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giovedì, aprile 22, 2004 YURY UMBERTIEVIC BOSSIN Quasi 50 giorni fa un indeterminato coccolone colpiva Umberto Bossi, ministro della Repubblica e capo di un partito di governo. In 50 giorni si è saputo pochissimo, quasi niente se rapportiamo le notizie diffuse con l'importanza del personaggio. Tanto che nelle prime ore c'erano state facili ironie sullo stile di vita di Bossi e sugli accidenti che in tanti anni di politica si è attirato da milioni di persone: "Uè, gli è venuto l'infarto, così impara a fare il pirla". Poi qualcosa è trapelato, qualche bollettino medico l'hanno fatto, ma con molta circospezione. Una situazione molto strana. A un certo punto si è mosso addirittura il direttore del Corriere della Sera, che in un fondo in prima pagina l'ha detto chiaro e tondo: va bene la privacy, va bene il rispetto per le volontà della famiglia, va bene tutto, ma qualcuno può dire per favore all'Italia come cazzo sta un ministro e capo di partito? Sono passi quasi 50 giorni e oggi leggo che Bossi si è seduto in poltrona e comunica con una lavagnetta. Ha scritto: "Dolore". La D e la O le ha scritte bene, le altre lettere un po' meno. Sembra di parlare di un zio, no? "Come sta lo zio?" "Eh, dai, va bene: si è alzato e ha scritto una parola alla lavagna" "Fantastico. Zia, hai bisogno qualcosa?" E invece stiamo parlando di Umberto Bossi. Negli Stati Uniti il check-up del presidente è una sorta di atto pubblico, con qualche sortita nel ridicolo: gli americani sanno tutto della prostata, della glicemia e delle vene varicose di Bush, che forse è anche un po' eccessivo. Hanno seguito passo passo i duecento scompensi cardiaci di Dick Cheney, il vicepresidente, che miracolosamente sta arrivando più o meno intatto alla fine dei quattro anni. C'è molto real-show e yankeesmo in questa cosa, ma c'è anche la preoccupazione di sapere come sta l'uomo più potente del mondo, come sta il suo vice. La preoccupazione di sapere in che mani sono, visto che Bush potrebbe premere bottoni sbagliati o fare telefonate incaute. Bossi non è Bush, l'Italia non è l'America, per carità. Ma comunque in Italia c'è un ministro e uomo politico importante (anzi, fondamentale per gli equilibri di governo) che sta un mese e mezzo in rianimazione e di cui non si sa un tubo. La situazione è abbastanza odiosa: un altro ministro, Maroni, una ventina di giorni fa (con Bossi intubato e incosciente) aveva addirittura dichiarato di aspettare Bossi per la campagna elettorale, magari un Bossi che fuma meno e mangia meglio, ma un Bossi pronto a sostenere la Lega. Patetico. Bossi oggi è un uomo con una paresi alla parte sinistra, una tracheotomia che non gli ha ancora consentito di parlare e danni cerebrali ancora da valutare nella loro complessità. Vergognati, Maroni, le favole raccontale ai balilla di Pontida, sempre che ci credano anche loro. C'è un lato grottesco in tutto questo. Berlusconi, che dà del comunista a tutti, agevola e promuove un trattamento molto comunista dei dati personali. L'ictus con edema polmonare di Bossi assomiglia al raffreddore di Yury Andropov: va tutto bene, andava tutto bene, fino all'evidenza dei funerali in Piazza Rossa. Non ci saranno i funerali di Bossi, al quale umanamente sono più che vicino, perchè dev'essere una cosa terribile passare da un palco al respiratore automatico. Però Bossi è un uomo di governo, un ministro della Repubblica, il capo della Lega. E' un uomo che dovrebbe decidere qualcosa, ogni giorno, ogni ora. Dovrebbe gestire un partito e firmare atti di governo, invece scrive "Dolore" sulla lavagnetta. E' una mummia, praticamente. Un totem, un'icona, che va benissimo per la campagna elettorale, va davvero più che bene, perchè di parole siamo tutti un po' stufi. Meglio un Bossi zitto e dolente che un Bossi sul palco a far casino: io credo che nella Casa della Libertà - molto comunista nel trattare le vicende personali: che stiano cercando voti a sinistra? - il ragionamento sia questo. Vorrei solo ricordare che, a parte i dati più cruenti e intimi della cartella clinica, la privacy di un uomo pubblico - di un uomo così pubblico - è nulla. E che imbalsamare un uomo vivo non è un gran segno di rispetto, nè per l'uomo che per chi attende notizie. Mi piacerebbe che un giorno Bossi, riacquistata la verve e la parola, mandasse in culo i suoi amici: "Uè, sono vivo, mi tira ancora, Roma Ladrona, tiè".
Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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