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mercoledì, novembre 30, 2005 CONFERME Battendo il Parma in Coppa Italia, confermiamo il buon momento. Innalzando cori contro Zoro, confermiamo di avere un insostenibile tasso di teste di cazzo in curva.
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FACCE (RIDE) In Francia hanno appena finito il primo trapianto di faccia mai realizzato al mondo. Questo apre frontiere nuove per la scienza. In Italia ci sono già due persone in lista. Sono anziani dirigenti di una società di calcio di una città olimpica con la maglia a strisce ma non colorate. Hanno già trovato anche il donatore, di cui diffondo volentieri un bel primo piano.
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SCIOMPSELISE' (l'Inter ci sta dando un sacco di argomenti geopolitici, che non so più se comprare la Gazza o Micromega la mattina per capire dove stiamo andando. Ma mi sembra giusto pigiare un attimo il tasto rewind e tornare indietro di qualche ora, perchè mentre qui fiorivano gli scazzi ad alto livello io ero altrove, in senso fisico e non solo) Cipcipcipcipcip. No, non erano i chip della mezza maratona, quel suono sublime che mi faceva sentire ogni volta più vicino all'arrivo. Cipcipcipcip. Ero io che cinguettavo come un passerottino. Cipcipcipcip. La cena di gala prevedeva i bigliettini segnaposto, e io durante l'aperitivo, con il bicchiere di sciampàgn in mano, mi aggiravo tra i tavoli per vedere di che morte dovevo morire. Ma il caso, anzi, il Caso mi aveva sistemato proprio al fianco dell'unica gnocca presente in uno stuolo di maschi per lo più noiosi. E così la cena è trascorsa mangiando, bevendo e cinguettando, cipcipcipcip, finchè pervaso da spirito olimpico (oltre che da un vinello rouge che andava giù a meraviglia) confidavo alla gnocca i miei programmi per le ore successive. E' probabile che un altro commensale, al posto mio, nel mezzo di quell'incantevole cinguettìo avrebbe banalmente tentato di inserire la gnocca medesima nel programma medesimo. Ma io, pur pervaso di cinguettii e di vinello, con un rigore ammirevole e una stoica resistenza alla profondità degli sguardi, le rivelavo i miei reali intendimenti. E la gnocca, perforandomi con i suoi occhioni neri, e avvicinando pericolosamente il suo viso al mio, a un certo punto mi ha steso così: "Guarda che non ci crede nessuno". Non ci credevo nemmeno io quando la sveglia che avevo messo alle 5,45 ha suonato proprio alle 5,45, in effetti, come da precise istruzioni che però mi meravigliavo di avere impartito a chicchessia. Nelle orecchie avevo ancora echi di cinguettìì e nel mio corpo eburneo scorie dei quattro vini che accompagnavano i quattro piatti che avevo distrattamente ingurgitato cinguettando. Ero talmente incredulo di aver messo la sveglia alle 5,45 che sono rimasto a letto fino alle 6,15 a pensare dove fossi e perchè lo avessi fatto. Quando a un certo punto, ancora più incredulo, mi sono alzato, rinfrescato, spigiamato e ho cominciato il rito della vestizione. Vestito come Diabolik, ma con maglietta bianca tecnica sopra per distinguermi da mimi e topi d'appartamento, alle 6,20 transitavo in un corridoio di specchi e stucchi e gente che spolverava, per poi passare davanti alla reception dove gli sguardi erano meno stupiti di quello che pensavo. E mentre sistemavo le cuffiette e mi mettevo la cuffia, il ragazzo della porta girevole faceva, appunto, girare la porta. In un piacevole misto francese-inglese captavo un bonjour, un good luck e un very good shape che mi faceva sentire molto fit. Al che io, sputato fuori sul marciapiede dalla porta girevole, mi volgevo al ragazzo e gli dicevo, alla Clint Eastwood: "Thanks. Just half an hour". E lui, con il pollice spianato: "Occhei, monsieur". Non ho fatto stretching, figuriamoci. Sono partito subito come una molla senza nemmeno far caso al freddo, che immagino fosse pungente. Ma non sentivo un cazzo, volevo solo godermi l'incantesimo. Buio pesto e vialoni già popolati di macchine, ma gente sui marciapiedi poca, quasi nessuno. E quando mi sono trovato sugli Sciampselisè e mi sentivo padrone di interi tratti di viale, e facevo l'aeroplanino alle rotonde e mi fermavo ai semafori per lasciare fluire i parigini, mi sono sentito molto soddisfatto di me e delle cose del mondo. Just half an hour, perchè la navetta per l'aeroporto partiva presto. Ansimante, rientravo di corsa in albergo e andavo in automatico alla reception dove una signora molto materna, su mia precisa richiesta, mi dava carta e penna: "Non ci credevi, ma ho i testimoni. Addio. Diabolik" "Lo può far recapitare alla signorina Gran Gnocca?" "Ma oui, monsieur le corridoeur". Savasandìr che mi sarei masturbato davanti alla porta girevole, ma mi scocciava assumermi il rischio di una rogatoria internazionale.
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martedì, novembre 29, 2005 IN TRINCEA Sul perchè, da dovunque si parta e ovunque si voglia arrivare, si passa sempre dall'Inter a rompere i coglioni, non so, ognuno tragga le sue personali conclusioni. Forse ha ragione il Mancio: sarà più bello vincere. Spero che mi tiri ancora, quando vinceremo, così potrò dare ai festeggiamenti un significato più profondo.
