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venerdì, giugno 25, 2004 QUELLE COME L'INTER Come avrebbe detto il primo Jovanotti: beh, dai, figata. L'Europeo affronta gli ultimi nove giorni senza Italia, Inghilterra, Spagna, Germania e Russia, che detto così fa abbastanza impressione. La Germania merita un discorso a parte: è un po' la Juve del calcio mondiale, non ti puoi mai fidare, ha sempre qualche risorsa (basti pensare a come è arrivata in finale all'ultimo Mondiale con una squadretta di seconda scelta). E quindi magari tra due anni la ritroveremo in alto, in grande spolvero e magari con una coppa in mano. Ma adesso, cazzo, è una pena totale e non invidio il futuro nuovo allenatore che deve preparare un Mondiale da giocare in casa, quindi con il quintuplo delle aspettative. Vedere la Germania con quattro o cinque oriundi dentro e con un paio di giocatori decorosi su 23, in un contesto tecnico e morale di spropositata tristezza, è stata la constatazione più lancinante di tutto l'Europeo. Lascerei perdere anche la Russia, il cui nome è sempre fascinoso e le cui misteriose promesse sono sempre un po' inquietanti, e poi come al solito si rivela squadra vacua se ce n'è una. Ma l'interismo di Italia, Spagna e Inghilterra va sottolineato. Tre nazionali di paesi-guida, di scuole importanti, di pubblici imponenti, di società magnoloquenti, di tradizioni secolari. E che non vincono più un cazzo. Non solo: che si complicano la vita, si autodepistano dagli obiettivi. I peggiori avversari di Italia, Spagna e Inghilterra non sono la Francia, il Portogallo e l'Olanda: sono, nell'ordine, l'Italia, la Spagna e l'Inghilterra. Non parlo di Italia perchè sono stufo. E parlo poco di Spagna perchè la sua puntualità a fallire gli obiettivi sta diventando leggendaria, nonostante stelle e stelline, meringhe e blaugrana: quella maglia rossa e quei pantaloncini blu scuro fiaccano qualsiasi talento e qualsiasi speranza. No, niente, parlo di Inghilterra. Tifavo Inghilterra, lo ammetto, per pura simpatia. Incredulo nel constatare che non vince più un cazzo dal 1966 nonostante da qualche anno, uscita da un lungo limbo di anonimato puro, abbia sfornato qualche più che discreto cervello e garretto calcistico, riaffermando la propria esistenza e il proprio ruolo non tanto di inventrice del calcio, quanto di moderna e credibile interprete. Ieri, scorrendo i nomi e guardando le facce, mi ero autoconvinto di trovarmi di fronte, se non proprio a uno squadrone, quantomeno a una formazione che non avesse niente da invidiare alle altre, e che anzi con certi giocatori potesse dire di avere qualcosa in più. Ieri l'Inghilterra ha per l'ennesima volta sconfitto l'Inghilterra. In un partita strepitosa - per atmosfera, gesti e podismo - ha replicato dolosamente la folle notte con la Francia, vivendo ancora la volta l'ebbrezza di condurre per tutta la partita, tirare progressivamente i remi in barca e farsi inculare sul traguardo. Strepitosi anche i supplementari, in cui mi sono chiesto quale sostanza avesse formito sottobanco ad almeno 10 dei giuocatori in campo. E fantastici i rigori, con quel dischetto che diventava cratere, con quello stupido di Beckham che buttava tutto all'aria, per la seconda volta in dieci giorni, lui e i suoi tatuaggi del cazzo, facessero giocare uno normale al posto suo, meno scemo, meno tamarro, meno fenomeno. Inghilterra batte Inghilterra ai rigori: il massimo dell'autolesionismo. Il mal comune, come noto, apporta un mezzo gaudio: sarà per questo che l'interista medio in poltrona apprezzava, ieri sera, l'endorfina pura della bella partita e l'inconfutabile esistenza in natura di altre squadre sfigate che non indossino necessariamente la maglia nerazzurra.
Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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