebbri della grazia di potersi trombare quel popo' di manichino. Si muovevano poco entrambi. Forse erano finti. Anche se una toccata alle tette gliel'avrei data, così, per verificare. Nel pieno di questi pensieri morbosi avanzavo a testa bassa, guardando l'alternarsi dei piedi e il gioco delle ombre. Così a testa bassa e così immerso nei cazzi miei che la scena felliniana che mi si parava davanti, alle undici del mattino, in orario non sospetto, in fascia più che protetta, la vivevo dapprima di sfuggita, incredulo, eppoi con crescente sconcerto. Due donne mi attraversavano la strada, Coompletamente nude. Una terza, completamente nuda, prendeva il sole pancia in giù e culo in su. Sbalordito, mi giravo a destra, verso il mare, per vedere le due donne nude entrare in acqua con grande convinzione, come si trattasse del loro ultimo bagno. L'età media era sui novant'anni. Quella più vicina a me aveva un corpo cadente ma squadrato, e sembrava la Cosa dei Fantastici Quattro. Quella più in là, ormai immersa fino alla vulva d'epoca, aveva un culetto smilzo e rugoso e due codini vezzosi, che la facevano assomigliare alla prozia di Pippi Calzelunghe. Le due protocentenni non avevano il minimo imbarazzo, e io nemmeno. tanto che mi giravo disinvolto a vedere la terza donna nuda, quella al sole, un culone enorme ma giovane, un culone cinquantenne, forse di una badante bielorussa contenta di starsene quattro minuti in relax nella segreta speranza che i flutti inghiottissero le due vecchie. Non potevo rimanere lì, certo. Ho allungato il passo e finito di percorrere lo spiaggione. Al mio ritorno in quello stesso punto, una mezz'oretta più tardi, non c'era più nessuno, nè le due cariatidi nè la badante. La mattina dopo ho guardato al bar, su Corse Matin, se qualcuno avesse segnalato la scomparsa di tre cessi dalla nazionalità incerta. Nessuno.
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