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domenica, novembre 27, 2005 (per ore e ore mi sono rifiutato di scrivere un post sotto il titolo "IL SEGNO DI ZORO", o l'onirico e pieno di sottintesi "IL SOGNO DI ZORO", o l'insensato "IL PEGNO DI ZORO", o il materialista "IL LEGNO DI ZORO", poi finalmente mi si sono sbloccate le meningi, e quindi posso titolare ALTRI BENGALA
Occhei. Mandata affanculo la Federcalcio, esaminiamo la situazione. Zoro ha fatto una cosa che dovrebbero fare tutti i giocatori di colore quando sentono uh-uh-uh-uh: prendere la palla e andare dall'arbitro a farglielo notare. Ma sarebbe bello se questo giocatore prendesse la palla e andasse sotto la tribuna centrale, a farlo notare a un po' di gente. E sogno il giorno in cui un negro di merda scimmia pelosa al 90° sullo 0-0 prende la palla, ma non in mano, la prende con i piedi, si beve mezza difesa, scucchiaia davanti al portiere, segna e va verso la curva che gli dà della scimmia e FA LA SCIMMIA. Sarebbe fantastico. Sarebbe lo sberleffo degli sberleffi. L'inculata delle inculate. La curva punita da una scimmia. L'apoteosi. Vorrei vedere le facce dei beceroni, una a una. Me le immagino. Sublime. Zoro ha fatto e dichiarato molte cose giuste. Non mi è piaciuto solo una cosa: quando ha detto che si è offeso perchè è stato insultato a casa sua. Ecco, io non ne farei una questione di casa e trasferta, perchè non migliorerebbe la situazione. Se mi dicono "negro di merda" fuori casa è diverso che se me lo dicono in casa? No, Zoro, approfitta dei riflettori, e di' che ti girano le balle sempre e invita i neri come te a prendere la palla e darla all'arbitro, e che lui faccia qualcosa che lo pagano bene per tirare quattro fischiettate. Quanto ai razzisti, bisognerebbe chiedere che differenza c'è tra Zoro e Martins. A parte la maglia. Quindi, insomma, che razzismo è? Il negro del Messina è negro in quanto messinese, è il negro dell'Inter è soltanto nero in quanto interista? Zoro è una scimmia e Martins è un nigeriano? E poi, interisti e non: avete notato che i negri famosi (Adriano, Martins) non vengono fischiati, e i negri ordinari (Zoro) si prendono come minimo della scimmia? Drogba, Eto'o, Ronaldo, Roberto Carlos, Adriano e Martins sono campioni, e Zoro una scimmia? Questo non è razzismo al quadrato? Ma su questo argomento si rischia la deriva. Fermiamoci alla curva, la nostra. Abbiamo la squadra multietnica (lo dice anche La Padania), abbiamo il Moratti e il Tronchetti e il Facchetti e il Mancinetti che a domanda rispondono che non c'è problema sono tutti uguali sono tutti interisti sono tutti ragazzi blablabla, e andiamo in giro a dare del negro di merda a uno Zoro qualsiasi? Massimo, Giacinto: spendete tempo e soldi a fare gli Inter Campus in giro per il Terzo Mondo, finanziate Emergency, vi inventate la Comuna Baires, siete sempre in prima fila dove c'è da fare beneficenza e promozione dello sport, e poi dovete andare in tv a scusarvi perchè una cinquantina di fascistelli fa milleduecento chilometri per andare a insultare Zoro? Sono altri bengala, quelli di Messina. Bengala virtuali eppure pesanti, come quelli piovuti in testa a Dida, che sono costati all'Inter quattro assurde partite a porte chiuse e una figura di merda planetaria. Il padrone manda i soldi ai bambini poveri del Brasile e a Gino Strada in Afghanistan, e cinquanta teste rapate del cazzo fanno interrompere una partita di Ciempions oppure danno del negro a un terzino del Messina. Non sarà ora che l'Inter esca da questo gigantesco equivoco? Non sarà ora che la società si smarchi da questa banda di coglioni? Perchè migliaia, milioni forse di interisti devono fare come Facchetti - chiedere scusa per una cosa che mai si sognerebbero di fare -? Io potrei anche fottermene. L'Inter no. All'Inter Fc i bengala sono costati sei milioni di euro di mancati incassi, se proprio vogliamo passare dalla filosofia spicciola alla considerazione più venale. Eppure siamo sempre qui a fare figure del cazzo, anche quando non ce ne sarebbe bisogno. Povera quella gente che vince in trasferta e festeggia facendo uh-uh-uh-uh. E sventurata quella società che non risolve nessuno dei suoi problemi alla radice, e quindi nemmeno questo. E non ci vengano a dire che non si può, che è impossibile, che non si distingue: anche da lontano, il rumore degli anfibi si sente benissimo. Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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sabato, novembre 26, 2005 LA PRAVDA (facilities for interisties - 5) (da inter.it) Una domanda per sdrammatizzare un po': domani compie 41 anni, si sente più invecchiato da quando è all'Inter? TRADUZIONE DI SETTORE Una domanda un po' del cazzo, così, per chiudere: domani compie 41 anni, si sente più invecchiato da quando è all'Inter? "Il tempo passa per tutti. Sino a quando non si torna a vincere è un po' più faticoso rispetto ad altre squadre, ma mettetevi nei miei panni: in quale altra società affidano chiavi in mano un progetto ambizioso a un fighetto senza arte nè parte, coprendolo di soldi? Sono allenatore dell'Inter, ho uno yacht da 35 metri e manca meno di un mese al panettone: che cazzo posso pretendere di più? Nel momento in cui si vinceranno scudetto e Champions League (scusate se rido) sicuramente uno avrà la possibilità di ringiovanire e andare indietro con gli anni. Il problema è che se torno indietro devo rimettermi a giocare: ma chi me lo fa fare? Tra l'altro in inverno, con questa ciocca grigia e la sciarpetta azzurra, non so se siete d'accordo, sto da dio". Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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venerdì, novembre 25, 2005 EIA-EIA-ALALA' L'elegante prima pagina di un quotidiano che, spacciandosi come organo ufficiale di stampa del noto (?) Movimento Monarchico, ogni anno ottiene 5 milioni e mezzo di euro dal Fondo statale per l'editoria. ![]() Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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IL GOLFINO Occhei, la colpa è un po' mia. Appena leggo "Moratti" mi precipito sul posto come un cane da tartufi. Se poi leggo "Moratti nuovo look", cazzo, mi eccito. Cosa sarà successo? Si sarà rapato a zero? Si sarà tinto di biondo? Avrà gli occhiali alla Elton John? Le lenti a contatto azzurre come Sterling St. Jacques? La cresta come Howard Jones? La banana come Elvis? Si sarà fatto crescere i baffi, la barba o il pizzo? Avrà i basettoni alla Ugo Foscolo? Poi leggo meglio e scopro che trattasi dalla cognata, ministra della Repubblica. LA Moratti, ripeto, LA Moratti cambia look. Vabbe', potrebbe essere comunque interessante. Avrà cambiato pettinatura, trucco, rossetto, che ne so? E invece ecco qui.
