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domenica, settembre 12, 2004 RICORSI (RICORDI CORSI) - 1 (BREVI APPUNTI SU FIGHE VISTE IN SPIAGGIA) LA CONTORSIONISTA PUDICA. Metà donna e metà telefonino. Anzi, non fosse un assurdo matematico avrei detto: metà donna, metà telefonino e metà figa. Si era materializzata nel primo pomeriggio, arrivando sullo spiaggione libero con passo leggero e col telefonino all'orecchio, senza per questo apparire spocchiosa o telematica. No no. Senza essere vistosa, senza il minimo sforzo per apparire o brillare di luce propria, fiera - ma senza esagerare - del suo corpo snello e quasi minuto, spiccava sul resto della popolazione femminile per almeno quattro buoni motivi: bel viso con coda di cavallo, belle gambe, bel seno e bel culo. Caratteristiche che risvegliavano in me il gusto della vita e il senso della vista. Potevo osservarla con nonscialàns fingendo di leggere la Gazza, acquistata a 1,85 euro dall'edicolante di fiducia (l'unico, peraltro). In posizione assolutamente strategica, mi bastava roteare leggermente collo e occhi per passare da un'intervista a Buffon alla supervisione di Miss La Plage 2004. Peccato che molti particolari epidermici e sostanziali mi erano, diciamo così, preclusi: a differenza della moltitudine di donne libertine che si liberavano in fretta del reggiseno, la ragazza prendeva il sole col bikini d'ordinanza e, di quando in quando, telefonando. Queste continue telefonate facevano viaggiare la mia fantasia. Chi sarà? Un'infermiera reperibile? Una trader in pausa pranzo? O semplicemente un pezzo di gnocca cui mezza Corsica la sta battendo? Scevra di pensieri, di preoccupazioni, di tare, di zavorre, la ragazza tardava però a rendersi scevra del reggiseno, barriera che io aspettavo potesse cadere da un momento all'altro, mentre la posizione lettura-Gazza-visione-figa mi stava portando al collasso strutturale. Col telefonino in mano - ancora, diobono, basta! - la ragazza passava dalla posizione supina a quella prona e qui, finalmente, con un gioco di prestigio, tenendo le tette incollate all'asciugamano, il telefonino con una mano e le briglie del bikini dall'altra, si liberava del reggiseno che pluff, finiva di fianco, nella sabbia, pluff. Questo pudore rendeva la scena irresistibile da un lato, e devastante dall'altro. La mia attesa cresceva e stavo lì, in agguato, a cogliere un momento di debolezza. Il telefonino è stato un prezioso alleato. Perchè se telefonando è difficile togliersi il reggiseno, rimetterselo è un'impresa da prestidigitatore. E la ragazza, dando le spalle alla spiaggia e al mare (ma non a me, l'Uomo con la Gazza), è stata costretta a mostrarmi per alcune frazioni di secondo le sue belle tette, una seconda misura di assoluta armonia. Tette disegnate con il compasso che le sfuggivano di mano mentre cercava di tenere le coppe, i legacci e quel cazzo di telefono tra l'orecchio e la spalla, roba che a uno normale provocherebbe una sublussazione. Nel ricomporsi si è girata alla sua sinistra e si è accorta di non essere sola. Un turista italiano, sdraiato come Nerone nell'atto di mangiare l'uva e con uno strano giornale rosa davanti, aveva assistito a tutta la scena, compresa la libera uscita delle tette. Ho colto il suo sguardo severo. Come se avesse voluto dirmi: - Ecco, maiale, le hai viste? Vorrei vedere te in questa situazione. Sei un piccolo maschilista borghese continentale. Ho degli amici che potrebbero farti saltare la macchina, sai? Ma io le avrei solo risposto: - No, guarda, era solo per completezza di informazione. Volevo vedere se a quel culetto disegnato da Manara, a quella gambe affusolate e a quel visino da suorina sadomaso corrispondevano delle tette acconce. Pensa come sarei rimasto deluso nel vedere due robine sgonfie, o sgraziate, o flosce, o insipide. Invece no, sono belle. Complimenti. Ti ammiro. L'apparizione di Miss La Plage sarà durata in tutto un'oretta. A un certo punto, veloce e leggera sì com'era giunta, ha messo il telefonino nella borsa, piegato l'asciugamano, indossato la canottiera granata e la gonna verde militare, calzato le infradito, dedicato uno sguardo distratto al mare e al Tinto Brass con il giornale rosa e se n'è andata. Io l'ho osservata fino a che non è sparita. Strano accostamento di colori: sembrava la fidanzata di un parà della Folgore. Ma che importa? In lei ogni accostamento era perfetto, specialmente quello tette-culo, figuriamoci i colori, tzè, un particolare insignificante. Ho sospirato e ho ripreso a leggere la Gazza, incuriosito da uno strano affare di mercato: lo scambio di un esperto difensore capitano della Nazionale con un portierino uruguagio svezzato in Belgio.
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