www.settore4cfila72posto35.net il sito non ufficiale dell' interismo moderno qui dentro, nel migliore dei casi, potreste trovare interismi assortiti, snobismi vari, pettegolismi generici, enteroclismi intellettuali, sinistrismi moderati, sessualismi carpiati, divagazionismi interiori (ho finito gli ismi, sennò continuavo) Archivio
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mercoledì, luglio 28, 2004 A DANIELA (E A ME) (dai commenti al post precedente) settò. ancora che te lamenti? ebbasta, cambia vita, perifrasi, tanga, musica, look. sei vincente. ebbasta. hai appena primeggiato nel trofeo tim, sei vincente. evviva. non ce l'ho con te, e con nessuno interista, ma nell'apologia della perdenza, tocca che sorridi alla vita. che c'è un sacco di gente attorno a voi che je rode er culo. da napoli in su. Aleph (http://danielaamenta.splinder.it)
Dunque, questo commento l'ho preso molto sul serio, visto il pulpito. Daniela è donna di lettere, di musica e di calcio. Una donna con i controcazzi (sperando non si offenda). Daniela in ambiente blog - anche fuori, credo, ma io la conosco solo in questo recinto - è la Lazio. So che c'è molta ironia in questo commento, ma mi sembra di cogliere anche dell'altro. Parla di perdenza, come in tanti parlano di perdenza quando si parla di Inter. Parla di squadre sficate e altre no. Parla di cambiare vita e pensiero. Roba seria.
Mi sento in colpa. Daniela-la-Lazio fa sentire in colpa Settoruccio l'interista. L'Inter che sta smontando pezzo per pezzo la Lazio e la ricostruisce alla Pinetina mi fa sentire un po' in colpa nei confronti del calcio in generale, vicenda-simbolo di uno sport sempre più diviso tra - come dice Daniela - chi ha i soldi e chi non ce li ha, e scusate se è poco visto che i soldi ce li hanno in dieci e in centomila si arrabattano. E' un calcio, questo, che non mi piace, è un sistema che non mi piace, ma proprio per niente. Forse per questo - credo di averne già parlato sometimes - su questo calcio mi piace ridere e cazzeggiare, perchè se lo prendessi molto sul serio cambierei sport, lasciando lo schifo prevalere sulla passione. A volte non mi basta guardare un'azione di prima, un colpo di tacco o una mezza rovesciata per dimenticare le facce di Berlusconi, Moggi, Cragnotti eccetera eccetera (anche il ricco epulone Moratti ha le sue colpe nel declino del calcio, ma almeno lui non ha vinto un cazzo). Devo riderci sopra. E se ci rido sopra finisco spesso per farlo sulle faccende di casa. Che sono quelle che mi fanno gioire, godere, incazzarmi, deprimermi in maniera - come dire - "pura", perchè l'Inter è l'Inter, è una piccola parte di me, e se penso all'Inter non penso ai diritti tv, ai procuratori, a Blatter. Penso all'Inter bambinescamente, come dieci, venti, trent'anni fa. Da Bonimba ad Adriano, per me l'Inter è un'ombra nerazzurra su fondo verde, una rete che si gonfia, un urlo da liberare. Ma quale perdenza, Danie'.
Ecco, Danie', ti giuro che della perdenza non me ne frega niente. Io ho voglia di vincere, cazzo, come ne avrai avuta da morire tu in quell'interminabile lasso di tempo che ha separato Wilson da Nesta. Non sono affetto da perdenza, non la coltivo, non la ostento. Io voglio vincere, il più presto possibile, perchè l'ultima volta che ho vinto il Muro di Berlino era ancora in piedi. Quest'anno coltivo le solite speranze, che mi sembrano meno immotivate di quelle coltivate negli ultimi tempi. Sono già in tensione, aspetto calcio vero, adrenalina. Starò col fiato sul collo all'Inter perchè pretendo - diciamo così, toccandomi i coglioni - di non perdere. Non confondiamo la perdenza con il sarcasmo o la disillusione. L'interista bauscia e perenne campione d'agosto è, ogni anno che passa, un po' più disilluso, guardingo, diffidente. Diffidenza, non perdenza, ecco.
All'Inter, nel mio intimo - adesso un po' meno, perchè vomito tutto sul blog - io faccio la morale. Mi spiace quando pesta merde, caccia allenatori dopo averli confermati, fa due amichevoli nello stesso giorno facendo finta che sia un'operazione culturale. E' amore, in fondo. E' assillo, forse. E' apprensione. Ma dipende dalla voglia di vincere, non dalla rassegnazione a perdere.
Certo, alla mia formazione di tifoso manca un'esperienza come la tua, quella della polvere dopo aver conosciuto l'altare, quella di finire in B e quasi in C, quella - come ora - di soccombere all'evidenza che il treno con le vacche grasse è partito da Termini e chissà quando torna. Per me i drammi dell'Inter sono stati, al massimo, stagioni inguardabili, non certo l'incubo di dovermi svegliare una mattina e leggere sul giornale che l'Inter non c'è più. Anche per questo di questo calcio voglio ridere, di questa Inter voglio ridere (aspettando che mi faccia eiaculare), per ristabilire una pari opportunità nell'allegria di disporre di questo giocattolo, tutti, quelli con il presidente spendaccione e quelli in amministrazione controllata. Il calcio in Italia rischia di diventare un perenne trofeo Tim, nel senso che se la giocano in tre, e la mia squadra è una di queste tre. Ma ho un amico che soffre e aspetta di rivedere il Toro in serie A, ho un vicino di scrivania che seguirà il Napoli sul televideo, un altro che ancora sogna Pato Aguilera e ogni anno rischia la C. Il calcio è anche questo - o forse è questo - e non c'è perdenza nemmeno lì. C'è sfiga, in senso lato.
Insomma, Danie', ce semo capiti. Farei invasione di campo nudo per inseguire il triangolino fatato (e già che sono nudo, anche altri triangolini, così, nella folla). Abituato a non vincere, segnato dalle delusioni, devastato dallo spettacolo di un calcio sempre più assurdo. Questo sì. Ma, perdio, non mi crogiolo nella perdenza. Voglio la Vincenza, sperando sia una bella figa. (E torna, ti prego).
Tuo Settoruccio.
(nella foto, la Vincenza delle ultime 15 stagioni) Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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