Non so che dire. Vabbe', indovinello. A chi dobbiamo questa perla, questa acuta indagine sociopolitica? Novella 2000, Chi, Dipiù, Oggi, Gente, Diva&Donna, Eva Tremila? No: Corriere della Sera. Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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1946-2005
"Non calcia di destro, non calcia di sinistro, non segna molto, non colpisce di testa, non va in tackle. A parte questo, è a posto" (George Best parlando di David Beckham) Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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giovedì, novembre 24, 2005 INTERNAZIONALE Il direttore della Padania, essendo giornalista, dovrebbe stare un po' di più sulla notizia. Era la terza volta che l'Inter si schierava dall'inizio con undici stranieri nel corso delle ultime due stagioni. E le innumerevoli occasioni in cui ha giocato con dieci o nove stranieri, che cazzo cambiava? Quindi posso solo pensare che sia andata così: dovendo tappare un buco con un fondo (per giustificare la propria presenza in organico e il proprio stipendio, peraltro pagato da tutti noi tramite i contributi pubblici alla stampa di partito), e non avendo voglia di inoltrarsi in argomenti cupi come l'aborto o le truppe in Iraq, il diretùr ha deciso di prendersela con l'Inter di Milano che è poco padana e talvolta (scandalo!) non schiera italiani. Che dire?, direbbe Tonino Carino. Già: che dire? Non scendo alle considerazioni vagamente inclini all'arianesimo della Padania, vabbe'. Accorgersi che nel calcio padano di oggi (il Milan non è messo poi così meglio) ci sono troppi extracomunitari (sic!) e troppi negri (questo non è scritto nell'articolo, ma figuriamoci se il diretùr non l'ha pensato) è come accorgersi che nel calcio - padano e non - di oggi girano troppi soldi, o che i biglietti sono cari, o che gli stadi sono scomodi o che Moratti spreca il proprio denaro. Metterla sul piano etnico o del malcostume, è proprio da imbecilli. Gridare allo scandalo, invece, è proprio da coglioni. Il mondo gira così e non possiamo fare finta di accorgerci della situescion solo quando ci fa comodo, o per guadagnarsi i titoli sugli altri giornali (perchè naturalmente la cosa ha avuto la sua eco, visto che si sputtana l'Inter. Del Piero e Trezeguet si mandano affanculo a mezzo stampa: dieci righe. Peruzzi confessa tutto sul Lipopill: dieci righe. L'Inter ha undici stranieri in campo: mezza pagina). Parliamone, invece, da sportivi. La mia posizione è vagamente padana, per certi versi. Mi piacerebbe che nell'Inter giocasse anche qualche italiano. Dico di più: mi piacerebbe che ci giocassero almeno un paio di milanesi. Mi piacerebbe avere una bandiera italiana e milanese come lo fu Bergomi e come lo furono tanti prima di lui. Così, semplicemente per un senso di appartenzenza, per condividere l'emozione di uno che magari l'Inter andava a vederla da piccolo, che ha appoggiato il culo sui gradoni di San Siro prima ancora di calcarne l'erba, che ha vestito la maglia nerazzurra da Pulcino e se l'è portata in Nazionale. Questo percorso di identificazione da troppo tempo ci è negato, ed è il rimpianto vero legato alla scarsa presenza di italiani. Che all'Inter si parli spagnolo come prima lingua fa un po' impressione. lo ammetto. Così come che all'Inter ogni tanto succeda che mezza squadra prenda l'aereo e cambi emisfero. Ma spero che si colga la differenza: non parlo di appartenenza padana, di cui mi frega proprio un tubo. Parlo di appartenenza interista, nerazzurra, bauscia, che non si può concretizzare compiutamente nel calcio mercenario di oggi. Tra dieci anni parleremo ancora di Javier Zanetti, Cordoba o Adriano? Ne dubito. E invece quando vedo in tv lo Zio o il Bonimba o il Giacinto - esagero, anche Beppe Baresi - mi si apre il cuore. Per questo mi càpita spesso di gettare un'occhiata di simpatia verso squadre più autoctone. Mi è sempre piaciuto il Totti-Cassano-Montella della Roma, per esempio (e il Totti romano capitano della Roma, così, come idea). Apprezzo la spiccata italianità della Samp attuale, altro esempio. Non posso fare a meno di notare che il Mantova, capolista in B, non ha stranieri e ha confermato tre quarti della squadra della C1. Le scelte controcorrente mi intrigano parecchio. E, ribadisco fino allo sfinimento, non per autarchia. Voglio dire: se l'Inter avesse tre giovani italiani di qualità al posto - tanto per dire - di Solari, Wome e Zè Maria, saremmo più in basso in classifica? E' così difficile cercare un italiano decente al posto di uno straniero scarso? Quello che il direttore della Padania non può capire, però, è che l'involucro di tutti questi stranieri è pur sempre una maglia, e quella per fortuna conta ancora. Sarei sinceramente più appassionato se l'Inter avesse più italiani, e dico subito che appoggerò in toto qualsiasi provvedimento sarà preso per cercare di aumentare la presenza italiana nelle squadre italiane, per un motivo puramente tecnico e sportivo e di buon senso. Al diretùr fa orrore l'Inter straniera, ma a me fa molto più orrore leggere i tabellini del campionato Primavera e trovare decine di nomi di ragazzi non italiani, importati da chissà dove e con quali strategie. Mi fa orrore che molte società italiane non accettino il rischio di impresa di tirar su un ragazzo e farlo diventare un buon giocatore o magari un campione: una sfida che dovrebbe essere nelle corde di ogni dirigente e di ogni allenatore, e invece è demandata alla disponibilità di denaro e al culo dell'osservatore. Questo è orribile, sportivamente parlando. Rifugiamoci nel gesto, allora, e nell'involucro. Nei colori della maglia. Nel colore del calzettone che spero di vedere inquadrato da vicino nel derby, tanto per dire. Un calzettone nero con risvolto azzurro e piede annesso che spinge un pallone dentro la rete. A me che segni Adriano o Luigino Brambilla non mi frega un cazzo. L'importante è che la maglia sia quella giusta: la mia. Quando mi alzo dal divano e abbraccio il televisore, eiaculando spontaneamente nei pantaloni, non parlo spagnolo: penso interista.
(nella foto: un brivido) Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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mercoledì, novembre 23, 2005 Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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GENIUS
Nelle sue trovate è addirittura geniale. Anche se il metodo dei suoi ragionamenti è vagamente patologico. Agisce per direttrici principali e zac!, arriva alla conclusione tirando un paio di righe sul foglio dove ha appena preso appunti. Allora: 1) nella partita d'andata gli svizzeri fischiano l'inno turco; 2) nella partita di ritorno gli svizzeri eliminano i turchi e 3) vengono massacrati di botte negli spogliatoi. Un caso molto spinoso per il calcio internazionale, perchè era uno spareggio per i Mondiali, mica il primo turno dell'Intertoto. Arriva Blatter e, con il righello, arriva dritto alla conclusione che, per evitare incidenti, bisogna abolire gli inni nazionali. Io lo trovo fantastico. Procedendo con lo stesso metodo induttivo, è come se uno nel 1939 avesse detto che, per evitare la Seconda Guerra Mondiale, bisognava abolire i polacchi. In effetti, uno l'aveva detta una cosa del genere. Già. Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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lunedì, novembre 21, 2005 CAVALLI DI BATTAGLIA Jimmy Fontana (quello vero) cantava "Il mondo", Mario Tessuto "Lisa dagli occhi blu". Ognuno ha i suoi cavalli di battaglia. Il colpo di tacco di Socrates, il do di petto di Pavarotti, la veronica di Panatta, il pitone di Cicciolina eccetera eccetera eccetera. Per esempio, poco fa, al convegno dei Riformatori Azzurri, indovinate chi ha detto: ''La democrazia e la liberta' nel nostro Paese non sono ancora garantite perche' c'e' una opposizione illiberale che ancora sventola nelle sue bandiere i simboli del terrorismo e dei partiti della tirannia'' Ah, dimenticavo: "Azzurro" di Celentano. Ognuno ha i suoi cavalli di battaglia. (caro Giuseppone, sei sempre in cima ai suoi pensieri. Pensa te) Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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STUPIDARIO
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domenica, novembre 20, 2005 Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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OSLO, AVANTI A SINISTRA
