www.settore4cfila72posto35.net il sito non ufficiale dell' interismo moderno qui dentro, nel migliore dei casi, potreste trovare interismi assortiti, snobismi vari, pettegolismi generici, enteroclismi intellettuali, sinistrismi moderati, sessualismi carpiati, divagazionismi interiori (ho finito gli ismi, sennò continuavo) Archivio
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martedì, febbraio 28, 2006 Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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No, non questo Brando. E' che non trovavo la foto. Intendevo "Il Signor Brando", quello della Settimana Enigmistica, quello dei casi strani e degli indizi strani, e tu non capisci un cazzo e corri a pagina 46 a leggere la soluzione perchè sennò non riesci più a pensare alle cose della vita. Ditemi voi se il caso di Valery Kuzin (poverino: a parte gli scherzi, la cosa è molto seria) non è degno del Signor Brando. Valery Kuzin è il vicepresidente del comitato olimpico russo, ricoverato sabato pomeriggio mezzo morto all'ospedale Molinette di Torino con gravi ferite al volto e alla lingua e salvato solo grazie a una tracheotomia. Nessuno ha ancora capito cosa è successo. Lui è in coma farmacologico e quindi non parla. La moglie e il figlio, che erano a Torino anche loro per le Olimpiadi, non sanno nulla. Kuzin al momento del ricovero non era ubriaco e nemmeno drogato e i soccorsi li ha chiamati lui. A quelli del 118 ha raccontato di essere stato vittima di un incidente stradale mentre si trovava a bordo di un taxi. Del tassista nessuna traccia. I medici definiscono "poco probabili le cause del trauma facciale e delle altre gravissime lesioni per un colpo sul parabrezza". Del resto, avrebbe dovuto essere seduto sul sedile posteriore, visto che era su un taxi. E allora perchè le ferite, le convulsioni, il soffocamento? E' stato aggredito? Tutti pensano di sì. Ma perchè lui ha parlato di un incidente sul taxi? E perchè non si sono tracce dell'aggressione? La delegazione russa, intanto, ha deciso di tornare in Russia. Cazzo, ma come si fa? Non è mica Il Signor Brando, che vai a pagina 46 e capisci tutto. Tornate indietro e aspettate Kuzin, porca miseria. Non ci sono più le delegazioni di una volta. Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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15:50
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SAN SENO
Il 25-26 per cento del capezzolo di Ilary Blasi è l'unica cosa che resta di Sanremo. Un capezzolo stile fase lunare che è spuntato da un vestito che agevolava un casino. Per il resto, nulla. Il festival fa talmente cagare che lo stesso Panariello ha dovuto ammetterlo, segnando una netta linea di demarcazione tra l'onestà intellettuale del conduttore medio e quella del mondo del calcio. Panariello ha appena detto: lo spettacolo è lento, ci sono troppi spot, dobbiamo limare i tempi, Travolta è venuto a rubare il cachet. E' come se Giraudo avesse detto: scusateci, siamo antipatici, gli arbitri ci favoriscono e ci droghiamo una cifra. Non è riuscito a dire, Panariello, che le canzoni fanno schifo. Sarebbe stato epocale. Magari lo dirà nella conferenza stampa di domani. Resta un mistero. La canzone della Oxa. La storia del testo segreto, poi trapelato, eccetera eccetera. Non che ci dormissi di notte, per carità. Ma forse 'sta cosa della segretezza era vera, e non una montatura come pensavo io. Era talmente segreto, il testo, che non lo sapeva neanche la Oxa. Quando vedo una che si presenta sul palco e canta con un foglio in mano, dio mio, vado in paranoia. E' come se Totti, prima di tirare un rigore, ripassasse le dispense di Coverciano. Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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lunedì, febbraio 27, 2006 SCOPETTONE DREAMIN' (A TRUE STORY) (romanzetto itinerante che al confronto Kerouac era uno che andava in vacanza a Loano) - OTTAVA E ULTIMA PUNTATA - Torniamo al bar provvisorio del palaghiaccio dove nel frattempo è arrivata Sister, sfruttando la puntualità della tradotta olimpica (pare abbia viaggiato nella toilette per evitare il controllore, campione piemontese di biathlon). la densità di blogger nel baretto di Pinerolo è superiore a ogni altra area del mondo conosciuto, ma non ci facciamo caso. Sister, che ha i biglietti per le partite del pomeriggio, segue il curling da quando aveva otto anni e rimase folgorata da questo simpatico sport durante una gita nella vicina Svizzera. Tornata a casa, tirò una pentola a pressione dritta su una tibia di una vecchia zia, spezzandola in più punti. "Così impari a stare nella house mentre vado a punto", disse la giovane Sister mentre la zia si contorceva in corridoio e correggeva mentalmente il testamento. In ricordo di quell'episodio, e in ossequio a una mai sopita passione, Sister si è fatta tatuare un rink tribale sulla natica destra e, più recentemente, la faccia di Retornaz sul seno sinistro. Quando entriamo nel baretto, dove Nino D'Angelo cerca subito di rifilarci una