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venerdì, agosto 20, 2004 LO ZIMBELLO
Marco Galiazzo è dell'83, generazione post-mondiali di calcio, uno di quelli che non potrà nemmeno dire che era piccolo. E' alto 1.80 e pesa 93 chili. Ha un faccione da viceparroco, simpaticone e sfigato insieme. Un fisico da capo scout che si imbosca nella tenda-cucina. E' il contrario di Thorpe. E' agli antipodi di Antonio Rossi. E' un normalone, tendente all'improbabile. Eppure ha vinto la medaglia d'oro olimpica nel tiro con l'arco, primo italiano nella storia, segno che gli occhiali da miope glieli hanno tarati bene, che l'ansia per lui è uno stato sconosciuto, che il cervello gli funziona a meraviglia, che il braccio non gli dondola, che la calma non gli fa difetto e che sopra il cavallo di quei pantaloni troppo larghi, peraltro adatti a contenere la sua pancetta con maniglie, penzolano insospettabilmente due maroni del tipo di cui sopra. Alle interviste del dopo gara quasi non sapeva cosa dire. Mi ha fatto tenerezza quando ha ricordato che a Padova lo prendono in giro da una vita. Non faccio fatica a crederlo: bruttarello, grassoccio, pretesco e tiratore con l'arco in una città ricca e potente e piena di calciatori, rugbisti, cestisti, pallavolisti e chi più ne ha. Mi sembra di vederli, i suoi amici, sbellicarsi dalla risate quando vedono il Marco che mette il cappello da Gato Barbieri e va a tirare le frecce, invece che andare all'happy hour del Pedrocchi. Adesso tornerà a Padova con i suoi 10 chili di sovrappeso, il suo faccione da bambino non svezzato e una medaglia d'oro appesa al collo: al limite aspetterà sul fiume il passaggio di qualche cadavere, ma mi sembra uno di quelli che non cambiano, e sarebbe davvero una gran cosa. Con quell'età, quella faccia e quel fisico da Cral delle Poste, con quel cuore che non batte alla cazzo come a noi mortali di fronte a un bersaglio importante e lontano, questo diacono di Sherwood (Pd) può vincere l'oro almeno fino ad Arcore 2028. Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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