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venerdì, gennaio 30, 2004 UNA GIORNATA PARTICOLARE Adesso faccio così. Vado in ufficio, faccio il brillante, due parole con tutti, offro caffè, racconto barzellette, gigioneggio al telefono, ballo sulle scrivanie come quel matto di Pablo. Poi, all'ora della riunione, mi do malato. Ma come, diranno gli altri, due minuti fa era lì che sembrava Benigni alla consegna degli Oscar. Immagino il mio vicino di scrivania che spiega costernato: no, niente, si è sentito improvvisamente male, mi ha detto: sono malato, vado a casa, ci vediamo alla riunione del pomeriggio, arrivederci a grazie. Si avvicina la riunione del pomeriggio ma io faccio il cazzone e non mi alzo dal letto. Mi chiamano: senti, è importante che ci sia anche tu. Ragazzi, sono malato, cazzo, cercate di capirmi. Senti, mi dicono, e se venissimo a casa tua? Parliamo dieci minuti e ce ne andiamo. Massì, bella idea, vi offro il tè, venite, bella idea, riunione a casa mia. Allora dall'ufficio partono in cinque. Prendono su carte e cartelle, block notes e biro, e partono verso casa mia. Chiedono al portinaio e lui dice: quarto piano. Suonano al campanello e io da dietro la porta dico: no ragazzi, scusate, ma sono malatissimo, non ce la faccio. E loro da dietro: ma come, scusa, cazzarola, siamo venuti qui e non ci apri la porta? Non ce lo potevi dire prima, diobono? E io: ragazzi mi spiace, sono malato, non so cosa dirvi, molto malato, e adesso scusatemi che torno a letto. Da dietro la porta mi sembra di sentire un vaffanculo, poi sento il rumore della porta dell'ascensore. Che figlio di buona donna che sarei, vero? Beh, perchè allora lui lo può fare e io no? Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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