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martedì, marzo 23, 2004 IL CHINO E' VICINO (all'uscio) Caro Chino, bisogna darti atto che la voce non l'avevi alzata mai. Del resto uno col tuo stipendio la voce non dovrebbe alzarla, anzi, dovrebbe starsene zitto, nascosto, inquattato. Ecco: in ogni discorso che ti riguarda c'è un pro e un contro, c'è una considerazione e subito dopo una tesi a sfavore. Tu, la tua classe, il tuo talento. I soldi che prendi. La casella dei tuoi risultati, tuoi e nostri purtroppo, dove campeggia uno zero tipo O di Giotto. A proposito di zeri e di circonferenze, il tuo sfogo dopo Ancona-Inter è un cerchio che si chiude. Sei stato il migliore in campo, hai maramaldeggiato, tirato, passato, inventato. Tutto questo nella partita con una squadra che è ultima a 60 punti dalla prima. (E vorrei ricordarti che noi siamo quinti a 27 punti dal Milan). Dici che dopo sette stagioni di Inter ti senti poco rispettato, trascurato, sempre messo in discussione. E' verissimo. Ma capirai, Chino, che in sette stagioni ci siamo un po' rotti i coglioni di vederti fare il fenomeno con Lecce, Siena, Reggina e Ancona, e di scomparire nella partite che contano, dove a volte sembri un ragazzino della Primavera mandato in campo a tappare un buco. Capirai, Chino, che fare il fenomeno ad Ancona non cancella i tuoi match da uomo in meno, o gli appuntamenti puntualmente mancati, Capirai, Chino, che non passerai alla storia per 47 gol segnati nell'Inter, di cui almeno 30 tanto belli quanto clamorosamente inutili. E capirai, Chino, che i tuoi flop - gli ultimi, devastanti, nei derby della semifinale di Ciempions - sono cancellabili solo con imprese contrarie e opposte: dovresti farci vincere derby, big-match, coppe, scudetti. Imprese immani per chiunque indossi la casacca che ci è cara. Figuriamoci per te, grande classe e piccolo uomo. E dire che di privilegi ne hai avuti. L'innamoramento di Moratti per te, al limite del rapporto contronatura, è una delega in bianco che ti hanno sempre fatto trovare accanto al pazzesco assegno del tuo stipendio. Sei stato un campione a prescindere, e forse non ti sei sentito in dovere di dimostrarlo sempre. Solo ogni tanto, con squadre deboli, che ti lasciano spazio, ti aprono vasti territori, ti dicono "prego si accomodi, ci faccia vedere il suo sinistro da dio". Nella tua situazione, passare da potenziale campione planetario a giocatore più sopravvalutato della storia è stato un percorso più breve e immediato di quanto si possa immaginare. Tu, Chino, diciamocelo, hai un'aura maradoniana nel collegamento neuronale tra il cervello e il piede sinistro. Sei uno che con quel piede può fare quello che vuole. Sei uno che alza la testa, fissa un punto e recapita il pallone proprio lì. Il gol di domenica è un gol da campione. Nei hai fatti altri così, e anche più sfavillanti. Nessuno discute il tuo piede. Il problema è il cuore, il cervello. Sei uno che regolarmente si squaglia di fronte alle difficoltà. Sei uno che non ci hai mai fatto vincere una partita che conta, mai. Solo con la Roma, ma la Roma per noi è uno strano caso a parte in questi anni di carestia. Juve e Milan, tzè: chi ti ha mai visto con Juve e Milan?Trascurarti, a volte, è stato un dovere. Di te non ci si può fidare, Chino, ma proprio no. Certo, ti hanno fatto fare l'ala, ti hanno sballottato di qua e di là, ti hanno imposto ruoli ingrati. Ma tu, cazzo, tu hai quel piede lì. E' a quelli di talento che si chiede un sacrificio, mica a Macellari o Vivas. Tu ci lascerai il ricordo di qualche lampo e l'immagine della tua faccia affannata quando le cose non vanno, cioè quasi sempre. Quel broncio da bambino uruguagio, quelle sopracciglia spioventi, quegli occhi lucidi, quella bocca alla ricerca di ossigeno, quel vagare per il campo che non vuol dire una sega. Eravamo nello stesso posto tu e io, Chino, quel 5 maggio. Io seduto in Montemario, tu seduto in campo. Una delle tante cose che non si dimenticano e che renderanno più lieve il momento dei saluti.
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