www.settore4cfila72posto35.net
il sito non ufficiale dell' interismo moderno

qui dentro, nel migliore dei casi, potreste trovare
interismi assortiti, snobismi vari, pettegolismi generici, enteroclismi intellettuali, sinistrismi moderati, sessualismi carpiati, divagazionismi interiori (ho finito gli ismi, sennò continuavo)







Archivio

oggi
aprile 2006
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
dicembre 2005
novembre 2005
ottobre 2005
settembre 2005
agosto 2005
luglio 2005
giugno 2005
maggio 2005
aprile 2005
marzo 2005
febbraio 2005
gennaio 2005
dicembre 2004
novembre 2004
ottobre 2004
settembre 2004
agosto 2004
luglio 2004
giugno 2004
maggio 2004
aprile 2004
marzo 2004
febbraio 2004
gennaio 2004
dicembre 2003
novembre 2003
ottobre 2003
settembre 2003
agosto 2003
luglio 2003
giugno 2003
maggio 2003








venerdì, agosto 20, 2004
 

LO ZIMBELLO

Per vincere l'oro olimpico del tiro con l'arco ti ci vogliono due maroni così, perchè ti mettono in mano un attrezzo che pesa un tot, ti posizionano il bersaglio a distanze assurde e tu devi prendere sempre il centro, una freccia dopo l'altra, un avversario dopo l'altro, perchè altrimenti vai a casa. E' la dura legge del dardo e non ci sono cazzi. Non so se avete mai visto dal vivo una gara di tiro con l'arco. Ha un suo fascino. Quando tirano da molto lontano senti l'insistito sibilo della freccia e poi il rumore secco del bersaglio trafitto. Se hai occhio, la freccia la vedi proprio e cerchi di accompagnarla, un'ombra che passa, una frazione di secondo, un fruscìo impercettibile, prima dello stoc! di fine corsa. C'è silenzio, anche se li vedi tutti lì ammassati uno di fianco all'altro, tutti vestiti soprattutto di bianco, tutti a puntare, mirare, fuoco. C'è silenzio, ci sono i sibili che messi insieme diventano quasi un fischio e tanti stoc!, uno dietro l'altro, tipo quando ti grandina sui vetri. Nelle gare normali ci si fa una passeggiata verso il bersaglio, si recuperano le frecce e si contano i punti. Chi ride, chi prende appunti, chi si incazza e chi bestemmia, ma con molto aplomb.

Marco Galiazzo è dell'83, generazione post-mondiali di calcio, uno di quelli che non potrà nemmeno dire che era piccolo. E' alto 1.80 e pesa 93 chili. Ha un faccione da viceparroco, simpaticone e sfigato insieme. Un fisico da capo scout che si imbosca nella tenda-cucina. E' il contrario di Thorpe. E' agli antipodi di Antonio Rossi. E' un normalone, tendente all'improbabile. Eppure ha vinto la medaglia d'oro olimpica nel tiro con l'arco, primo italiano nella storia, segno che gli occhiali da miope glieli hanno tarati bene, che l'ansia per lui è uno stato sconosciuto, che il cervello gli funziona a meraviglia, che il braccio non gli dondola, che la calma non gli fa difetto e che sopra il cavallo di quei pantaloni troppo larghi, peraltro adatti a contenere la sua pancetta con maniglie, penzolano insospettabilmente due maroni del tipo di cui sopra. Alle interviste del dopo gara quasi non sapeva cosa dire. Mi ha fatto tenerezza quando ha ricordato che a Padova lo prendono in giro da una vita. Non faccio fatica a crederlo: bruttarello, grassoccio, pretesco e tiratore con l'arco in una città ricca e potente e piena di calciatori, rugbisti, cestisti, pallavolisti e chi più ne ha. Mi sembra di vederli, i suoi amici, sbellicarsi dalla risate quando vedono il Marco che mette il cappello da Gato Barbieri e va a tirare le frecce, invece che andare all'happy hour del Pedrocchi. Adesso tornerà a Padova con i suoi 10 chili di sovrappeso, il suo faccione da bambino non svezzato e una medaglia d'oro appesa al collo: al limite aspetterà sul fiume il passaggio di qualche cadavere, ma mi sembra uno di quelli che non cambiano, e sarebbe davvero una gran cosa. Con quell'età, quella faccia e quel fisico da Cral delle Poste, con quel cuore che non batte alla cazzo come a noi mortali di fronte a un bersaglio importante e lontano, questo diacono di Sherwood (Pd) può vincere l'oro almeno fino ad Arcore 2028.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 00:30 |