brioche calda che maneggia con una pinza da vaporista, scopriamo che Sister non è sola. Con lei c'è il Keniano con una cuffia da giamaicano, e io avvinto da tutta questa nigrizia lo abbraccio riconoscente e lo invito a farci tre giri dell'isolato a quattro e mezzo al chilometro. E poi c'è uno strano tipo affabile e distinto, con la sciarpetta alla Mancio, che non nasconde di strafottersene del curling e dello spirito olimpico: "A che ora inizia?", chiede. Tra cinque minuti, gli diciamo. "Ah, allora faccio a tempo a scofanarmi un altro panino con i crauti. E quanto dura?" Due ore abbondanti, gli diciamo. "Figa - dice ruttando - entro direttamente nel secondo tempo. E chi gioca?" Le donne, gli diciamo. "Mavaffanculo. Regalo il biglietto ai bagarini e vado a vedere Natale a Miami". La comitiva varesotta si avvia comunque verso il palazzetto, compreso il recalcitrante gagà, e ci congediamo con molta commozione. Nella confusione degli abbracci cerco di limonare con Sister che mi fa: "Scusa, e se hai l'aviaria?". "Hai ragione. Viva l'Italia". "Sector, sei un uomo vero. Magari ci infrattiamo alla Mezza di Monza nel deposito borse". Loro vanno al palaghiaccio e noi, invece, torniamo in macchina con una ritualità quasi fastidiosa: Doug non chiude la portiera e Late Woman ci appioppa gianduiotti. Stanchi ma contenti (ma stanchi) (ma contenti) torniamo a Torino. Riportiamo Late Woman nel luogo esatto dove l'avevamo incontrata. E per incanto lei esce dalla macchina, ci saluta e scompare nella nebbiolina. "Come si chiama questa zona, Twin Peaks?", faccio a Doug. "Riportami subito a Milano", mi farfuglia atterrito con quattro gianduiotti in bocca. C'è un po' più di traffico, la Torino Olimpica ha finalmente preso vita. Al semaforo vedo cadere un fiocco di neve sul parabrezza. "Nevica". "Impossibile". Ma quando siamo in autostrada si scatena la tormenta. Il cartello dice Asti ma sembra di essere a Lillehamer. Auto e pullman procedono in colonna a cinquanta all'ora. Mi bussa al finestrino uno della Protezione civile che, da un sidecar, mi chiede se voglio un the. Doug, per reazione nervosa, comincia a telefonare a tutti i suoi numeri in rubrica: "Oh, non ci crederai, nevica duro". "Ma dove sei?" "Sulla Torino-Piacenza, in piena bufera" "E da dove arrivi?" "Ero a vedere il curling" "Mavaffanculo, scherzi sempre tu". "No, non riattaccare, chiama i soccorsi". Mentre siamo ormai convinti di morire d'inedia nell'auto sepolta dalla coltre bianca, usciamo dalla bufera e deviamo verso nord. Arriviamo al casello esattamente 12 ore dopo averlo lasciato nel buio della notte. Siamo troppo precisi, cazzo. Ci congediamo virilmente ma con il groppo alla gola. "Questa impresa resta negli annali". "E come facciamo a superarla?". Ci guardiamo un attimo negli occhi, tipo Brokeback Mountain. La butto lì, con un fil di voce: "Andiamo a fare la maratona di New York, ma viaggiamo in nave". Vedo Doug annuire e poi andare verso la sua macchina. La giornata è davvero finita: controllo, ma ha chiuso la portiera al primo colpo. Punto verso casa, e le palpepre cominciano a pesarmi come due stone di un extra-end. (fine)
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MERINGHE SCADUTE
Devo dire che anch'io, se fossi stato il presidente del Real Madrid, mi sarei davvero rotto i coglioni. Chissà se il carrozzone, ora, andrà avanti da sè. Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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MA COSA TI ABBIAMO FATTO?
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LE OLIMPIADI MI MANCANO GIA'
(senza commento) (viva il dissenso, comunque, specie in questa forma) (anzi, queste forme) (lo confesso, ho un debole per le modelle polacche di nome Justine che vengono in Italia a riaffermare i valori della democrazia a loro rischio e pericolo. Viva la Polonia, viva lo sport, abbasso la Juve, passion lives here) (anzi, there)
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domenica, febbraio 26, 2006 DATE RETTA A UN PIANGINA Dopo dieci anni Moratti ha realizzato di non contare un cazzo. Si era probabilmente accorto da tempo di non contare un cazzo lui stesso, Moratti Massimo fu Angelo, mentre pensava che le bacheche (polverose) e i colori (gloriosi) dell'Inter rifulgessero di luce propria anche in mezzo a un mare di squali e di corsari, e che al nome Inter si sentissero rimbombare i tuoni e che intorno fosse sempre e comunque un festival di inchini, rivolti quantomeno alla memoria del tempo che fu. Nell'ultimo mese ha finalmente capito anche quest'ultima, dolorosa, ineluttabile cosa: l'Inter non conta un cazzo. Ripetiamo: nel calcio dell'innaturale sodalizio Juve-Milan, nel calcio Gea, nel calcio Sky-Mediaset, nel calcio Galliani presidente della Lega (votato anche dall'Inter), l'Internazionale Fc non conta un beato cazzo. La cosa buffa è che se ne accorge, Morattuccio nostro, per un caso marginale, la squalifica di Adriano. La seconda cosa buffa è che su questo marginalissimo caso - un goffo schiaffone che il destinatario non ha