"Excuse me, I'm a runner. Where I have to go?" "Uè, te cunsìli de parchegià li avanti, ma no trop. La partensa l'è là" "Thanks so much" dico allo sbandieratore, senza avere capito un cazzo del suo norvegese stretto. La partenza brulica di gente, il serpentone lo vedo già bello tonico per chilometri lungo la tundra. Manco solo io, I suppose. Un cartello minaccia di morte per stenti chi non parte entro le otto e mezza. Sono le nove meno venti. Esco dalla macchina rischiando l'assideramento e arrivo sgambettando a un tavolino dove c'è scritto: SINGOLI "Good morning, madame. I'm single" "Ciau bel fioeu. Hai prenotato?" "No, I didn't. Is it a problem?" "Peccato. Uma finì i ricunuscimènt. Te cùret istèss?" "No problem, madame. How much?" "Un euro e venti" Diobono, che organizzazione. Prendono pure gli euri. Sempre detto che 'sti scandinavi sono gente seria. Torno tra la folla e, come sempre mi succede ad ogni marcia non competitiva, into the crowd mi assale un dubbio atroce e devo sempre chiedere a qualcuno: "Excuse me. Where..." "Cosa?" "Da chi o da là?" "Da là, òsti" "Thank you". Al megafono una signora non più fertile urla per la decima volta: "Benvenuti a tutti. La temperatura è di un grado. Buona corsa" Thank you sciura, il tuo buonumore è contagioso, anche se lo scroto mi barbella. Stretto nel mio Thermolite messo a dura prova dai rigori invernali, parto in fretta senza fare stretching nè training autogeno. Non mi capacito del fatto di essere in Norvegia invece che a letto a dormire, come in ogni domenica che si rispetti. Vedo la mia ombra proiettarsi nei campi brinati e mi riconosco, nonostante una cuffia in Thermolite modello Durex. Sono io e procedo, non sento freddo e non sento fatica, e non mi do nemmeno del pirla. Al bivio del percorso da sei chilometri tiro diritto, poi infilo quello dei 12 chilometri, e per tutto quel che resta da correre mi chiedo perchè non ho fatto i 19, cazzo, ma perchè, perchè? Così mi impongo, per espiare questo rigurgito di pigrizia, un ritmo elevato. A un certo punto mi rimischio a quelli che arrivano dai 19 chilometri e mi sento finalmente tra amici. Qualcuno mi supera, molti altri li raccolgo con il cucchiaino. Ho corso sette chilometri meno di loro, ma non faccio lo sborone. Avanzo a un ritmo tutto mio, gli altri li vedo a malapena. Pompo pompo pompo fino all'arrivo: 12 km. in 58 minuti. Ormai per stare sopra i 5 al chilometro devo rallentare. E' una considerazione che mi fa stare bene mentro mi avvento su una crostata e mi metto in coda per il the. Mi sarei anche fatto una sega, ma faceva un freddo cane e la medicina ha una posizione univoca (e non favorevole) nei riguardi delle appendici corporee congelate. Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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venerdì, novembre 18, 2005 PHENOMENA (2) Alla Camera, il relatore della Finanziaria per la maggioranza sarà Daniela Santanchè. A questo punto, non vedo cosa ci sia in contrario ad assegnare l'Oscar alla carriera a Jimmy il Fenomeno. Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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giovedì, novembre 17, 2005 LA PRAVDA (facilities for interisties - 4)
traduzione di Settore Giannina Turri, oggi 87enne, aveva espresso un desiderio 16 anni fa, mentre guardava a Novantesimo Minuto il gol di Matthaeus al Napoli: "Che figata. Al prossimo scudetto mi portate in visita ad Appiano". Impietosito dal triste caso umano, di cui hanno addirittura parlato i giornali, Facchetti ha deciso di invitare la nonnina prima che questa tiri le cuoia durante l'estenuante attesa, confermando il costante slancio umanitario della società e il fatto che anche per quest'anno di scudetto non se ne parla. Dimostrandosi ben più lucida di tre quarti dei presenti, Nonna Giannina ha amabilmente preso per il culo Cordoba, dandogli dell'impasticcato, e si è poi incontrata con Mancini: "Mi rendo conto di quale stronzata sia chiedere a un bellimbusto come te di trasmettere forza e intelligenza a questa marmaglia, ma lo faccio lo stesso. Tu e Adriano siete più belli dal vivo. Guardandovi in tv mi ero convinta che foste due poveri imbecilli, invece guarda che bei ragazzoni. Non mi perdo mai una vostra partita, ecco perchè sono ridotta così. In realtà ho 45 anni e prima del 5 maggio 2002 ero regolarmente mestruata". Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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PHENOMENA
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mercoledì, novembre 16, 2005 Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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martedì, novembre 15, 2005 SE RINASCO STUDIO SCIENZE A un certo punto dal giornale esce la musica di Piero Angela. Giuro. E io so che si sta per avvicinare il momento della lettura più gradita. E non sto più nella pelle, quasi ansimo mentre chiudo le banali pagine sportive e cerco voglioso la notizia perchè so che c'è, sento la musica di Piero Angela di qualche gruppo di studiosi in qualche parte del mondo che ha fatto qualche scoperta di interesse mondiale. E mentre mi appare l'ologramma di Piero Angela seduto sullo sgabello che mi fa "Calmo, Settoruccio, che mi strappi il Corriere" finalmente arrivo al dunque, e leggo e mi inebrio e cerco di trattenere quel movimento pubico che prelude a un'erezione del tutto immotivata, almeno sessualmente. Stendo il giornale con cura, lo metto in bolla, mi faccio un altro caffè per migliorare la concentrazione e finalmente divoro l'articolo. Diobono, come ammiro gli scienziati, specie quelli che lavorano in gruppo. Mi sembra di vederli, tutti insieme nel laboratorio, camici bianchi e mascherine, un brulicare di ampolle e di cervelli. Mi sembra di vederli quando tornano a casa e poi si telefonano tra di loro, perchè quando vai a casa ti viene sempre in mente qualcosa, e allora chiami collega, la collega (con secondi fini, ovvio) o i colleghi in audioconferenza e chiedi, ti confronti, disquisisci anni che volevo scrivere "disquisisci" e mi sembra di vederli - madonna come li invidio - quando al termine di tre, cinque, dieci, quindici anni di continue e faticose ricerche arrivano alla conclusione, a si abbracciano, e si baciano, e si danno un cinque, poi chiamano i giornalisti. Figurati, io sono ancora sinceramente emozionato per la scoperta di quel gruppo di scienziati che aveva ricostruito un cazzo finto di 14mila anni fa, e quindi potete immaginare con quale impeto erettivo ed emotivo abbia letto il giornale questa mattina, immaginandomi questo nuovo gruppo di scienziati (sono di Cardiff, poveracci) chiamare la stampa mondiale per annunciare che, dopo anni anni e anni di ricerche ed esperimenti, sono giunti alla conclusione scientifica che "STARE AL FREDDO ESPONE AL RAFFREDDORE" (link) Ronald Eccles, ti adoro. Come vorrei essere stato io ad avere questa idea. Prendere 180 volontari (centottanta, ma sei troppo figo, dove li hai trovati 180 volontari? Ronald, diobono, ma chi sei?), prendere 180 volontari, dicevo, e dividerli in due gruppi. "Occhei. Allora, novanta di qua e novanta di là" (mi immagino i 180 volontari che si dividono i due gruppi, casualmente, 90 di qua e 90 di là) "Scusi, dottor Eccles. Posso stare di là che c'è mio cugino?" "Occhei. Lei vada di là, e lei, sì, lei con quella maglietta ridicola, venga di qua" "Ehi, è seconda maglia della Juventus, l'ho comprata su E-Bay" "Non ha importanza. Facciamo la conta" Eccles e il suo gruppo di scienziati contano i volontari. Novanta di qua e novanta di là. "Voi novanta: a casa. Ci vediamo tra cinque giorni" "Tutto qua? Pensavo che ci avrebbero fatto, chessò, trombare" "Silenzio. Sgomberate l'aula" "Scusi, dottor Eccles, e noi novanta?" "Voi novanta state qua. Entrino i mastelli" E dal retro Eccles fa entrare novanta mastelli di acqua gelata. "Bene. Toglietevi i pantaloni, le calze e le scarpe. No, non in quest'ordine, cazzo" "Scusi, posso tenere la maglietta?" "Sì" "E adesso?" "Bene. Adesso pucciate i piedi nell'acqua gelata per venti minuti" "Mi sembra un esperimento un po' del cazzo" "Ehi tu, con quella maglietta orripilante. Mi hai rotto i coglioni. Entra nel mastello e stacci venti minuti, in nome della Scienza". E fu così che novanta persone stettero (erano anni che volevo scrivere "stettero") per venti minuti con i piedi nell'acqua gelata. "Eccì" "Occhei, ora uscite, ci vediamo tra cinque giorni" (brusìo) *** CINQUE GIORNI DOPO *** "Buongiorno. Allora, dividetevi secondo i gruppi dell'altra volta" "Scusi, professore, io non mi ricordo" "Diobono. Avevi pucciato i piedi o eri andato a casa?" "Ero andato a casa" "Allora dì là, e non cagarmi più la minchia, occhei? E adesso entrino i dottori. Tirate su le maglie chè vi visitano per benino" Allora: avevano preso il raffreddore il 9 per cento di quelli che erano andati a casa e il 29 per cento di quelli che avevano messo i piedi nell'acqua gelata. "Signori, grazie per la collaborazione. E' una giornata importante per la Scienza. Abbiamo dimostrato che c'è una stretta relazione tra il freddo e il raffreddore" (dalle ultime file) "Mavaffanculo!" "Sorry?" (sottovoce) "Testa di cazzo, dovevo fare la mezza maratona di Stratford-on-Avon e adesso ho il raffreddore. Cioè scusate, uno va dal dottore e gli attaccano il raffreddore. E' l'ultima volta che faccio il volontario" (vicino di fila, con voce da culo) "Non dirlo a me. Mi avevano detto che questa era l'equipe del cazzo di 14 mila anni fa e che servivano volontari per testarlo. E' l'ultima volta che mi faccio fottere da questi scienziati del menga". "Grazie a tutti, è un momento di grande commozione. Il mondo parlerà di noi" "Scusi?" "Mi dica" "Ha visto mio cugino?"
