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il sito non ufficiale dell' interismo moderno

qui dentro, nel migliore dei casi, potreste trovare
interismi assortiti, snobismi vari, pettegolismi generici, enteroclismi intellettuali, sinistrismi moderati, sessualismi carpiati, divagazionismi interiori (ho finito gli ismi, sennò continuavo)







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mercoledì, giugno 16, 2004
 

QUANTO TEMPO

Non ho comprato la Gazzetta per puro sfinimento. Ho aperto il frigo e ho capito che dovevo fare la spesa. Non essendo di fretta, ed essendo stufo del solito tran-tran nei supermercati medio-grandi cittadini, ho diretto la macchina verso sud, 25 chilometri, destinazione La Madre Di Tutti I Supermercati, più vicina ai luoghi della mia infanzia-pubertà-adolescenza-giovinezza che non all'anonimo capoluogo che mi ospita da un tot di anni.

Non sono abituato a queste steppe del consumismo. Corridoi e corsie tanto larghi che ti potresti sdraiare. Parcheggio il carrellone nei pressi dell'immane scaffale delle spremute e dei succhi di frutta, dove potrei scegliere tra settecento aromi singoli e quattrocento shekeraggi. E infatti non riesco a vedere le marche cui mi affido di solito, in un melange di etichette che mi provoca un leggero capogiro. Una vocina da dietro - mia figlia, non la mia coscienza - mi indica un tipo sconosciuto, ma valorizzato dalla presenza delle figurine delle Bratz, ambiziose puttanelle protagoniste dei cartoni animati under 10. La corsia è enorme e deserta, ma c'è una mamma con figlia al seguito che arriva lemme lemme e parcheggia davanti alle Bratz alla pesca, impedendomi una veloce presa e facendomi imprecare alla sfiga del consumatore medio.

La mamma ha problemi seri ad accontentare la figlia, che avrà sì e no quattro anni ma ha un tempismo strepitoso, perchè indica un succo alla mamma, la mamma lo prende e lei dice: "No, l'altro". La mamma è molto più paziente di me, che cerco di allungare una mano verso il succo di frutta di queste troie delle Bratz, ma inutilmente. Io e la sconosciuta mammina oltrepadana sembriamo Loretta Goggi e Gianni Brezza in un balletto da varietà anni '70. Lei davanti, io dietro con movimento sincrono. La cosa inizia a divertirmi e, fatalmente, l'occhio mi cade su alcuni particolari fisici della mia antagonista. Moretta, magra. Sotto la maglietta bianca c'è uno di quei reggiseni ricamati. E sotto i pantaloni blu di lino c'è, indubbiamente, un culo più che discreto. Di fronte a questo dato di fatto, decido di attendere pazientemente che l'interessante mammina scelga il succo di frutta più gradito alla figlia e, ahimè, si tolga dai coglioni.

Cosa che avviene. Il bel culo sfila verso sinistra e io prendo la mia confezione di succhi da sei tetrapack, dove campeggia una zoccoletta che dice di chiamarsi Dana. Metto tutto nel carrello e mi pongo in posizione utile per l'ultima, fugace occhiata a misstress-belculo. Mi giro con lo sguardo già puntato verso la posizione mediana del corpo, ma quelle che vedo non sono due chiappe. E' la zona pubica. La mamma è girata verso di me, mi guarda e ride.

Lei: "Ciaooooooooooooooo".

Era al  liceo con me. Ha un paio d'anni in meno. Non la vedevo da almeno 15 anni. Facendo alcuni calcoli, circa 23-23 anni fa era molto innamorata di me. Ma all'epoca non la cagavo e lei la prendeva un po' malinconicamente ma senza drammi: ero preso dall'Inter e da altre fighe, cui peraltro tendevo in maniera del tutto hobbistica e blanda (di questo mio atteggiamento molto snob, in adolescenza, nei confronti della vulva mi pento da 22-23 anni circa).

Io: "Ehm, ciao"

Il viso tradisce i 15 anni che sono passati dall'ultima volta che l'ho vista, e i 22-23 anni che sono passati da quando a scuola mi tendeva agguati all'intervallo. Ma mi fa piacere come ha saputo conservare il resto. Sono uscito dal megamarket con un sorriso sospiroso: il tempo passa, cazzo, però ci conserviamo. Alle 6 vado a correre.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 14:37 |