nemmeno ricevuto sul muso - il calcio italiano sta dibattendo da giorni, in un rumore di vetri grattati, con qualcuno che sta cercando di affermare la serietà della prova tv. Sono due argomenti che mi stanno molto a cuore. Moratti. Il patron l'ha detto chiaro e tondo: la Federazione non ci rispetta e io non rispetterò più la Federazione. Oggi, in tribuna, è stata tutta una risata sarcastica rivolta a quel mondo che non lo rispetta, materializzatosi ad un certo punto in campo sotto forma di un arbitro (tale Dondarini, in teoria un emergente, almeno fino a oggi) che ha complicato la partita più semplice del mondo, sbagliando lo sbagliabile e producendosi nell'espulsione diretta di Samuel per un intervento che rivaluta quello contestatissimo di Muntari in Juve-Udinese, che al confronto era da legge marziale. Ma di oggi non val la pena parlare, chi se ne fotte. Voglio solo dire che non mi è piaciuto il Moratti di oggi. Mi ha lasciato un po' di amarezza dentro. Forse perchè in genere non mi piacciono queste piazzate isteriche. Ma ho anche 'impressione che non mi sia piaciuto perchè a) ha ragione b) ma i fatti danno comunque torto a noi. O forse danno torto al calcio intero. Mi spiego. Per me la stagione si riassume in Juve-Inter e Inter-Juve, sei punti loro e noi zero, noi non-inferiori ma loro superiori (non so se è chiaro). Stop, morta lì. Il verdetto è inequivocabile, solare, incontestabile. La Juve è più forte dell'Inter e nessuno ha niente da dire. E' il calcio stesso che scopre il suo cancro quando manda Dattilo e Palanca a sistemare le cose senza che ce ne sia bisogno. Poteva essere un altro campionato, al di sopra di ogni sospetto. Ecco perchè mi amareggia Moratti. Perchè ha torto (non siamo comunque a livello della Juve) ma ha anche ragione (la Juve conta, noi non contiamo un cazzo e nessuno perde mai l'occasione di ricordarcelo, anche in maniera plateale e un po' guappa). L'anomalia del caso Adriano è l'ultimo sberleffo. Il procuratore federale - la Federazione, cioè - ha ricorso contro l'assoluzione di Adriano - contro l'Inter, cioè -. Non è mancanza di rispetto, come la chiama Moratti. Potremmo essere fraintesi, l'Inter non chiede più rispetto delle altre. Io lo chiamerei accanimento. E chiederei: chissà se, a parità di situazione, il procuratore federale - la Federazione, cioè - avrebbe ricorso contro la Juve o il Milan. Mmmmh. Prova tv. Per la seconda volta - guarda caso, con l'Inter sempre di mezzo, ma pensa te - la prova tv viene applicata in un caso in cui la stessa tv, come mezzo, non chiarisce quello che sta riprendendo. Negando, insomma, di essere una prova. Samuel viene squalificato per uno sputo a Nedved. Sembra tutto chiaro, poi dalla telecamera dall'alto si vede che Nedved è a cinque metri da Samuel. Eppure niente, non venne ritenuta valida nessun'altra prova e si confermò il verdetto contro ogni successiva evidenza. Adriano viene squalificato per un ceffone a Grandoni. Grandoni non cade, non si rotola, non richiama l'arbitro, non dice una madonna. In pratica, non denuncia Adriano. Ma la tv l'ha ripreso, il filmato è sufficientemente esplicito e Adriano viene squalificato. Poi Grandoni - la parte lesa - chiarisce: lo schiaffo mi è arrivato sulla mano, e comunque non c'è nessun problema, è stato un normalissimo scazzo, non mi voleva fare del male, e comunque non me ne ha minimamente fatto. Si rivede il filmato: toh, è vero, sembra che lo prende sul muso ma invece no. In appello viene assolto. Poteva essere un segnale: la tv a volte inganna, scusateci, tutto a posto. Macchè. E non c'entra la conferma postuma della squalifica. La "cassazione" del calcio, il giudizio di terzo grado, ha dato solo una motivazione tecnica di legittimità, non di merito, e tra le tre sentenze è forse quella più oggettiva. Il punto è prima: ancora una volta, la tv ha rappresentato una realtà virtuale diversa dalla realtà reale. Tra Samuel e Nedved c'erano 5 metri, Adriano colpisce Grandoni a una mano. Ci siamo? La tv, però, ha rappresentato un'altra cosa, una cosa diversa. Ma allora, scusate, che cazzo di prova è, la prova tv? E' random, è fiction: tenetevela, se vi piace. A questo punto, perchè non estrarre un numero a fine partita, come per l'antidoping, e decidere una squalifica a caso? (sicuramente la Juve scalderebbe le palline giuste, quelle di Zalayeta e Olivera) Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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sabato, febbraio 25, 2006 SCOPETTONE DREAMIN' (A TRUE STORY) (romanzetto itinerante che al confronto Kerouac era uno che andava in vacanza a Loano) - SETTIMA PUNTATA - Dopo tre end comincio a perdere la voce e taccio, avvinto dallo spettacolo delle stones. La donna chiamata Ritardo mi chiama in causa solo per questioni tecniche. Mi fa toc toc sulla spalla, proprio mentre stavo facendo il punto mentale sui quattro match in svolgimento, e mi spara lì una domanda: "Scusa, Sector, ma non c'è la fine primo tempo?" E io, guardandola sprezzante: "Ti confondi con il cinematografo. Va