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lunedì, luglio 26, 2004 THE CORRECT SVENTRAPAPERE
Il mondo - ma che dico mondo, l'Universo - della Figa (si noti l'uso della maiuscola) è tuttora ricco di luoghi misteriosi e imperscrutabili, nonostante i millenni trascorrano inesorabili e lo spazio per le sorprese tenda a ridursi progressivamente, un po' come la foresta amazzonica. Che l'uomo - inteso come genere umano portatore di membro virile - tenda naturalmente alla Figa (forse qui avrei dovuto usare la minuscola, ma per me la Figa è sempre maiuscola) è tutt'altro che una sorpresa, ovviamente. Anzi, trattasi di tensione del tutto naturale e assolutamente condivisibile, purchè non si scada nella mania patologica, nel cattivo costume o nel codice penale. Tutti noi - a parte gli omosessuali integralisti, detentori legittimi di altre voglie - tendiamo a quel magico triangolino e a quella fessura che ci nasconde un panorama fantastico, sempre uguale (anatomicamente, dico) eppure sempre nuovo (in senso lato, dico), in cui penetriamo (questo verbo è pertinente) con una curiosità bambinesca, un furore animale, un sentimento voluttuoso, una voglia tumultuosa, paragonabile a un'invasione di campo a San Siro per festeggiare altri tipi di triangoli, parimenti affascinanti, più freddi, plastificati ma - di fatto - assai meno raggiungibili. Così come Frodo nel Signore degli Anelli scollinava passi e superava anfratti per vedersi parare davanti spettacoli naturali da mozzare il fiato, così noi - inteso come genere mascolino dotato di appendice induribile - ci infiliamo (metaforicamente o meno, questo è lasciato alla generosità del Destino) in vulve accondiscendenti che ci regalano momenti di Paradiso, momenti che suggiamo golosi - noi, cazzo, abituati a Limbi senza nè capo nè coda oppure a ordinari Purgatori, del resto così è la vita -. Siamo tutti un po' Frodo, e qualcuno di noi è anche un po' Zanza e penetra in quantità superiore alla media, per poi raccontarlo al bar o in qualche forum telematico, per non dire in un blog. Noi normali leggiamo e sospiriamo, consci della nostra normalità e fieri della nostra naturale tensione, della quale ci accontentiamo, coltivandola e carezzandola, come una semifinale di Ciempions Lìg, nell'attesa che maturi una qualificazione dorata. E le sorprese di cui sopra? Ogni tanto spuntano, sì. Tipo quella di dover constatare, prove alla mano e comunicati ufficiali ufficialmente diffusi, che uno Sven Goran Eriksson, una faccia da brav'uomo, un Lord Brummel della pelota, un portamento da gentiluomo, un apparente gelido aplomb nordico, è in realtà un figaiolo incallito. Dietro quel volto quasi anonimo di svedese bruttarello, dietro quell'espressione da Lino Sotis del pallone, si cela un uomo che fa della vagina una ragione di vita, e perciò lo ammiro. Guardi Eriksson e lo immagini in poltrona a guardare cassette del Tottenham. E invece no. Deve essersi eccitato - forse per sbaglio - con qualche pornazzo per convincersi a lasciare la moglie svedesotta e, in sucecssione, per finire nella braccia dell'avvocatessa romana molto trendy, molto fuzzy e molto gnocca, per lasciare che la stessa facesse la pendolare Roma-Londra per potere inzuppare il biscotto nella giornalista anglo-svedese - ah, la nostalgia dell'utero scandinavo - e infine per dimenticare la giornalista, illudere l'avvocatessa e trombarsi la segretaria della Federcalcio inglese (dattilografa sì ma anche ex-modella, diavolo di un Goran), forse concupita durante le lunghe attese di colloqui con il presidente, o durante la presentazione di un rimborso spese, o durante la compilazione del Modello Unico (The Only Model). No, niente è impossibile di fronte a un triangolo ben assistito dalla carne intorno. Niente è impossibile nemmeno per quella faccia da Buon Padre Di Famiglia di Sven Goran. Saperlo così dannatamente trombatore è per me fonte di continuo trasalimento. E' come se scoprissi che Prodi si fa le canne sdraiato su un prato la notte di San Lorenzo, guardando le stelle cadere ed esprimendo un desiderio carnale: "Trombarmi la Melandri". Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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