www.settore4cfila72posto35.net
il sito non ufficiale dell' interismo moderno

qui dentro, nel migliore dei casi, potreste trovare
interismi assortiti, snobismi vari, pettegolismi generici, enteroclismi intellettuali, sinistrismi moderati, sessualismi carpiati, divagazionismi interiori (ho finito gli ismi, sennò continuavo)







Archivio

oggi
aprile 2006
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
dicembre 2005
novembre 2005
ottobre 2005
settembre 2005
agosto 2005
luglio 2005
giugno 2005
maggio 2005
aprile 2005
marzo 2005
febbraio 2005
gennaio 2005
dicembre 2004
novembre 2004
ottobre 2004
settembre 2004
agosto 2004
luglio 2004
giugno 2004
maggio 2004
aprile 2004
marzo 2004
febbraio 2004
gennaio 2004
dicembre 2003
novembre 2003
ottobre 2003
settembre 2003
agosto 2003
luglio 2003
giugno 2003
maggio 2003








domenica, ottobre 30, 2005
 

LA PRAVDA

(facilities for interisties) - 2

APPIANO GENTILE .- Dopo l’allenamento di questa mattina al centro sportivo "Angelo Moratti", Adriano ha parlato con Giacinto Facchetti. Al termine della conversazione, l’attaccante brasiliano ha raccontato: "Ho analizzato con il presidente il mio momento e gli ho ribadito la mia voglia di ritrovare la miglior condizione per poter dare all’Inter quello che, ultimamente, non sono riuscito a dare, complice anche il dolore alla spalla, che non è ancora completamente passato. Ma ora, senza scuse o alibi, devo concentrarmi sul lavoro, su quello che mi chiedono la Società, l’allenatore, i compagni e i tifosi. Poco tempo fa ho fatto una scelta precisa, ho rinnovato il contratto con l’Inter: qui voglio vincere e continuare a crescere, come uomo e come calciatore. Credo che possa capitare a tutti di attraversare un momento-no. Anche attraverso i richiami la Società mi ha dimostrato affetto e attenzione, lo ha fatto per il mio bene e per questo la ringrazio. All’Inter, attraverso il presidente, ho promesso di dimostrare, sul campo e non a parole, di voler superare le difficoltà con impegno e disponibilità nei confronti di Mancini e dei compagni".

Traduzione di Settore:

"Tre giorni fa sono arrivato con un'ora di ritardo a un allenamento, ieri a Genova ho fatto cagare: Facchetti è venuto ad Appiano Gentile e mi ha fatto un culo così. Poco tempo fa ho fatto una scelta precisa, ho rinnovato il contratto con l'Inter. Così guadagno una barca di soldi ed evito all'Inter l'inculata del paramento zero, che mi sembra già un bel gesto di riconoscenza. A Milano c'è figa, altrimenti sarei già da qualche altra parte, mica in questo postaccio pieno di argentini. A casa mia è quasi estate, diobono. Aggiungiamoci che il Brasile mi convoca anche per le amichevoli con Zanzibar e Andorra: insomma, mi sono rotto i coglioni di giocare a pallone a destra e a sinistra, eccheccazzo. Ho promesso al presidente di superare le difficoltà con impegno e disponibilità, anche nei confronti di quell'imbecille di Mancini e di quei coglioni dei miei compagni, compreso quell'infame di Veron. In realtà non me ne frega un cazzo, e poi mi fa male la spalla: del resto, cosa avrei dovuto far scrivere all'ufficio stampa, che ho riso in faccia a Facchetti?"

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 21:39 |
 

RUN LIKE A DEEJAY

Quando arrivo per la punzonatura, lo spiazzo intorno a San Siro brulica di gente che porta via le immondizie di Milan-Juve, e la trovo un'immagine ricca di simbolismi, come in quei film iraniani che poi vincono chessò, a Berlino. Dietro lo stadio invece è tutto uno zompettare di gente che si scalda o fa stretching. Quando vedo gli altri mi viene sempre l'ansia da prestazione, e poi un diecimila non l'ho mai fatto. Poi penso che due anni fa correvo a stento per un paio di chilometri, e oggi considero un diecimila una gara troppo breve. Una considerazione che mi fa stare meglio. Siamo in 1400 e passeggiando verso il deposito borse mi pongo due obiettivi seri: stare sotto i 50 minuti e arrivare nei primi mille. Aspettando la partenza colgo qua e là pronostici e previsioni, tutti al di là delle mie possibilità. Mi sistemo allora in una sezione di gente tranquilla, che si accontenta di stare sotto l'ora. Stefano Baldini ci saluta dalla prima fila. E' un bel tipo. Secondo me tromba alla grande, altro che maratone. Oggi non corre. Cioè corre, ma non seriamente. La farà insieme a Linus, quindi arriveranno intorno ai 44 minuti. Ci metterei la firma, anzi due o tre firme.