là, dammi un gianduiotto". Mentre mi inebrio di gianduia e penso a queste sciacquette che la mattina dormono come ghiri e non sanno un cazzo di sport, i commissari di campo alla fine del quinto end di ogni partita decretano sei minuti di stop. Late Woman mi guarda come se le avessi toccato una tetta a tradimento: "Ehm, dev'essere una regola che hanno introdotto ultimamente, mi pare che in Estonia abbiano deciso di non applicarla perchè è un cagata", faccio io con nonscialàns. Intanto Doug familiarizza con un tizio che assomiglia ad Ernst di Hannover e magari è proprio lui, del resto siamo alle Olimpiadi. Parlano di curling e di spirito olimpico. Quando inizia l'intervallo di Italia-Finlandia si alza e ci fa: "Vado a farmi una canna con questo cagacazzo". Io e Late Woman invece andiamo a cercare viveri, ma tutto il palaghiaccio è in coda al bar e desistiamo. Le avrei chiesto un gianduiotto per placare la fame, ma era ancora incazzata per la storia del primo e secondo tempo. Torniamo ai nostri posti dove assistiamo al lento declino dell'Italia, che non riesce a tenersi dietro quei marcantoni della Finlandia e alla fine cede. Retornaz non basta, titolerebbe la Gazza se si occupasse minimanente di curling invece di sfinirci col pallone. Termina la partita e applaudiamo i contendenti. Ma la sconfitta non ci guasta la giornata, densa di emozioni a cinque cerchi. Resteremmo lì, usciamo a malincuore. Anche perchè, fuori, comincia a piovere. Non ho più voce, e quindi tocca a Doug chiedere informazioni per una pizzeria. Gliene indicano una decina, che non troveremo mai. Entriamo in macchina e Doug fa: "Porca troia, piove dentro". E io, esalando l'ultimo rantolo: "E certo, chiudi bene quella cazzo di porta". Late Woman non contribuisce a stemperare la stanchezza e il nervosismo: "Andiamo, mammalucchi, ho una fame che mangerei un cigno morto". Così ci inoltriamo verso il centro di Pinerolo. Pizzerie zero, bar a centinaia. Ne scegliamo uno con l'abilità del rabdomante: mai visto un bar con i prezzi dei panini così bassi. Doug tira fuori il palmare, fa due conti e ne ordina diciassette: "Spendo meno che per cappuccio e brioche a Milano". Quando paga il conto, si accorda con il barista per un invio di panini per postacelere: "Mi lasci la partita Iva, rimaniamo in contatto, la prego". Ma poi tronca la trattativa. Dobbiamo andare, abbiamo un appuntamento. (fine settima puntata) Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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UNA RISATA LI SEPPELLIRA' Sono senza parole. Peraltro, avendo già scritto tutto prima, sono autorizzato a stare zitto.
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venerdì, febbraio 24, 2006 SCOPETTONE DREAMIN' (A TRUE STORY) (romanzetto itinerante che al confronto Kerouac era uno che andava in vacanza a Loano) - SESTA PUNTATA - Finalmente dentro il palaghiaccio dei nostri desideri, sembravamo Alice 1, 2 e 3 nel Paese delle Stones. Guarda il rink, (oh i rink! quattro rink, tutti belli levigati, bianchi rossi e blu, i rink, i rink!) guarda le telecamere, guarda il maxischermo, guarda le tribune, guarda... "Guarda Retornaz, porca troia!" faccio io mettendomi a correre lungo la balaustra come un quindicenne infregolato che ha visto Pamela Anderson senza reggipetto. Dalla parte opposta i nostri quattro alfieri, più la riserva, stavano facendo stretching seduti per terra. "Guarda, fanno stretching", faccio io. "Minchia, fanno stretching", conferma Doug. "Minchia, lo volete un gianduiotto?", incalza Late Woman che intanto sbatacchia le palpebre mascarate al passaggio della squadra statunitense, vestita come Tiger Woods. Scatto d'istinto trenta-quaranta foto dello stretching, finchè mi accorgo dell'affastellarsi del materiale a bordo rink: "Guardate, le stones, le scope, le suole. Questo è il curling, curling diobono", dico ormai in piena trance agonistica scattando foto a ripetizione mentre un norvegese mi guarda strano. Poi inizia il riscaldamento sul ghiaccio (dio mio, da quanto tempo volevo poter scrivere una simile assurdità, però reale). Retornaz scivola, partono le prime stones, è tutto un fruscio, e ogni tanto pack pack pack, il rumore della bocciata. Sul rink è un brulicare di gente che sembra volare e bollitori Alessi che vanno e vengono, un mondo fatato che mi fa dimenticare lo 0-0 di Livorno-Inter. "Oggi è il compleanno di Zandegiacomo", fa lo speaker. E noi, in coro come le Coconuts: "Auguri Zande!". Che fratellanza, he fair-play, che spirito olimpico! "Accomodatevi per favore", ci impone con dolcezza una virago valligiana. E noi ci mettiamo nei nostri posti da 40 euro. La partita ha inizio. Io ne vedo due contemporaneamente (Italia-Finlandia e Usa-Gran Bretagna), ma sullo sfondo ce ne sono altre due e ogni tanto butto l'occhio. E' come la funzione mosaico di Scai, però dal vivo. Lead che urlano, centrali che scopano, skip che dirigono. Pack pack pack. C'è gente con la gigantografia di Retornaz. E sotto di noi cantano Retornaz Retornaz Retornaz (sull'aria di Bati-gol, per intenderci). Cerco di riordinare i pensieri e riassumo: sono alle Olimpiadi, penultimo turno del curling, palaghiaccio di Pinerolo, sono le nove del mattino, mi sono alzato prima delle quattro, qualcuno mi dica che è tutto vero. Mi giro per limonare duro e senza preavviso con Late Woman, ma lei è girata e sta parlottando con Doug. Lui: "Senti, ma anche a te càpita, guardando l'hockey, di metterci dieci minuti a mettere a fuoco il disco?". Lei: "Taci, càpita così anche a me, è così frustrante". Sembrano due comari sotto il casco della parrucchiera. Mi sento terribilmente sereno. (fine sesta puntata)