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lunedì, novembre 14, 2005 MA VOI CI CREDETE?
Poi, improvvisamente, ho realizzato che invece potrebbe essere autentico. Voglio dire, ci sono altri giocatori in grado di farlo. Vieri, per esempio: se gli dai la palla in area in posizione favorevolissima - lui smarcato, il portere immobile, il difensore lontano - è capace di prendere sempre la traversa. Anche più di cinque volte. La differenza con Ronaldinho è che lui ha bisogno di stare a quattro-cinque metri dalla porta vuota. Che è più facile, certo. E infatti il video l'hanno fatto fare a Ronaldinho, mica a quella pippa di Vieri. Alla Nike sono stronzi, ma non scemi. Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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LAPO GUERRERO
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domenica, novembre 13, 2005 ANOTHER PARK Non è Central, per carità, ma è pur sempre un park. E le foglie cadono uguale, e ci corri sopra e ti crocchiano sotto le scarpe. Autunno e primavera ti danno emozioni che in inverno ed estate te le scordi. Al lato del sentiero le foglie si ammucchiano e tu ci piombi sopra, come i bambini sulle pozzanghere. Flussssc, foglie dappertutto, sciafff sciafff, e avanti al prossimo mucchio. Bravo Settoruccio, che hai ripulito l'Mp3 di troppo rock e ci hai messo della roba meno pum pum ma più sinuosa, un po' ruffiana ma in tema con questa corsa un po' barzotta, molto zen e terribilmente autunnale. Era una corsetta sperimentale, oltretutto. Temperatura esterna nove-dieci gradi, forse anche troppi, ma avevo voglia di testare l'abbigliamento rigido-invernale. Sembro Gianni Magni dei Gufi quando sono pronto per uscire, e allora ci piazzo sopra una maglietta bianca per evitare che i bambini mi guardino come fossi un mimo e mi chiedano un'arrampicata sui vetri. Il Termolite costa una cifra ma è leggerissimo e ti tiene caldo, molto caldo, e molto asciutto, praticamente un Pamper's. Il Not So Central Park mi rivela la sua anima tristanzuola eppure fascinosa. Mi chiedo: perchè non l'ho notato l'anno scorso? Mi rispondo: perchè avevo un ginocchio sfasciato e andavo dal fisioterapista, pirla. Già, cazzo: la mia brevissima carriera da podista si è sviluppata solo in stagioni calde, e il freddo lo devo ancora scoprire. Il freddo non mi piace in assoluto, ma correrci dentro sì, mi piace. Mi piace la nuvoletta dell'alito affannato, che mi smeriglia gli occhiali. Mi piacciono i fagiani che mi guardano passare, e io chiedo a voce alta: "Scusate, ma voi l'inverno lo passate qui? Non migrate?" I due fagiani, un maschio e una femmina, manco si spostano mentre io passo, segno di una consuetudine urbana con i podisti e forse di una mutazione genetica, oltre che di un'intelligenza rara: nel Semi-Central Park c'è divieto di caccia e il cartello è proprio lì, vicino ai fagiani (mi piace pensare che sia il contrario, e cioè che i fagiani si siano messi vicini al cartello). Incrocio podisti più lenti di me, che guardo con fare paterno. Finche non mi supera un giovanotto tutto di Adidas vestito che sembra correre sui tizzoni ardenti. Zampetta come uno zebù ustionato ai plantari, ma va come minimo a 4'30" al chilometro. Siccome il paesaggio l'ho già guatato a lungo per farne poesia, decido che è l'ora di passare all'agonismo puro. E mi incollo allo zebù. Boing boing, mi viene il fiatone ma vado benino. Boing boing, lo zebù non molla ma io nemmeno, cazzo, sembriamo Tergat e Ramaala, però molto sbiaditi. Incrociamo una coppietta che fa jogging a nove al chilometro, e li guardo con fare sprezzante. Mi struggo dietro a Ramaala, finchè come logica, da buon Tergat, non prendo una decisione: "Ora lo supero, diobono" Mi sposto sul lato sinistro del sentiero e poco a poco lo affianco. Io guardo avanti, ma con la coda dell'occhio vedo lui che si gira incredulo verso di me, e probabilmente si chiede: "E chi è questo, Tergat?" Eccerto, se tu sei Ramaala io sono Tergat. Il pensiero di lui turbato mi eccita come un facocero, e allungo ancora. Siccome amo farmi venire l'ansia mentre corro a livelli superiori ai miei, mi dico: "Ragazzo, stai andando a 4 al chilometro. Ti avverto che a questa velocità puoi durare ancora due-trecento metri, poi schiatti e fai una figura di merda con Ramaala". Stringo i denti e continuo. L'Almost Central Park, a questo punto, come se fosse un film, propone un bivio che sembra disegnato da Giorgetto Giugiaro. E io prendo la strada a sinistra, vruuuuummmm, facendo una piega, ma sentendo il primo giramento di testa. Mi giro. Ramaala ha girato a destra. Sia lodato Gesù Cristo. (sempre sia lodato) Rallento. La mia bizzarra divisa mista-presto-invernale ha determinato i seguenti microclimi: a) cranio con cuffia Termolite, gradi interni 25; b) torso con maglia Termolite più maglietta bianca tecnica che si vede il sudore venire fuori, gradi interni 30; c) pantaloncini pinocchietto climalite mezza stagione, gradi interni 20, temperatura ideale; d) polpacci scoperti, temperatura ambiente; e) caviglie e piedi con calza tecnica e scarpa solita, temperatura interna 25 gradi. Al che quando arrivo alla macchina, molto in anticipo a causa della disfida con Ramaala, addivengo alla seguente determinazione: "Mi verrà mica la broncopolpaccite?" Poi, sentendomi molto vivo, ma molto, facevo stretching sul solito muretto. Dall'altra parte arrivava Ramaala, che vedendomi così concentrato a stirarmi gli adduttori mi ha guardato con grande rispetto. Quando il gioco si fa duro, non ci sono cazzi.