Pum. Si parte. Basta pensare. Pigio il crono, attivo l'Mp3 e metto un passo dopo l'altro. La cosa più bella di queste cazzo di corse è guardare la gente che hai davanti: quelli che allungano e non li vedi più, quelli che vanno più o meno come te, quelli che li vedi lontanucci, poi vicini, poi a un passo e poi li superi, quelli che li vedi baldanzosi all'inizio e li raccogli col cucchiaio verso la fine, quelli che ti superano a due chilometri dall'arrivo andando il doppio di te e ti chiedi dove cazzo erano prima. Vedi 1400 stili di corsa diversi, ed è un piacere per gli occhi. Guardo anche il  mio: getto uno sguardo alla mia ombra e al capello che ondeggia e mi sembro sufficientemente baldanzoso. Diecimila metri durano poco, tanto che quando passi il nono chilometro improvvisi addirittura uno sprint prolungato: una figata per me che nelle mezze maratone mi appropinquo all'arrivo che sembro Sbirulino in crisi di fame. Alla fine una coda di due minuti per la medaglia, di quindici secondi per restituire il chip e di 40 (quaranta) minuti per ritirare il pacco gara. Il ristoro? 'na crostatina e 'na bottiglietta de minerale. Deejay, affettuosamente: mavaffanculova.

p.s.: sono arrivato nei primi mille e sono stato sotto i cinquanta minuti. E che si inculi il pacco gara.

(nella foto: un collega emiliano)

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 18:09 |


sabato, ottobre 29, 2005
 

AMARCORD

In un attimo di scoramento, tra infortuni e squalifiche e scarse certezze, abbiamo deciso di fare le cose che sappiamo fare meglio, perchè le abbiamo ripetute un sacco di volte: le partite di un anno fa.

(nella foto: Diana con la suocera)

 

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 23:07 |
 
 SOLO TRA LA GENTE

Cazzo. Mi reco negli immediati dintorni dello stadio Giuseppe Meazza per ritirare il pettorale della DeeJay Ten (manifestazione podistica per fighetti in programma domani mattina) e mi trovo immerso in un mondo orribile, pieno di bancarelle rossonere e bianconere e di spaventosi individui che scendono dai pullman sei ore prima della partita, mostrando fieri di non so bene cosa le loro agghiaccianti sciarpe. Mi sento un intruso e sono pervaso da una labirintite morale che mi fa perdere la strada. Tutto questo perchè il posto dove dovevo ritirare 'sto cazzo di pettorale (perchè mai mi sono iscritto a una gara diecimila metri, in cui sarò destinato ad arrivare tra gli ultimi dieci?) era nascosto da un elefantiaco carrozzone bianconero, un ospitality point che la Milano da bere al confronto era Cerro al Lambro. Un gorilla mi ferma all'entrata e mi fa:

"Scusi, dove va?"

Volevo rispondergli:

"Senti, G.Man dei poveri, ho la faccia di uno che va a scroccare una tartina alla Juventus?"

Ma gli ho solo detto:

"A ritirare il pettorale".

Al che lui mi fa:

"Occhei".

A far la fila c'era gente molto fitness. Questa gara odora di plastica e paillettes, mentre io sono uno da panino alla porchetta e pisciata clandestina sul primo pioppo modestamente appartato. Quello davanti a me aveva una spocchia un po' fastidiosa, neanche fosse un keniota sbiadito. Mi è venuta l'ansia da prestazione. Sono ripassato vicino al mausoleo bianconero. Fuori passava una bancarella semovente tutta milanista e con una sciarpa in bella vista: "Fuck Inter". Quando sono tornato in macchina, mi sono rallegrato che non mi avessero rubato tutte e quattro le gomme. Ed è stato l'unico pensiero allegro in questo inizio di pomeriggio all'insegna del noir. Mi sarei impiccato al Trenno, con il pettorale appuntato alla camicia, se non fosse che ora gioca l'Inter e sono curioso di vedere come va.

