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martedì, gennaio 20, 2004
 

DR. MASSIMO E MR. MORATTI

Come non volere bene a Massimo, all'amore viscerale per l'Inter che fu di suo padre, al mega-petroliere con la moglie fricchettona e ambientalista, al multimiliardario che ritorna bambino allo stadio, al folle che se lo chiami a casa è capace di risponderti al telefono e di star lì a difendere Recoba? Come non volere bene a un presidente amabilmente spendaccione, alla sua faccia cordiale, ai suoi modi da signore, al suo cuore perso dietro a due colori, a uno che prima della partita scende in rosticceria a comprare arrosto e patatine perchè nessuno ha voglia di cucinare? Come non volere bene a uno che fa beneficenza, quella vera, dà i milioni a Gino Strada, se c'è il blocco del traffico va allo stadio in bici, se c'è una causa da seguire lui la segue? Come non volere bene a uno che insegue il tuo stesso sogno?

E come non considerare un fallimento Moratti, nove anni di campionati persi, una coppetta Uefa come unica consolazione, uno scudetto buttato via a 50' minuti dalla fine, 13 allenatore triturati come uno Zamparini qualunque, cento acquisti sbagliati, duecento affari quantomeno dubbi, tanti giocatori sopravvalutati, qualche gioiello svenduto, una società elefantiaca nella struttura e terribilmente modesta nelle professionalità? Come non considerare un fallimento uno che assembla e mantiene una corte dei miracoli con stipendi a cinque zeri e una squadra di mammalucchi con stipendi a sei zeri? Come non considerare un fallimento uno che pensa e ci ripensa, parla e ci riparla sopra, prende decisioni spesso assurde, insegue vanamente ogni obiettivo disperdendo per strada euro e calorie, imbocca sempre la strada più lunga, sceglie sempre il bivio sbagliato? Come non considerare un fallimento uno che investe l'iradiddio in un progetto e non alza la voce, non si impone, non tira le briglie, non tiene il timone? Come non considerare un fallimento uno sistematicamente vittima delle sue ansie, delle sue voglie, della sua impazienza, sia pure per inseguire il sogno di cui sopra?

Sono profondamente dispiaciuto per Massimo, e quasi esulto per Moratti. Moratti ha reso Massimo un presidente amabilmente imperfetto, e qualche volta un dirigente decisamente pernicioso. Quindi ammiro Moratti per avere fatto la cosa giusta, e dico a Massimo di prepararsi a cambiare vita. Ora che entrambi staranno un po' più sul divano di casa che a Telelombardia a dire cazzate, forse l'Inter può imboccare una strada nuova, migliore, meno frenetica, più lineare, meno folle, più sensata. Ora chiedo a Moratti di tornare ad occuparsi di barili, e invito Massimo a completare l'opera. Massimo, fa' il padrone. Tu sei uno di quelli troppo buoni per tagliare teste, fare culi a raffica, punire, multare, segare. Ma ora sei finalmente nelle condizioni - tu, così irresistibilmente incapace di intendere e volere nel pieno delle tue funzioni - di prendere delle decisioni facendole firmare ad altri. E' una chance che devi cogliere, Massimo. Fa' il padrone, una buona volta. Tu ci metti soldi e l'anima, ora lascia che gli altri ci mettano la faccia. Fagli fare il lavoro sporco che non hai mai saputo fare. Siediti alla scrivania di casa, senza lacchè e rompicazzo tra i piedi. Tira qualche riga, taglia qualche ramo secco. Non ti vede nessuno. Non ti intervista nessuno. Non devi dire niente a nessuno. Fa' il padrone. Poi alza il telefono e manda Facchetti. Si fa così, fìdati. E' la tua occasione, Massimo. E' la nostra occasione. Resta in pantofole e rifonda questa società. E' meno divertente che andare in trasferta con la squadra, ma può dare soddisfazioni. E risultati, sì, risultati. Risultati: una parola a te quasi sconosciuta. Fa' il padrone. E il prossimo scudetto, venga quando venga, sarà moralmente tuo, chiunque se lo cucia sul petto.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 01:07 |