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BALLACK, DAI BALLACK (CHE IDEA, MA QUALE IDEA) Dicono: eccoli qui che già parlano di mercato. Non è esatto. Sono gli altri che parlano di mercato, expecially il nostro. Tipo il Karl Heinz (sempre sia lodato) che mi compare sul televisore bello come il sole, con il suo accento bavarese tipo Ratzinger, scravattato ma elegante, e mi dice due cose che mi piacciono assai: a) la Juve è una società scorretta come poche, gioca con noi in Ciempions e intanto tratta con un nostro giocatore (che alla fine le ha detto no, e bravo Sagnol); b) il futuro di Ballack lo decidono Ballack e l'Inter. Ora, che l'abbia detto Rummenigge e non Maurizio Mosca mi sembra una cosa non secondaria. Dunque, se le cose vanno come devono andare, è probabile che la Strega non abbia cambiato idea e che la società stia puntando su uno dei pochi che lo possa sostituire degnamente. Se davvero arriva Ballack, ai nostri strateghi di mercato (mi tocco le balle) resterebbe da fare solo un bel lavoro: prendere una lavagna, dividerla in due, scrivere "Campioni" e "Non campioni" e dislocare opportunamente i nomi dei nostri quattro attuali attaccanti. Una volta fatto questo, prendere le decisioni del caso. Tutto il resto (del mercato) sono solo particolari. (certo che saremmo sempre più Fighi) Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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SETTORUCCIO BOSSI FEDRIGOTTI (dai commenti al post "Hector Mancini") Ciao Settore, è la prima volta che scrivo e, a dir la verità, avrei voluto farlo privatamente... Ho un problema: mio marito mi ripete di continuo di considerarsi il tuo alter ego, insomma che avete la stessa visione del mondo e delle cose di mondo (capisc' a mme). Cosa peraltro che ho avuto modo di constatare di persona diverse volte. Le cose che hai scritto in questo post sono un esempio (me le diceva con la partita ancora in corso). Di conseguenza: o siete fratelli e non lo sapete e potresti avere una moglie che è già di qualcun altro (non credo ti sia andata male, comunque) oppure è assolutamente un caso e mio marito continua a rompermi le scatole con 'sto Settore!!! Cara Linda, scusa se rendo la tua lettera ancor meno privata di quanto già non fosse. Il fatto è che sono abbastanza sconvolto: in quanto uomo fascinoso ed eburneo, avrei messo in conto di ricevere un giorno la lettera di un marito preoccupato della moglie ("Settore, mia moglie si è innamorata di te leggendo i tuoi pezzi sul curling, vuole fuggire con te in Canada, ora piantala sennò ti rigo la macchina), ma mai avrei pensato di ricevere la lettera di una moglie preoccupata del marito. Io, comunque, non ne farei un dramma. Anzi, diciamolo: ti è andata bene. Pensa se tu avessi scoperto che leggeva di nascosto il blog di Borghezio e lui ti costringesse a girare in camicia verde per casa. Il problema - se è un problema - è che noi interisti, provati e al tempo stesso fortificati da anni di stenti, tendiamo a fare clan e a immedesimarci molto nella nostra missione, che è vincere qualcosa di significativo (possibilmente penetrando da tergo gobbi e cugini). Non tutti capiscono il nostro travaglio interiore. Io stesso, non trovando più soddisfazione negli interlocutori reali, ho dovuto aprire un blog per sfogare tutto l'interismo represso, facendo ragionamenti e buttando lì delle cose. Qui, nell'aere, ho trovato un sacco di gente come me e tuo marito. Nelle infinite sfumature - oltranzisti, fondamentalisti, disfattisti, realisti, sognatori, irragionevoli, pazzi - ci troviamo qui a sublimare le noste attese, ogni giorno, come tanti maritini davanti alla sala parto. Quanto poi alla visione del mondo, direi che l'interista progressista eterosessuale è un tipo di uomo cui mi onoro di appartenere. Siamo nell'alto di gamma, cara Linda. Ti rendi conto di quanto sei fortunata? Preferivi un milanista con il kit del presidente? Preferivi il gobbetto che vince i suoi scudettini senza più soddisfazione? Naaa. Quanto alla questione dell'alter ego e della moglie che è già di qualcun altro, cara Linda, voglio dire, perchè vivere con i dubbi tutta la vita? Una domenica gli faccio avere una tessera del primo anello arancione. So che apprezzerà. Noi invece ci sintonizziamo su Sky e ci sistemiamo sul divano. Quando racconto del gol scudetto di Mozzini nel 1980, ti avverto, divento irrresistibile. Forza Inter. Settoruccio.