 

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 18:04 |


venerdì, ottobre 28, 2005
 

TOUCH

Squalifiche, infortuni, elucubrazioni manciniane, voci su panchine traballanti, addirittura la tabella-scudetto. Potevo strafogarmi di post su post su post su post. Poi ho pensato che domani giochiamo alle 18. Mi sovvengono ricordi di partite del cazzo. Il sabato alle 18 per noi è una iattura totale. Quindi switcho le mani dalla tastiera e le metto in modalità pacco. Fino a domani alle ore 19,50.

 

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 16:59 |


giovedì, ottobre 27, 2005
 

IDEE CHIARE

Prendersi due giornate per "frasi di tenore minaccioso e irriguardoso" all'arbitro, con l'aggravante di essere "trattenuto a forza da persone addette allo staff societario", non è meno disonorevole della sconfitta: il Mancio se l'è giustamente presa per un rigore inventato dall'arbitro e da un Montella versione Stanislawski, però bisognerebbe avere la freddezza di considerare che era un rigore assegnato sullo 0-2, uno 0-2 per nulla illegittimo, anzi. Rosetti ha dato un rigore inesistente, ma ne aveva negato alla Roma uno nella prima azione. Che poi lo 0-3 abbia significato una pietra tombale messa sopra la partita, occhei. Ma bisogna proprio tornare alla prima azione e a fallo da rigore non visto di Samuel: la prima di una serie di azioni-fotocopia in cui l'Inter era lenta e sbilanciata in avanti, e la Roma una scheggia in direzione contraria. Giocare in casa e subire per tre o quattro volte azioni di questo genere nella prima mezz'ora di partita, beh, avrebbe dovuto preoccupare il Mancio più del fatto di correre da Rosetti e mandarlo a cagare prima che andasse a fare la doccia. Quanto a Veron, due giornate se le merita, oggettivamente.

Stop, parliamo del futuro. Anzi no, ancora un pochino del passato. Tosattando qualche post fa e spiegando le ragioni della mia sperticata fiducia, avevo parlato di Palermo come di un'eccezione. E invece abbiamo replicato Palermo (anche nel risultato e nella successione delle reti) dimostrando che, se ben aggrediti, siamo perfettamente in grado di non capirci più un cazzo. A Palermo, piuttosto, si poteva dare la colpa alle invenzioni del Mancio. Ieri non c'è stato turnover rispetto alla partita precedente, vinta a Udine. E allora? Mancini si è svegliato annunciando al mondo di avere le idee chiare. Ce ne avesse confessata almeno una, però. Sono le sei, e tutto tace.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 18:05 |


mercoledì, ottobre 26, 2005
 

LA DURA REALTA'

Cominciamo dalla fine? Il rigore dello 0-3 se lo sono inventati Montella e Rosetti. Il tentativo di riscossa è stato apprezzabile, il cuore non è mancato ma siamo molto più sfigati dello scorso anno e le rimonte non ci riescono più, ormai è ufficiale. Quanto al primo tempo, non credo ci siano problemi tecnici a fare avere una registrazione a Mancini, e che se le veda tutta la notte, e che domani al Cral di Appiano Gentile se la vedano tutti.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 22:31 |
 

FIRST HALF NIGHTMARE

- ... no, appunto, sono molto fiducioso perchè non prendiamo gol su azione, e poi sono settecento e rotti minuti di imbattibilità a San Siro in campionato, e quindi siamo uno squadrone che deve solo prendere maggior coscienza dei propri mezzi e tirare fuori le palle e...

GOL DI MONTELLA!

- Dicevi?

- No, niente, sai, la legge dei grandi numeri (porca troia bagascia)

PALO DI MANCINI!

- I grandi numeri?

- Beh, certo, sono leggi matematiche (merdaccia boia)

PALO DI CRUZ!

- Argh! La riscossa. Ce li magnamo.

GOL DI TOTTI!

- Dicevi?

- Dicevo che sto preparando il nuovo blog, puntocroce.splinder.it, sulle gioie dell'uncinetto. Il calcio mi ha rotto i coglioni. Hai degli Orociok?

