www.settore4cfila72posto35.net il sito non ufficiale dell' interismo moderno qui dentro, nel migliore dei casi, potreste trovare interismi assortiti, snobismi vari, pettegolismi generici, enteroclismi intellettuali, sinistrismi moderati, sessualismi carpiati, divagazionismi interiori (ho finito gli ismi, sennò continuavo) Archivio
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mercoledì, aprile 28, 2004 LE GRANDI BIOGRAFIE DI SETTORE - 7 (fine) (rubrica di aggiornamento socio-culturale sul Grande Fratello, giunta ormai al termine, come del resto la trasmissione. Avete ancora una settimana di tempo per spandere saccenza dalla parrucchiera. Altrimenti stampatevi le precedenti puntate e portate il dossier al mare, dove potrete brillare in qualche conversazione postuma mentre vi ungete d'olio e chiacchierate col vicino d'ombrellone) KATIA Katia è nata a Chiesa di Valmalenco (Sondrio) il 27 settembre 1978 da una relazione clandestina tra Gino Bramieri e Silvie Vartan. I genitori sin dai primi giorni di vita intuirono le sue doti innate: nella nursery i due bebè vicini di culla fecero a pugni, divisi a stento da tre infermiere e una caposala, sostenendo entrambi di essere l'unico fidanzato di Katia. Mentre i due litiganti finirono in incubatrice, la piccola Katia sussurrò all'ostetrica: "Meno male, che palle questi uomini". A sei mesi mise il primo dentino, a sette le spuntò la frangia. Come successe a Carolina, anche la piccola Katia fu profondamente turbata da una frase che finì per sconvolgerle la vita. Un giorno Katia insisteva con la madre perchè giocasse con lei, ma la donna non poteva: faceva la pedicure in nero e aveva ancora una cliente da servire. Katia insisteva: mamma mamma mamma, giochiamo, mamma mamma mamma. La donna cercò di indurla alla pazienza: Katiuccia, ho ancora una signora, tra mezz'ora ho finito. E Katia: mamma mamma mamma mamma. Finchè la donna sbottò: "No, basta, ho una persona che mi aspetta fuori!". Katia restò senza parole e incapsulò la frase tra i princìpi cardine della sua vita. Nella Casa Katia si è distinta per alcune caratteristiche principali. Compagnona e paracula, non è mai stata nominata. Ha familiarizzato con Patrick, cui la lega lo stesso rapporto perverso che c'è tra Loredana Bertè e Renato Zero. Poi è entrata nel tunnel-Ascanio, facendosi intortare dal golfista ipnotizzatore, concedendogli qualche limonata e qualche palpata per poi stopparlo sempre sul più bello, quel classico e impagabile momento in cui la proboscide diventa una putrella. Due mesi di tira e molla che avrebbero stancato un mandrillo. Non Ascanio, obviously, che alfin l'ha posseduta davanti a pochi spettatori, tra cui io, in una trombata notturna sulla quale è calata una censura che neanche nello Yemen. Il duetto tra Katia ("Basta, cazzo, sei noioso e pesante, tengo molto alla mia libertà") e Ascanio ("Basta, cazzo, sei noiosa e pesante, tengo molto alla tua figa"), protrattosi per settimane senza una variazione di tono che non sia stata quella ciulata coperta dal segreto istruttorio, è allo studio del Censis come quinta causa di suicidio in Italia nel 2004 dopo le condizioni di salute, i drammi familiari, la solitudine e l'Inter. Katia - storia con Ascanio a parte - lascerà comunque due ricordi indelebili. 1) le sue improbabili mise vita-molto-bassa-tacchi-molto-alti, che la facevano sembrare una giraffa con il collo di Maurizio Costanzo; 2) il rapporto "con la persona che l'aspetta fuori", che probabilmente starà meditando decisioni importanti, come quella di optare per il delitto d'onore oppure qualla di chiedere asilo politico in Ruanda. Pare che negli ultimi giorni, ancora stravolto dalla vergogna, si sia rifugiato nelle campagne altoatesine. Un irridendista della Val Venosta, scambiandolo per un traliccio, ha tentato di farlo saltare con una bomba.
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