(in questa foto, scattata lo scorso settembre, sono in posa davanti al tempo che abbiamo impiegato io e Doug per trovare l'uscita dal parcheggio coperto, ritirare il pacco gara, riportarlo alla macchina e infine pisciare prima di iniziare la mezza maratona) Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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venerdì, novembre 11, 2005 LEGGE BACCHELLI PER LO STILISTA PUMA A sinistra, il portiere in pigiama con maglietta della salute sotto. A destra, Totti in maglia azzurra e con la maglietta della salute sopra. Sembra, a sinistra, l'ospedale. E a destra l'ospedale psichiatrico. D'accordo, la Puma caccerà 130 milioni di euro in otto anni, ma a tutto c'è un limite. Se questo è il risultato, bastava chiamare Irge Il Pigiama che secondo me si accontentava di 1 milione di euro in 16 anni. E a proposito di Nazionale: ma come cazzo è che domani sera gioca Abbiati? Dietro Buffon non c'è nessuno, evidentemente. Il vice designato, Peruzzi, ha 54 anni e 14-15 infortuni muscolari l'anno: una garanzia. E poi chi c'è, diobono, Abbiati? Uno che non gioca da due anni e che adesso è l'unica vera preoccupazione della Juve? Invece di farsi le seghe col figlio di Totti e le maglie nuove, perchè non pensiamo anche a quei due o tre problemucci che teniamo? (sospiro) (Irge è rock, Puma è lento) (no, per dire) Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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14:41
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ADRIANO (L'ALTRO) Finalmente un segno divino. Salta l'amichevole Brasile-Kuwait. Quindi Adriano torna prima, e domenica sarà in Italia. Branca si sente importante e si accomoderà sulla poltrona business. Facchetti è felice. Moratti gongola. Mancini si fa una sega. E vissero tutti felici e contenti.
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11:34
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giovedì, novembre 10, 2005 TORMENTO
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22:48
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ER TUTORE Si diceva dell'esposizione dell'Inter a quotidiane palate di merda e di sarcasmo. Girate un po' in rete adesso e verificate: sulla vicenda di Adriano che va a giocare con il Brasile, dell'Inter che chiede che venga impiegato solo nella prima amichevole e dell'atteggiamento un po' guappesco della federazione brasiliana, ecco, verificate il grado di merda e di sarcasmo. Contiamo talmente poco, agli occhi della stampa e del mondo calcistico, che tutti si sentono autorizzati a dire e fare qualsiasi cosa. Anche a dire stronzate, per esempio. Ne ho già lette due. 1) il Giornale scrive della querelle Inter-Brasile e del sogno di Mancini di avere Adriano a disposizione per un'intera settimana (!) di allenamenti. L'articolista scrive: l'Inter pretende Adriano, e poi stranamente scopriamo che ad inizio settimana non si è mai allenato. Ma bastava leggere l'agenda allenamenti sul sito per scoprire che Mancini aveva dato tre giorni di riposo a tutti, mica solo ad Adriano. 2) Varie agenzie raccontano di Adriano che poco fa, alla Malpensa, confessa di non sapere ancora quando tornerà, se dopo la prima o dopo la seconda amichevole. Yahoo notizie sparge ironia sul fatto che Branca, mandato dalla società ad accompagnare Adriano in vista della "vertenza" con il Brasile, sia partito questa mattina da solo, e che Adriano invece partirà bello tranquillo alle due. Beh, è ovvio. Adriano va al ritrovo del Brasile, che è fissato all'aeroporto di Francoforte alle 16,30. Branca va direttamente negli Emirati Arabi: mica è tesserato del Brasile. No, per dire. Il nostro status di barzelletta vivente ci espone a frizzi e lazzi gratuiti, tipo questi. Parlar male dell'Inter è facile, tanto non si lamenta mai nessuno, e quando qualcuno si lamenta hai sempre impressione che lo faccia tardi, e comunque in modo poco convincente. Parliamone invece da interisti. 1) Il testa-a-testa con il Brasile è interessante, e la pretesa di riprendersi un giocatore (una partita con te, una settimana con me) quando il calendario internazionale prevede una partita contro una squadra che non esiste (Kuwait All Stars?) è legittima e potrebbe fare scuola. Quindi val la pena insistere nel braccio di ferro, anche mandando un tutor appresso al ragazzone triste. 2) Mandare un tutor appresso al ragazzone triste, relativamente allo standard del comportamento societario stagionale, fa un po' ridere in effetti. Elenco alcune circostanze degli ultimi quattro mesi in cui non è stato nominato alcun tutor: a) giocatori lasciati liberi di andare all'aeroporto per prendere il volo di rientro dal Sudamerica e invece perderlo come turisti fai-da-te b) giocatore lasciato libero non solo di perdere l'aereo ma anche di andarsene tre giorni a farsi i cazzi suoi, previo sommaria richiesta telefonica di permesso al maggior azionista c) giocatore lasciato libero di infortunarsi in nazionale e di rientrare a Milano 5 giorni più tardi d) portiere ex-titolare lasciato libero di spargere merda sul portiere più giovane e, ahilui, titolare e) giocatore lasciato libero di alzarsi dalla panchina e di andarsene anzitempo negli spogliatoi f) giocatore lasciato libero di parlare a una radio romana g) giocatore lasciato libero di dire sette mesi prima che se ne andrà h) giocatore (vedi sopra) lasciato libero di censurare pesantemente il comportamento del compagno triste, senza che nessuno della società lo avesse fatto prima di lui Adesso mandiamo Branca a marcare stretto Adriano. E vabbe'. Tra l'altro, Branca non è mai stato un buon difensore. Che mossa del cazzo.