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 21:23 |


martedì, ottobre 25, 2005
 

LE RUSPE DI SINISTRA

Ogni tanto capita che a sinistra si sviluppi un dibattito serio, non legato a una qualsiasi elezione o a una qualche sparata di dubbia autenticità o a una qualsivoglia iniziativa antiberlusconiana. Non so se qualcuno stia seguendo quello che accade a Bologna, ma trovo sia il più interessante spunto di discussione che la sinistra italiana abbia offerto negli ultimi anni. Ricapitolando: Bologna si riconsegna alla sinistra dopo la parentesi Guazzaloca,  dopo che la sinistra stessa ha spedito a candidarsi nientemeno che Cofferati, il Recoba della rive gauche, uno dal grande talento ma dallo scarso senso pratico davanti alla prospettiva di diventare un leader, anzi, "il" leader. E infatti il Cinese accoglie a braccia aperte l'offerta di ripiegare su Bologna (meglio che aspettare la pensione facendo il finto contabile alla Pirelli), una poltrona sicura tipo il seggio al Mugello.

Cofferati vince a mani basse e ritrova il salutare contatto con il popolo. Ma finita la bicchierata in sezione si mette a fare il sindaco sul serio, facendo capire che il compagnismo tipo Festa dell'Unità deve quantomeno convivere con l'etichetta e le regole imposte dalla fascia tricolore. Il sindachismo di Cofferati comincia in sordina, ma comincia presto. Lo invitano al rave party e lui non ci va. Poi comincia a rompere i coglioni ai centri sociali che si allargano un po' troppo, poi manda le ruspe a demolire le baracche dei romeni sul Reno e adesso prepara qualche nuovo sgombero di aree e case occupate abusivamente. Ma come, si chiede qualcuno, non era un compagno questo qua? Lo applaude la borghesia, lo applaude la sinistra rigorista, storce il naso il mondo cattolico, si fa le seghe  la destra, Rifondazione si incazza, i Ds invece no, o meglio non tutti, come al solito.

E veniamo al dibattito. Cofferati - apriti cielo - è di sinistra o è - rumore di tuoni in lontananza - di destra? E' tollerante o forcaiolo? E' legalista o paraculo? E' illuminato o rinnegato? Esistono le ruspe di sinistra? Esiste il rigore di sinistra? Esiste la legalità di sinistra? Esiste la sicurezza di sinistra?

Non sono domande da poco, e per mettere alla prova uno di sinistra me le sono fatte da me. E mi sono scoperto più cofferatiano di quanto pensassi. La sicurezza, intanto. La sicurezza credo sia di tutti, e uno che la invoca non è per forza un fascio. A gente di sinistra da generazioni, qui a poche decine di metri da me, hanno aperto un bar sotto casa che sta aperto fino alle due di notte, con i ragazzi che fanno casino per strada e vomitano contro i muri e urlano. Se si lamentano, vuol dire che sono diventati improvvisamente di destra? Chiedersi dove stanno i clandestini, cosa fanno per vivere, andare a vedere cos'hanno nelle baracche, valutare le condizioni di vita di donne e bambini, decidere di demolire le baracche in riva a un fiume, insomma, tutto questo è di destra? Se un'area o una casa è occupata "abusivamente", vuol dire che c'è qualcosa che non va o non ho mai compreso appieno il significato dell'avverbio "abusivamente"? Quanto può durare il chiudure un occhio, il lasciar fare, il fare finta di niente? Non è, questo, un atteggiamento sciatto e superficiale e doloso? Cioè, diciamocelo: di destra?

Credo che sia molto facile dire: io sono tollerante, il Cinese invece è uno stronzo. Il Cinese fa il sindaco di una città difficile, e fare il sindaco significa applicare leggi e regolamenti e salvaguardare i diritti di tutti i cittadini. Più difficile è dire: io sono tollerante, e da tollerante e progressista chiedo alla sinistra italiana di farsi carico di creare le condizioni perchè la tolleranza sia applicata. La mia tolleranza nei confronti di un moldavo che chiede l'elemosina al semaforo è dargli 50 centesimi e rispettare la sua sofferenza e pormi un sacco di domande su dove va il mondo e contribuire a cercare le risposte. La mia tolleranza nei confronti di clandestini che girano in Bmw e si mischiano ai disperati delle baracche per spacciare droga o riciclare refurtiva o mandare le donne a battere, ecco, è zero. Non mi riempio la bocca di parole e concetti "di sinistra" perchè va di moda e perchè l'anno prossimo vinciamo noi. Io metto a disposizione il mio cervello e la mia voglia, e ci pensi la sinistra che avrà il mio voto a creare condizioni di sinistra (che, sono arciconvinto, saranno sempre più moderne e illuminate delle più moderate e accettabili condizioni di destra). Con queste leggi e queste condizioni, Cofferati fa il sindaco. E secondo me al novanta per cento dei bolognesi, ne sono certo, va benissimo così.

