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venerdì, aprile 16, 2004 GLI AGRUMI DI SICILIA Le vertenze sindacali si seguono sempre un po' distrattamente, forse troppo, finchè non ti toccano almeno un po'. Di certe vertenze che non siano quelle degli autoferrotranvieri o dei controllori di volo facciamo fatica ad accorgerci. O, mediamente, ce ne fottiamo. A volte ci restano impressi cortei, slogan e striscioni. Poi, come di certa pubblicità che scorre in tv, non ricordiamo i protagonisti. Chi erano, metalmeccanici o agricoltori? Boh. E via alla pagina dello sport. A qualche chilometro in linea d'aria da qui, mentre digito a pancia satolla e fuori piove, la Yomo vive una crisi profonda. Mai e poi mai avrei pensato che la Yomo potesse andare vicina alla chiusura. Sarà che lo yogurt dà un'idea di salute, non so. Sarà che compro yogurt della Yomo da tempo immemorabile, e se fosse per me probabilmente sarebbe quotata a New York e tutte le sere capeggerebbe il listino del Nasdayogaq, quello dei titoli tecnologici e latticini assortiti. Poi capita che la famiglia che possiede la Yomo se ne voglia disfare, capita che ci si accorga - in trattative come questa - che gli operai sono sempre troppi per chi deve subentrare. Capita anche che chi voleva subentare poi non subentri e si blocchi tutto. Capita che ci sia un nuovo subentratore - è la Granarolo - che è molto interessato e anzi ha già firmato carte e trovato garanzie, ma la Yomo non è una fabbrichetta, ha 400 dipendenti e non è tutto così semplice. 400 dipendenti che da parecchie settimane vanno in azienda a far niente, se non a stendere lo striscione davanti al cancello e ad origliare i discorsi dei sindacalisti, poco speranzosi e molto incasinati. Ogni tanto fanno ripartire i macchinari. Giusto qualche ora. Poi di nuovo stop, tutti dietro lo striscione. Tutti i giorni. Potremmo fottercene anche della Yomo, figuriamoci, e comprare Muller o Vipiteno o quel cazzo di yogurt che volete. Magari sono anche più buoni. Ma io non lo so, ho sempre preso Yomo perchè non ha i pezzi dentro e a me lo yogurt piace senza pezzi dentro. Poi ha un gusto - gli Agrumi di Sicilia - che mi piace da morire, dove l'aspro dello yogurt magro si miscela all'aspro dell'agrume in un festival di asperità che mi titilla la papilla mentre leggo il primo giornale della mattinata, da solo, in cucina. La crisi della Yomo, a un certo punto, è diventata visibile. In diretta da tutti i supermercati. La porzione di scaffale riservata alla Yomo ha cominciato a spopolarsi. I primi a scomparire sono stati gli Agrumi di Sicilia - non sono l'unico fan, evidentemente -, poi la banana, la fragola e via discorrendo. La gente comprava Yomo ignara, ma il supermercato non rimpiazzava la merce perchè non ne arrivava più. Per un po' sono rimasti i gusti un po' del cazzo (quello bianco, quello al malto). Poi più niente. Poco fa, al Gs, ho visto tre confezioni da due di yogurt Yomo ai mirtilli neri. Scadevano il 13 maggio. Non li ho presi - lo dico davvero - perchè rimanesse sullo scaffale un qualcosa marcato Yomo, a testimoniare che qualcosa c'è, si muove, e ogni tanto arriva. Non posso farci niente, io, per la Yomo. Posso solo fare il tifo per la Granarolo e la sua lungimiranza e il suo portafoglio, perchè tenga quanti più operai possibili. Io non conto una beata fava ma sto attuando una personalissima forma di protesta: non compero altri yogurt. Aspetto che tornino prima o poi gli Agrumi di Sicilia, che stapperò alle nove di una mattina qualunque come fossero una bottiglia di Veuve Cliquot.
Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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