(nella foto: un noto quadro che infilo spesso in fondo ai post)
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13:41
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ESTERNATORS
MIHAJLOVIC SINISA, difensore (a una radio romana): "I nostri campioni si devono svegliare, altrimenti sarà dura tornare in corsa. Se ci credono solo 5 o 6 giocatori... Quando andiamo in trasferta i brasiliani stanno tra di loro, gli argentini anche, io frequento soprattutto Stankovic. Ma questo non vuol dire che, in campo, non si remi tutti dalla stessa parte". VERON JUAN SEBASTIAN, centrocampista (al programma di Maradona, La Notte del Dieci, tv argentina): "L'anno prossimo torno qui, lascio l'Inter e lascio l'Europa. Voglio finire la mia carriera in Argentina, nell'Estudiantes". Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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mercoledì, novembre 09, 2005 IL PLEBISCITO Vabbe', i conti è inutile farli. Vi basti sapere che solo in sei o sette non hanno messo al primo posto la società (o Moratti, specificato dai più) in testa ai problemi dell'Inter. Fosse solo per noi, Mancini mangerebbe panettone, pandoro, colomba, insalata di riso, anguria, castagnaccio e ancora panettone (2006): sia pure con qualche sfumatura disfattista (in sintesi: è un fighetto pompato arrogante sopravvalutato e non capisce un cazzo), dal sondaggio esce abbastanza bene. Sulla squadra si addensa un silenzio pesante: come dire, perchè perdere tempo a ragionare su una congrega di miliardari con un cervellino così, quando il difetto è nel manico? Allora, cominciamo subito ad accapigliarci. Butto lì un po' di provocazioni, come farebbe un Mughini qualsiasi. Moratti. Una percentuale preoccupante di voi lo vede come la Madre di tutti i Mali. Secondo un procedimento mentale induttivo - peraltro difficile da confutare - se lui è presidente da dieci anni e da dieci anni ne combiniamo di cotte e di crude, ci sarà una ragione. Il mio pensiero su Moratti, in due anni e passa di blog, l'ho già espresso più volte, qua e là, ed ora lo organizzo. E' un pensiero articolato e a tratti bifronte, come Giano (ogni tanto devo infilare qualche citazione che dimostri che non sono un bruto). MORATTI UOMO. Mi sta simpatico. Se non ci fosse, bisognerebbe inventarlo. E' una persona squisita, che non se la tira, discretamente anticonformista, con una moglie che va in giro vestita come una no-global di 25 anni. E' uno che fa beneficenza, aiuta un sacco di gente. In più è interista. Insomma, come odiarlo? MORATTI PADRONE. Attenzione, qui il discorso si complica. Dove lo troviamo un altro che caccia cento milioni l'anno? Nel bel mezzo dei discorsi da bar, quando immancabilmente si alza qualcuno a chiedere la testa e le palle di Moratti, io rispondo sempre: ce ne vuole uno col 740 uguale. Ce n'è? MORATTI DIRIGENTE. E qui anche un Moratti-boy come Settoruccio deve inchinarsi all'evidenza delle cose, e dire che Moratti presidente e/o maggiore azionista è un disastro. Una sciagura nella gestione della società e dei rapporti interpersonali, un cataclisma nella gestione delle relazioni esterne e con la stampa, uno tsunami nella scelta dei dirigenti. Resta per me incomprensibile come uno che ci mette il grano, e tanto, e che continua imperturbabilmente a metterci la faccia, non riesca a circondarsi di persone capaci. Se io ogni anno cacciassi a fondo perduto 100 milioni di euro, vorrei almeno che la gente che pago mi facesse fare bella figura, facesse rendere i soldi che ci metto anche in un gioco del tutto aleatorio come questo. E invece da dieci anni su via Durini si abbattono palate di merda. A volte giustitificate, a volte perchè è di moda, a volte perchè è un bersaglio facile. L'esposizione alla merda - e i libri di barzellette sull'Inter - sono dirette conseguenze della scompostezza morattiana. E noi - o meglio, quelli come me - che gli abbiamo sempre perdonato tutto "perchè sbaglia per troppo amore" beh, abbiamo sbagliato. Saranno anche per troppo amore, ma gli errori restano e sono immani. Potremmo essergli grati di una cosa: di averci fatto coltivare la nostra passione in circostanze costantemente avverse, e di averla così forticata. Ma sono magre soddisfazioni, per noi e per lui. Moratti dirigente, insomma, è un disastro. Non elenco - sono stufo e poi mi deprimo - gli affari farlocchi di mercato o le assunzioni dirigenziali da corte dei miracoli (chissà perchè in questo momento mi viene in mente Velasco). Parto dalla fine, dai giorni nostri. E mi chiedo, a puro titolo di esempio (perchè di domande così ne potremmo fare un tot): "Ma perchè la Juve ha MoggiGiraudoBettega, il Milan ha GallianiBraida, e l'Inter ha Branca?" Con tutto il rispetto: ma chi cazzo è Branca? E chi cazzo l'ha messo nel posto-chiave della società? Moratti, appunto. Quando ci facciamo le seghe sulle differenze tra Juve Milan e Inter, forse potremmo limitarci a focalizzare alcuni particolari. Tipo questo, ad esempio: ma chi è Branca? Braida, venticinque anni fa, era come Branca adesso: un modesto centravanti che studiava da dirigente. Ma perchè cazzo - lo chiederei a Moratti - il Milan oggi ha un Braida con 25 anni di esperienza al massimo livello, e noi abbiamo un Branca che l'esperienza se la sta facendo - lautamente pagato - sulle nostre spalle partendo da zero? Per carità: magari è bravo. E magari tra dieci anni sarà un fior di direttore tecnico e tutti si inchineranno al suo passaggio e si daranno di gomito e diranno: "Cazzo, c'è Branca!" Ma adesso, chi è Branca? Come cazzo è che una squadra come l'Inter si affida a un dirigente di scarsa esperienza e credito zero? Perchè l'unico credito che vanta Branca è, appunto, essere dirigente dell'Inter. Non conta un cazzo, ma è direttore tecnico dell'Inter. E io me l'immagino la scena, in mezzo a quegli squali che popolano il calcio italiano: "Piacere, Marco Branca, direttore tecnico dell'Inter" "Sticazzi!" (p.s.: avevo una domanda in canna e l'ho ricacciata giù. Ne farò un sondaggio. La domanda si capisce già, no?)
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20:05
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martedì, novembre 08, 2005 PER COLPA DI CHI Si parlava di sfiga. Sfiga, in senso lato, è anche essere ufficialmente in crisi (due punti nelle ultime tre partite) pur avendo fatto 5 punti in più dello scorso anno, segnato lo stesso numero di gol e avendone presi sette di meno. Sono andato a rileggermi cosa scrivevo dopo l'11ma giornata di campionato dello scorso anno. 2-2 col Bologna in casa. 2 vittorie e 9 pareggi. Non mi davo pace e scrivevo: in undici partite abbiamo fatto 150 tiri in porta segnando 20 inutilissimi gol, mentre gli avversari ci avranno fatto sì e no 30-40 tiri che si sono trasformati in 17 gol. In pratica: davanti facevamo faville ad minchiam, mentre dietro avevamo un portiere col delirium, una difesa-barzelletta e un centrocampo che non filtrava, e gli altri andavano a nozze. Non per nulla, un anno dopo, abbiamo preso sette gol in meno e abbiamo cinque punti in più. Ma siamo in crisi (vorrei sottolineare questo esempio di ragionamento circolare, che Quentin Tarantino si farebbe una pippa). Visto che c'è la pausa di campionato e lo sciopero dei giornali, invito il popolo interista nel reparto "seghe mentali" dove propongo il seguente quesito, utile per sfogare le nostre paturnie: Calcolata in 100 la crisi dell'Inter, come dividereste le cause tra società, allenatore e giocatori? (mi interessa molto il vostro parere e prometto un'elaborazione dei dati complessiva: diciamo che in 24-48 ore mi date le vostre percentuali e io poi calcolo la media. Lo faccio per puro spirito di servizio: avevo già pronte le primarie tra tette e culo, ma poi ho pensato che il momento è grave e i ragazzi han bisogno di noi)