 

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 15:28 |
 

AVERE FIDUCIA

Allora. Prendiamo le 14 partite (8 di campionato, 5 di Ciempions, 1 di Supercoppa) sin qui disputate. Scartiamone una, quella di Palermo. Esaminate le altre 13, quindi con un buon supporto numerico, possiamo dire che quella di Palermo è stata l'eccezione di questa stagione, forse addirittura delle ultime due stagioni: una partita sbagliata, una formazione sbagliata, un atteggiamento sbagliato, la squadra messa sotto, una confusione diffusa, una reazione tardivissima. Oggettivamente, nelle due stagioni manciniane un'altra partita così non me la ricordo. Quindi, escludiamola e speriamo di non rivederne mai una così.

Rimangono le altre 13. 10 vittorie, 1 pareggi, 2 sconfitta. Ruolino (quasi) di lusso. In campionato abbiamo 6 punti in più dell'anno scorso. Siamo terzi in classifica a un punto dalla seconda. Che la prima sia 6 punti avanti dipende solo dal fatto che le ha vinte tutte e otto, e ci tocca far tanto di cappello. Ma parliamo di noi.

In attacco finora abbiamo fatto a meno di Adriano, che in pratica ha giocato decorosamente due o tre partite. Ma è per tutto l'anno solare 2005, in realtà, che abbiamo fatto a meno di Adriano: è al suo quarto infortunio e in campionato ha segnato 5 gol, di cui 3 col Treviso. Ricordandomi com'era (lo strepitoso periodo prenatalizio dell'anno scorso, quando peraltro funzionava solo lui), sottolineo con orgoglio che non siamo Adriano-dipendenti, ma proprio no. E mi piace sottolineare la tonicità e anche l'umiltà dei due panchinari, Cruz e Recoba.

A centrocampo l'unico che può far danni è Mancini. La strada è tracciata, l'assetto è solo uno. O almeno, basterebbe evitare sperimentazioni nelle partite più complicate. A sinistra la sfiga impera sovrana (Solari è una pippa clamorosa, Stankovic purtroppo si è fermato sul più bello), ma a destra (e ora, ohibò, anche a sinistra) dove l'anno scorso c'era un olandese anemico oggi abbiamo un monumento portoghese.

Ma la vera, grande, strepitosa novità è la difesa. Eliminato l'ansiogeno Toldo e inserito un cazzuto come Samuel, ci ritroviamo con un reparto con i controcazzi. Torniamo all'inizio. Eliminiamo Palermo. Teniamo le altre 13 partite. 2 gol su punizione dalla Juve, occhei? 2 autogol dal Porto, occhei? Ecco: in 13 partite abbiamo subito un solo gol su azione, dal Donetz, in una partita che ormai non contava più un tubo. A Palermo non voglio più pensare. Juve e Porto sono state partite perse, e dal bilancio fallimentare, non tanto per quello che abbiamo subito, ma per quello che non abbiamo saputo fare. Penso alla difesa, che l'anno scorso aveva già subito una ventina di gol e quest'anno invece è il nostro valore aggiunto. Penso che non sia un delitto avere fiducia. Non resta che una cosa da fare: tirare fuori i coglioni ad libitum, e non a targhe alterne. Giuro che dal divano ci metterò tutto il mio impegno. E così spero di voi, e di loro. Evviva l'Inter, evviva l'Italia, evviva la gioia e la letizia tra i popoli, abbasso la Juve.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 09:54 |


lunedì, ottobre 24, 2005
 

LA PRAVDA

(facilities for interisties)

Questo è un blog di servizio, prima di tutto. E quindi inauguro oggi una rubrica che credo sarà molto utile agli interisti. Si tratta della traduzione in italiano spiccio dei comunicati di Inter.it. Per fare risparmiare tempo agli amici nerazzurri, e per andare direttamente al nocciolo della questione (a Inter.it cazzeggiano non poco), riporterò il testo originale e a seguire la mia personale interpretazione, tesa a stabilire la verità dei fatti.