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giovedì, febbraio 23, 2006 SCOPETTONE DREAMIN' (A TRUE STORY) (romanzetto itinerante che al confronto Kerouac era uno che andava in vacanza a Loano) - QUINTA PUNTATA - Sono le 7,35. 35 minuti di ritardo nei confronti della tabella del Toroc ("o arrivate due ore prima dell'evento oppure col cazzo che entrate, brutti pezzenti che non siete altro"), 1 ora e 25 in anticipo su quella del buon senso ("inizia alle nove? Nove meno uno entriamo, diobono, che sarà mai?"). Celebriamo l'impresa in un bar provvisorio a due passi dal parcheggio. Non c'è nessuno nemmeno lì. "Scusi - facciamo al barista, viso da Nino D'Angelo falso e cortese - ma la gente dov'è?" "Chi, quelli del curling?", risponde lui con l'aria di avere incassato un cinquantesimo di quello che si aspettava. "Scusi - rifacciamo al barista - il palaghiaccio è lontano?" "Cento metri". "Scusi - sempre con la timidezza di chi si è inoltrato in un territorio ostile - e la biglietteria?" "E' attaccata al palaghiaccio", risponde il barista con gentilezza, pensando che probabilmente stavamo arrivando da qualche istituto di correzione. Per me e Doug è già il quarto caffè della giornata. Siamo stanchi e nervosi, e quando Late Woman ci propone di tornare in macchina e fare a turno un po' di petting con lei, noi le rispondiamo: "Stai buona, prima ritiriamo i biglietti. E sgancia un gianduiotto, cazzo". Facciamo i nostri cento metri a piedi nella nebbia e in un silenzio tombale e finalmente ecco il Palaghiaccio, le bandiere, i cinque cerchi e, là in fondo, la biglietteria. "Guarda, c'è coda", dico io con lo stesso tono di Robinson Crusoe quando si accorge che c'è vita sull'isola. Quindici persone sono già ai botteghini. C'è anche qualche straniero. Sembra di essere davvero alle Olimpiadi. Ritirati i biglietti, iniziamo la trafila per l'ingresso. C'è un metal detector uguale a quello degli aeroporti, ma non essendoci fila ce la sbrighiamo in tre minuti (naturalmente le istruzioni ricevute prima di partire parlavano di "mezz'ora, ma dovete avere culo"). Il metal detector funziona a dovere e i carabinieri sono giustamente inflessibili. Ci sequestrano della roba metallica o vetrosa promettendo di ridarcela all'uscita. A me una bussola da esploratore e un kit di sopravvivenza. A Doug un trinciapolli che aveva portato per i sigari. A Late Woman un boccettino di profumo e un oggetto che non ho ancora capito. Ho solo captato il dialogo con il carabiniere: "Le dico che è in lattice naturale", "Sì, signora, ma l'anima è in metallo". Io ho fatto finta di niente e ho cambiato discorso: "Figaaata, facciamo una foto con le mascotte". Che però sonnecchiavano semiassiderate contro un tabellone sponsor. C'era talmente poca gente che tre quarti degli addetti all'entrata di tutto il palazzetto ci hanno visto e sono corsi da noi. Ci guardavano i biglietti e se li strappavano di mano: "Prego, di qui", "No, l'accompagno io", "E' mio!" dice infine una signora corpulenta e materna, che io lascio fare per quieto vivere. "Ecco - dice ansimando - di là". Da un pertugio vedo gli spalti e mi emoziono. (fine qunta puntata) Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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PROVA TV (SE LA CONOSCI LA EVITI) Il caso di scuola della prova tv è quello di Stankovic in Inter-Cagliari: fallo da bulletto imbecille che l'arbitro non vede (ma la tv sì), colpo che raggiunge l'avversario e provoca un danno, squalifica automatica e giusta. Quindi, a ogni applicazione della prova tv che debordi da questi ben precisi confini, io mi incazzo perchè ripenso a Samuel e a quello sputo ripreso dal teleobiettivo, ovvero a una prova tv distorta dalla stessa tv, un'aberrazione giuridica che il Bananas al confronto è la culla del diritto. La squalifica di Adriano era un'enormità, però ho aspettato che venisse esaminato il ricorso prima di vomitare un post livoroso sulla prova tv. Lo vomito lo stesso, comunque, perchè non capisco che bisogno ci sia stato di comminare una squalifica assurda ad Adriano. Il filmato diceva già tutto: ora nel dispositivo del ricorso leggo che "le immagini televisive mostrano come il gesto di Adriano abbia raggiunto la mano dell’avversario Grandoni, non potendo tuttavia provare in modo certo ed univoco che il colpo abbia raggiunto il viso del Grandoni. Tale assunto è peraltro confermato dallo stesso Grandoni, il quale ha dichiarato di non essere stato raggiunto al viso ma solamente alla mano destra (dichiarazione prodotta dalla difesa unitamente al proprio ricorso). Il gesto in questione pertanto non era idoneo in concreto a produrre alcuna conseguenza lesiva in danno dell’avversario". Praticamente, guardando le stesse immagini, prima hanno dato ad Adriano due giornate, poi gliele hanno tolte. A cambiare le carte in tavola sarebbero state le dichiarazioni di Grandoni. Ma dico, c'era bisogno delle dichiarazioni di Grandoni? Le immagini dicevano già tutto, le dichiarazioni di Grandoni erano già nel filmato. E' stato uno scazzo come ce ne sono decine in ogni partita. Si sono mandati affanculo, Adriano ha avuto un gesto di stizza (gli attaccanti, a prescindere dalla maglia, vanno un po' scusati: prendono calci e manate per novanta minuti), Grandoni glielo ha parato con una mano e lo ha rimandato affanculo. A Grandoni bisogna essere grati per la "normalità": Nedved si sarebbe accasciato al suolo in stato di morte apparente simulando la recisione della carotide. Grandoni no, ha avuto uno scazzo, ha preso una mezza manata, ha mandato Adriano affanculo e ha ricominciato a giocare. Ma avranno mai fatto una partita di pallone i giudici della prova tv?