(un aiutino. Nella foto: uno che non ha colpe) Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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lunedì, novembre 07, 2005 PARALLELI
Sembra l'Inter, ma è Mediaset. Tiè. Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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domenica, novembre 06, 2005 DUE PESI DUE MISURE UN GUAPPO
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RIFACCIAMO LA TABELLA Ormai la frittata è fatta, è probabile che oggi Juve e Milan ci diano un'altra spallata e noi giù a soffrire. E vabbe'. Riprendo in mano la tabella scudetto di Mancini, che qualcuno aveva buttato nel cestino. Adesso c'è una bella pausa di riflessione. Poi, dal 20 novembre al 5 febbraio, abbiamo 12 partite dalle quali cercare di spremere il più possibile. Dal Parma al Chievo, passando per uno stuolo di provinciali e con il derby di mezzo, la nostra cara compagine nerazzurra dovrebbe mettersi in testa un unico obiettivo, da raggiungere con ogni mezzo, magari ricorrendo a quegli 1-0 così efficaci che un mesetto e mezzo fa ci facevano stare così bene. Non meno di trenta punti. Nessuna discussione. Magari anche di più. Magari vincendo il derby, o almeno non perdendolo, perchè se fai trenta punti e perdi con il Milan sei daccapo, drammaticamente. E' una tabella scudetto che si tiene a mente con facilità: da Inter-Parma di domenica 20, ore 20.30, a Inter-Chievo di domenica 5 febbraio 2006, ore 15, non c'è altra soluzione che raccattare dai trenta punti in su. Mercoledì 8 febbraio ci sarà Fiorentina-Inter, domenica 12 Inter-Juve: se la tabella avrà funzionato lì, in quei quattro luridi giorni, ci giocheremo tutto, con tre mesi di campionato ancora davanti. Faccio tabelle per distrarmi, perchè mi girano i coglioni. Mi girano i coglioni anche nel sorprendermi a pensare a cose irrazionali, tipo che faremo anche cagare, occhei, però non abbiamo fortuna. Gli altri ce l'hanno e noi no. Non ci avrei visto nulla di anormale se, pur non brillando granchè, nel secondo tempo avessimo messo un paio di pere. Eppure no, niente. Mi sento terribilmente infantile a pensare alla fortuna e alla sfortuna, ma se osserviamo i cammini paralleli di Inter Juve e Milan, e ci soffermiamo su alcuni particolari (non parlo di rigori dati o non dati, parlo di minuto dei gol, di circostanze oggettivamente favorevoli, di culo insomma) noi ne veniamo fuori a pezzi, e se è vero (sarà vero? diomio, in che discorso mi sono ficcato, io che sono normalmente un realista) che c'è sempre una compensazione, mi auguro che l'addetto alle compensazioni faccia girare la ruota al più presto. E parlando di sfortuna, vedendo Zè Maria ieri, così come Solari o chi per lui nelle scorse settimane, non posso fare a mano di pensare che una forza maligna abbia orchestrato l'infortunio di Stankovic, allo stato attuale uno dei pochissimi giocatori (forse un altro potrebbe essere Figo) realmente insostituibili. Poi vabbe', scaccio l'irrazionale e penso a come ci complichiamo la vita. Non mi spiego l'involuzione. E non trovo una risposta plausibile alla domanda: "Com'è che avete due attaccanti molto in forma e due attaccanti poco in forma, e fate giocare assieme i due poco in forma?" Questo è masochismo tattico, e non ne colgo i reali motivi. Io sono d'accordo che i giocatori si debbano recuperare facendoli giocare, ma bisognerebbe mediare il bisogno di recuperare i giocatori con quello di fare giocare chi sprizza voglia e positività. O, quantomeno, dimostra una contingente propensione a metterla dentro. Scommettiamo che la pur strana Inter del secondo tempo (Recoba in campo e Figo meno defilato) avrebbe vinto facile? Aspettando la fortuna, bisogna agevolarla. Il Mancio dovrebbe dimostrare di essere cazzuto non inventando chissà che cosa, ma mettendo lo spogliatoio - dichiaratamente spaccato e scazzato - di fronte alle proprie responsabilità. Uscire dal ciclo di ferro con qualche punto in più sarebbe stato importante, soprattutto per la fiducia. Fiducia che adesso dobbiamo costruirci artificialmente. Ma dobbiamo farlo. Ora che abbiamo davanti 11 partite "facili" su 12, ci troviamo nella situazione di certi tennisti che stanno 0-6 al tie-break e hanno davanti un avversario scarso: non sarebbe un problema fare otto punti e vincere il set, se non fosse per la paura di sbagliare. Se stasera saremo a meno dieci, prepariamoci a 11 partite con il braccino. Più il derby. Teribbbbile. (nella foto: Mancini aggiorna la tabella scudetto) Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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sabato, novembre 05, 2005 UN CICLO (TROPPO) DI FERRO Due punti nelle ultime tre partite: il ciclo di ferro era troppo di ferro. Otto punti nelle sei partite del ciclone di ferrone (Juve, Livorno, Udinese, Roma, Samp, Lazio): una media un po' bassina rispetto alla tabella scudetto stilata dal trainer in un momento di euforia. Al ciclo di gomma piuma (con in mezzo il Milan) arriviamo con l'acqua alla gola: bisogna vincerle praticamente tutte, mica cazzi. Il problema è: come possiamo fidarci? Un allenatore che guida la squadra dal pullman, un attaccante che dribbla mezza difesa e sviene prima di tirare: non è per niente facile, diciamolo, la vita dell'interista medio. (nella foto: Mancini fa manovra nell'antistadio e studia le mosse tattiche per il secondo tempo) Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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ESEMPI INTERNAZIONALI
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venerdì, novembre 04, 2005 LA PRAVDA (facilities for interisties) - 3
Traduzione di Settore: Mancio, come d'accordo ti facciamo questa domanda leziosa su Figo. Allora: contro il Porto Luis Figo ha fatto molto bene quando ha accentrato la sua posizione in campo eccetera eccetera eccetera. "Figo ha libertà di azione, non è che è obbligato a stare sempre a destra o a sinistra. Diciamolo, fa i cazzi suoi. Ritiene di essere più bello intelligente furbo galacticos talentuoso e sagace di me, quindi non è che gli dico che deve stare sulla fascia e lo tolgo se lui si sposta al centro: come minimo mi manderebbe affanculo. In più, lasciando fare il cazzo che vuole a Figo, così come a Veron, mi posso concentrare meglio sulle nuove soluzioni tattiche che via via propongo e che tanto successo riscuotono tra le squadre avversarie. Del resto non posso litigare con mezza squadra, ma solo con due o tre l'anno. Ho già quel tritapalle di Adriano e quello scoppiato di Toldo, mica voglio impazzire anche con Figo e Veron". Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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giovedì, novembre 03, 2005 VENDERE IL CULO
Madonna, tutti a parlare della foto del primo culo femminile ignudo pubblicato da Famiglia Cristiana. Un culo davvero notevole, e per di più protagonista di una pubblicità. Ieri è stata diffusa la notizia, oggi non c'è giornale che non l'abbia messa, bla bla bla. Con tanto di intervista al direttore che spiega e si giustifica. Tutta ieri, questa operazione. Già, ma Famiglia Cristiana usciva oggi. Quindi, scusa, spiegami un po': vuol dire che qualcuno ha diffuso la notizia prima, per creare l'attesa per oggi, giorno di uscita. Questa è pubblicità, o no? Magari, auto-pubblicità. E il culo, oltretutto, campeggia in un'inserzione pubblicitaria. Doppia, tripla pubblicità. Marketing selvaggio. Curiosa 'sta cosa. Ma quello che parlava dei mercanti fuori dal tempio non era il figlio dell'azionista di riferimento di Famiglia Cristiana?
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martedì, novembre 01, 2005 IL DOMANDONE Ma perchè non gioca sempre lui?
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COSE DA SPOGLIATOIO
Bel ragazzo?
Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35
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