Bentornato Bobo. Bentornato tra gli umani, tra quelli che soffrono, che sbagliano, che tirano la carretta, che si tengono stretti il posto, che se lo vedono sfilare da sotto il culo, che temono l’oblio, che si guardano in giro angosciati, che si chiedono ogni tanto il perchè. Bentornato anche se non la metti più, bentornato perché sei meglio così, brocco ma vivo, spompo ma per un motivo nobile, inadempiente ma onesto. Nessuno ti sopportava più nella tua versione subumana, metà broncio e metà gobba, pronto solo a farti forza della cifra dei tuoi gol e tutto il resto merda, che si impicchino gli altri, compagni e tifosi, dirigenti e allenatori, tutti affanculo, tu a rifiutar panchine e loro a bersi bile, tu a contare i miliardi e trombare veline, e loro tutti a cagare diobono machicazzosenefrega. Bentornato sulla Terra, bentornato in un’altra versione, con altre spoglie, un altro corpo persino, con la gobba appiattita e il broncio che non è più un broncio, ma una basletta spaventata dalle avversità della vita e dalla improvvisa ristrettezza della porta. Bentornato nella dimensione dei Normali, dove si sgobba e si mangia la polvere, dove ci si beccano insulti e si deve rigare dritto, dove si esplode il sinistro e non sempre va dentro, anzi, non ci va mai, mica come in quei bei tempi delle quaterne al Brescia di culo, uccello, stinco e clavicola. Bentornato, Bobo, e se vuoi capire capisci. Tipo stasera: hai sbagliato un rigore e poi un gol che lo segnavo anch’io bendato e limonando, eppure sei uscito tra gli applausi, timidi, rispettosi, equilibristi, ma applausi. APPLAUSI. Se vuoi capire capisci, Bobone, la differenza di quando facevi pesare i tuoi cento gol e giocavi da solo, e magari ogni tanto segnavi, e la gente ti mandava in culo lo stesso, e tu non capivi, o forse facevi finta. Sei più simpatico così, più umano, più vero, più pippero: non ti entra un cazzo ma ti sbatti, ti si vede, corri, ti guadagni la pagnotta, guadagni più tu in novanta minuti che io e tutti gli altri come me in un anno, ma perlomeno sei sceso sul nostro stesso piano, di gente fallace ma simpatica, di cazzoni e perditempo ma non mangiapane. Ti sbatti, sbagli, ti esponi, fai cagare, non la metti più, ma diocaro SEI UN UOMO. Non so quanto ci serva un centravantone italoaustraliano da cinquemmezzonondipiù, ma ti preferisco così, ribelle al fato avverso, rabbioso ma contro la sfiga, sfigato ma pieno di rabbia. Il gol arriverà, magari strepitoso come poteva essere quel sinistro al volo con il Chievo, o come la mezza rovesciata con il Werder. La legge dei grandi numeri dice che prima o poi la smetterai di centrare il portiere, anche nelle migliori condizioni di tiro, spazio e meteo. Ma è così che si pagano certi debiti, cazzone: soffrendo. Se l’Inter vince e tu soffri, se l’Inter vince e tu ti purifichi, io e un sacco di altre persone saremo contenti. Lasciamo fare all’Imperatore, finchè dura. Tu, Bobone, alla sua ombra, dietro le sue spallone statuarie, approfittane: suda e scatarra, corri e smoccola, continua a studiare bene cosa significa macerarsi dentro e scendere di qualche gradino, continua a tornare nello spogliatoio e strizzare la maglia per vedere cosa hai dato, e se bastava. Hai sempre un modo per sdebitarti con me, Moratti e qualche milione di fessi come noi. E’ un modo che ha una forma geometrica e che ha un lato in meno del quadrato, con la punta rivolta verso il basso e tre bande verticali colorate in tre tinte diverse. Si passa anche delle tue bestemmie, dai tuoi calci nel vuoto e dal tuo esame di coscienza, se ne hai una. Purìficati, Bobone. Riparti dal basso, ma riparti. La strada è quella giusta: come vedi è piena di merda, ma sono soddisfazioni, giuro.
Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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