(nella foto, Pierre de Grandonì)
Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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HECTOR MANCINI Dice qualcuno qui sotto: "Eggià, facile criticare Mancini a posteriori". Verissimo, per carità. Aggiungo: a fare l'allenatore dalla poltrona, e a risultato acquisito, non è che mi diverta granchè. Però, cazzo, passano le ore e continuo a non farmi una ragione della formazione messa in campo nel primo tempo. C'era una cosa, soprattutto, che non mi piaceva di Cuper, ed era quella sua straordinaria capacità - lui che era un integralista del 4-4-2 - di fare esperimenti e mischiare le carte in tavola alla vigilia dei match decisivi, quel mettere in campo il Vivas nel derby o il Napolitano a Udine (solo due esempi tra le decine scritte negli annali), quell'inventare contronatura (il 3-5-2 di Inter-Atalanta del 2002, tre non-punti del non-scudetto) ogni volta che, spalle al muro, bisognava rifugiarsi nel certo e lasciar perdere l'incerto. Mancini, ogni tanto, fa il Cuper. E rabbrividisco. Riassumiamo. a) L'Inter va in trasferta in Ciempions, che di fatto è ormai l'unico obiettivo della stagione (una seconda Coppa Italia non ci farebbe schifo, proprio no, però conterebbe quasi zero quest'anno), contro una squadra non di prima fascia ma che è pur sempre l'Ajax e che - per gioventù e peso specifico - possiamo ritenere possa far danni soprattutto in casa (niente paura, mi sto toccando i coglioni). b) Ci andiamo privi di Veron, e sappiamo cosa voglia dire. E privi di Favalli, titolare della fascia sinistra difensiva, uno che mette una discreta sicurezza a tutti. E presumibilmente privi di attacco, per le note ragioni. Ora, cosa ti inventa Hector Mancini? Al posto di Favalli fa giocare Burdisso, soluzione già sperimentata più volte e quindi minimamente affidabile. Resta il fatto che Burdisso sarà bravo volenteroso e cazzuto, ma è comunque fuori ruolo. E come protegge, il Mancio, un giocatore fuori ruolo? Mettendo Cesar, alla prima partita ufficiale con la maglia dell'Inter e che non gioca una partita dai primi di dicembre. In più, in mezzo gioca Stankovic che sì, possiamo dire che sarebbe un centrocampista centrale, ma di fatto non gioca più così da un pezzo. Non solo: si depaupera completamente il centrocampo del cervello che solitamente ci mette Veron. Davanti c'è un attacco che andrebbe servito da un maggiordomo. Adriano, soprattutto, è in una condizione immonda e andrebbe messo in condizione di segnare almeno un gol stupido, nella speranza che dia un segno di vita: ma la palla chi gliela dà? Figo, magari, da destra o svariando. Ma a sinistra (centrocampo fascia) c'è una specie di buco nero. Occhei, tutto questo accrocchio di cose noi lo consideriamo e lo analizziamo dalle nostre poltrone a mente fredda a cose fatte eccetera eccetera. Ma non è comunque una gigantesca cagata concettuale? Dove cazzo voleva andare Mancini con la formazione del primo tempo? Per chi ha visto le interviste a caldo, il Mancio ha sostenuto con onestà che nel primo tempo avevano cannato tutti, lui compreso. Nel secondo è bastato togliere quell'ennesima larva che ci tocca vedere sulla nostra fascia sinistra (verranno per lui momenti migliori, non ne dubito), rimettere lì Stankovic e schierare in mezzo uno che sa giocare a calcio (bentornato Pizarro) per vedere un'altra squadra, che ha recuperato e avrebbe anche potuto vincere la partita partendo da 0-2 e che probabilmente nei 90 minuti avrebbe piallato i ragazzotti dell'Ajax. Che essendo ragazzotti con le palle, di fronte a un presunto squadrone che fa cagare, moltiplicano la loro potenza. Ma di fronte a una squadra, quella del secondo tempo, che va in porta col pallone, beh, allora se la fanno nei Pamper's. Non per altro, Mancio: ma se per uno di questi esperimenti del cazzo ci fottiamo quel che resta della stagione?
(nella foto: il frutto di un esperimento)
Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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SCOPETTONE DREAMIN' (A TRUE STORY) (romanzetto itinerante che al confronto Kerouac era uno che andava in vacanza a Loano) - QUARTA PUNTATA - In macchina la tensione si tagliava con il coltello. La donna chiamata Ritardo cercava di farsi perdonare offrendoci gianduiotti rubati all'autogrill, che noi buttavamo giù senza ringraziare. "Bello quel palazzo lì", fa Doug. "E' la Fiat Mirafiori, idiota", fa lei. "Uh, che bella ristrutturazione", faccio io. "E' la reggia di Stupinigi, coglione", fa lei. Poi finalmente è cominciato ad albeggiare e le frizioni si sono via via stemperate nella luce solare. "Limoniamo?" fa lei. "Prima ritiriamo i biglietti", fanno gli omini Michelin in coro, due tipi che nei tuffi sincronizzati sarebbero da podio. La macchina avanza nella penombra che rivela dintorni un po' slavati, tipo Romania. Non c'è anima viva. Niente code, niente polizia, niente carabinieri, niente parà. Niente. "E' vero, non è trafficata", faccio io imbarazzato proprio mentre la statale costeggia per un tratto la famosa superstrada. Non c'era un cazzo di nessuno neanche in superstrada. Al che mi viene un dubbio, che non manifesto ai miei compagni di viaggio: avremo sbagliato ora, giorno, luogo, competizione, regione, nazione, continente, mondo, vita? Mentre inizio a sudare freddo, arrivo a una rotonda che mi rivela di essere arrivato a Pinerolo. Faccio sei volte la rotonda, preso da un'ansia innaturale, e poi prendo per Pinerolo Centro. Dopo chilometri di tundra anonima finalmente vedo qualche cerchio olimpico. Troviamo il parcheggio esterno e lontanissimo, quello dove il sito intima di lasciare la macchina prospettando ganasce fiscali e punizioni corporali ai contravventori. Non c'è essere umano, nè un'auto, nè un pullman. Doug, seduto dietro bello comodo tipo Winston Churchill, dà direttive per farsi bello con la donna: "Vai avanti fino alla biglietteria". "Cazzo, e se ci sparano?" "Rischiamo". Rischiamo, occhei. Strade deserte. Vado vado vado vado finchè dalla nebbia