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lunedì, agosto 23, 2004 GENTE CAZZUTA Dovessimo disaggregare il nostro medagliere togliendo le medaglie della scherma, scenderemmo di venti posizioni. Ma è un esercizio antipatico: allora bisognerebbe togliere al Giappone gli otto ori del judo e vederlo scendere di cento posizioni, e così via. Più inquietante una questione etnica: dovessimo togliere le medaglie dei toscani, scenderemmo di trenta posizioni. La Toscana Indipendente avrebbe più medaglie della Bielorussia o dell'Olanda. Da lombardo mi inchino e anzi annoto: uno dei pochi lombardi medagliati, Cassarà, ha un cognome siciliano e ha l'accento toscano, perchè si allena da così lungo tempo con pisani e livornesi che lui, bresciano, ha lasciato imbastardire uno dei più marcati accenti esistenti sul mercato, il bresciano appunto. Oggi le emozioni sono state toscane. Un 44enne alla sua quinta Olimpiade, che era il più anziano atleta italiano ai Giochi e che disputava ad Atene la sua ultima gara ufficiale, ha vinto l'oro. Per me è una cosa fantastica. Lode ad Andrea Benelli e ai suoi controcoglioni, perchè io io piattelli manco li vedevo dalla poltrona. Tre righe per Benelli, mentre su Chechi scriverei un libro. Chechi è forse l'atleta italiano singolo che mi ha emozionato di più in assoluto. Nel 1996 passai la notte in bianco per aspettare il suo esercizio agli anelli, che se non ricordo male fu verso le sei di mattina. Mi ero calato nei panni di uno che aspetta per quattro anni un'Olimpiade, quella di Barcellona, e due mesi prima si rompe. E quindi si ricuce, e lavora altri quattro anni e arriva ad Atlanta, ed entra in finale, e si ritrova sulle spalle il peso di otto anni di attesa, che in realtà sono molto di più, anni passati a farsi il culo senza che nessuno mai ti caghi, se non quel paio di volte l'anno che si ricordano che ci sei perchè vinci un Mondiale, un Europeo o una Coppa del Mondo. Mi ero sistemato il televisore vicino al letto, avevo puntato la sveglia, avevo lasciato la tapparella alzata. Precauzioni inutili, perchè non chiusi occhio finchè non lo vidi vincere. Chechi era uno che si sarebbe meritato molto di più. Dominatore in specialità dominate storicamente da altri, interprete strepitoso di un gesto che è armonia e potenzia insieme, un fisico pazzesco costruito intorno a una gabbia normale, anzi da piccoletto. Avrebbe stravinto anche a Sidney, ma due mesi prima si è rotto, e stavolta il tendine non era della gamba ma del braccio. Gli dissero che non solo la carriera era finita, ma che da lì in avanti avrebbe fatto fatica anche a fare ciao ciao. Il tendine non gliel'hanno riattaccato all'osso ma al muscolo. Con un ex-atleta si può anche non sottilizzare. Per questo, al di là dell'affare-Tampakos e al di là del bronzo, quello che ha fatto Chechi (a 35 anni, con un braccio a mezzo servizio, dopo quasi tre anni di inattività) è roba da leggenda. Il cuore me l'ha fatto battere come otto anni fa, uguale, e dalla mia postazione strategica sul divano, con un filo di groppo in gola, non so fare altro che dirgli grazie.
Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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