spunta uno con pettorina gialla molto olimpica. Volevo girarmi e mandare affanculo Doug e dirgli "Ecco, cazzo, adesso mi sequestrano la macchina e torniamo in treno, eggià, tanto la macchina è la mia, tutto perchè vuoi fare lo sborone con questa ritardataria qui", ma prima decido di fare sfoggio di tutta la mia diplomazia: "Buongiorno, bonjour, good morning. Lei ci deve scusare, abbiamo fatto un lunghissimo viaggio, ci siamo svegliati alle quattro, anzi, un po' prima, quindi lei deve essere comprensivo, ci lasci solo ritirare i biglietti, la prego, poi prendiamo la macchina e la portiamo al parcheggio olimpico, la prego, la prego", dissi abbracciandolo e fingendo una crisi di pianto. E lui: "Scusi, ma perchè non parcheggia qui? E' gratuito". Alle sue spalle un parcheggio enorme e vuoto. Il Palaghiaccio è a 50 metri. (fine quarta puntata) Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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mercoledì, febbraio 22, 2006 MANCIO, WHY? Perchè hai schierato uno al debutto assoluto in una trasferta di Ciempions, uno che oltretutto non giocava da due mesi e mezzo? Perchè quando manca Veron opti per un centrocampo snaturato rispetto al solito, mettendo in mezzo uno che non gioca mai lì, e tenendo in panca uno che hai fatto comprare apposta? Perchè, così facendo, dimezzi i rifornimenti a un attacco già sfiatato di suo e costringi la squadra a vagolare nel nulla e a zoppicare a sinistra? E così abbiamo devoluto il nostro solito primo tempo agli avversari. E' chiaro che se giochi a Siena, vabbe'. Ma se giochi ad Amsterdam si può anche rischiare l'inculata epocale, visto che la Primavera dell'Ajax si è dimostrata di buona qualità e molto sfrontata. E' finita 2-2 e potevamo anche vincerla, com'era nei nostri mezzi. Con la formazione del secondo tempo probabilmente ci saremmo garantiti un ritorno tranquillo. E invece abbiamo dato il nostro benvenuto a Cesar facendogli fare una figura del cazzo. Massì, a noi le cose semplici ci fanno cagare.
(p.s.: un buon Werder, mi pare) Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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IL SECONDO TEMPO
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Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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SCOPETTONE DREAMIN' (A TRUE STORY) (romanzetto itinerante che al confronto Kerouac era uno che andava in vacanza a Loano) - TERZA PUNTATA - Chissà le colonne di auto che troveremo, ci chiedevamo atterriti. Ma l'autostrada era deserta. Arriviamo alla barriera in uno sfavillio di semafori verdi. Venti caselli aperti alle sei di mattina, e una macchina sola, la mia. Becco peraltro l'unica casellante che stava ancora scartando le pile di monetine e ci mette cinque minuti a darmi il resto, probabilmente un segno del destino. Entriamo a Torino. Siamo gli unici. L'esercito non è schierato, l'Interpol non ci spara a vista. Ci sono in giro solo residui della notte bianca. Passiamo di fianco al PalaVela, desertissimo. Roba da fermarsi, parcheggiare con le quattro frecce davanti all'ingresso e pisciare contro il muro, così, per il gusto della sfida. Arriviamo al luogo dell'appuntamento più puntuali di due svizzeri pignoli. Ma lei non c'è. Lei, cui affidavamo le nostre membra in una città ostile e presidiata dalle truppe Nato, Lei, il navigatore umano autoctono necessario per trovare un posto disperso nella tundra. La chiamiamo per sicurezza. "Hallo, sono Settoruccio, dove perdinci sei?" "Settoruccio? Ma che anno è, che giorno è?" Mi giro verso il socio e lo rassicuro: "Era sbronza, ma adesso arriva. Mai fidarsi delle donne". "Mai. Facciamoci un caffè". Dopo neanche venti minuti la donna compare da una strada nebbiosa e si parte. Dove vado?, le chiedo ingenuamente. "Settoruccio, ti devo confessare un mio problema intimo: non distinguo la destra dalla sinistra". "Occhei, donna, fammi almeno dei gesti inequivocabili. E se sbaglio strada urla, oppure baciami con la lingua". Vedo una freccia: "Vado di là?" "No - mi fa lei -: hanno fatto una superstrada tutta dritta e velocissima, ma non so dove si prende. Andiamo con la statale, che è più lunga e tutta curve e ci sono un sacco di buche, ma non è trafficata". Io e Doug ci guardiamo attraverso lo specchietto retrovisore, con la faccia di due che hanno messo in conto di non arrivare. (fine terza puntata)
Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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martedì, febbraio 21, 2006 SEMPRE PIU' TELEGENICI
Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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17:40
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CHIAVI IN MANO 1353 persone, fino a poco fa, erano entrate in questo blogghetto del menga nel mese di febbraio digitando una chiave in un motore di ricerca. 1353 persone che cercavano qualcosa e (invece) sono arrivate qui. Io non so voi, ma a me capita spesso di cercare quelcosa su Gùgol. Non sempre trovo quello che cerco, e un po' mi incazzo. Ora, se qualcuno cerca qualcosa sull'Inter o sul curling, occhei, magari non se ne va via del tutto insoddisfatto. Ma gli altri? Io sono pervaso da autentici sensi di colpa e da una sottile ansia da prestazione. Se ne saranno andati sbattendo la porta, "mavaffaculo ma chi cazzo è sto settore di merda?", oppure frustrati e delusi "ma diobono, ho perso mezz'ora a leggere e non ho risolto un cazzo ma guarda te sto pirla"? Ci sono risposte che comunque non saprei dare, altre che sono superiori a qualsiasi mente umana, altre ancora mi stupiscono per la tortuosità del percorso. Credo sia giusto, almeno per espiare parzialmente il mio dolore intrinseco, dare una mia personale risposta ad alcune chiavi di ricerca. Perchè la ricerca stessa, in qualche modo, non sia stata fatta invano. Amici, se tornate qui a cercare queste cose, sappiate che ho cercato di aiutarvi. Sincerely yours.
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