Il testo originale:

Il centravanti nerazzurro Adriano Leite Ribeiro è stato sottoposto questa mattina ad una serie di esami per accertare l'entità dell'infortunio riportato nel corso della partita di ieri vinta contro l'Udinese.
Gli esami hanno escluso fratture, evidenziando, invece, una sub lussazione all'articolazione acromion claveare della spalla destra da trauma diretto. Il centravanti ha raggiunto il centro sportivo "Angelo Moratti" per iniziare ad effettuare le terapie necessarie, al termine delle quali gli è stato effettuato un bendaggio contentivo.Dejan
Stankovic ha proseguito con le terapie specifiche, facendo anche un lavoro specifico in palestra (bicicletta e potenziamento settoriale). Christian Kily González è rientrato ieri dall'Argentina dopo aver beneficiato di un permesso accordato dalla Società in seguito all'infortunio riportato durante le gare giocate con la maglia della nazionale biancazzurra. Questa mattina il centrocampista argentino ha sostenuto una serie di esami clinici: Kily ha subito una lesione completa dell'adduttore lungo alla gamba destra. Per lui sono previste un ciclo di terapie e di rieducazione, iniziati questa mattina.

Traduzione di Settore:

Adriano non si è rotto un cazzo. Infatti stamattina gli abbiamo bendato la spalla, come avrebbero fatto anche quegli sboroni di Milan Lab. Appena gli passa il dolore è abile e arruolato. Col cazzo che vi descriviamo con altrettanta dovizia di particolari l'infortunio di Stankovic, che comunque è vivo e in grado di pedalare sulla cyclette. Quanto a Kily, erano dai tempi di Kanu che non avevamo a che fare con uno sfigato simile. Rienterà a gennaio, senza fretta, tanto ci abbiamo Solari (vabbe', dai, si fa per scherzare).

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 15:30 |
 

NEANCHE POPPER

Due o tre giorni fa ho visto un telegiornale aprire con la seguente notizia:

"E' morta un'anatra"

Ieri ne ho visto un altro riportare tra i suoi titoli principali la seguente notizia:

"L'anatra è morta, ma non di influenza"

Niente. Fantasticavo e mi ponevo una questione. Metti che uno si risveglia dopo dieci anni di coma, o metti che un eremita torna alla vita civile dopo dieci anni. Se in questi giorni gli fanno vedere il telegiornale, come potrebbero commentare se non così:

"Minchia, com'è diventata capillare l'informazione"

 

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 12:58 |


domenica, ottobre 23, 2005
 

SI FA COSI'

Bella partita. Udinese un po' in trance nel primo tempo, ma gagliarda nel secondo. E noi intraprendenti nel primo e lucidi combattenti nel secondo. Per noi, tradizionalmente, vincere a Udine è tutt'altro che uno scherzo. Quindi, trattasi di un importante segnale di vita. Torniamo a segnare in trasferta dopo un'infinità. E a proposito di segnare, segnamoci alcune cosette:

a) magari fare sempre il 4-4-2 non sarà il massimo della fantasia e dell'appeal calcistico, ma se una cosa ci viene bene perchè inventarsene un'altra? Quando il Mancio fa il Cuper (cioè si produce in improbabili soluzioni tattiche in occasioni di match cruciali), l'Inter fa cagare.

b) del Solari attuale (noi tutti speriamo che non sia il Solari standard) è meglio chiunque. L'infortunio di Stankovic è stata una mezza iattura, in quest'ottica. Quindi la posizione ideale di Solari è proprio quella di oggi: in panca. Figo a sinistra è un sacrificio, ma quando si accentra e tira sono cazzi (per gli altri). Zè Maria ala destra è molto meglio che terzino (non è capace). E rispetto a Oporto oggi le cose sono funzionate molto meglio.

c) un Veron come oggi toglie ogni dubbio a centrocampo, nel senso che Pizarro non può che fargli da riserva. O da alternativa. Insieme no, non ci siamo. Per Cambiasso, poi, l'assetto ideale è quello di oggi.

d) abbiamo cominciato bene il ciclo di ferro. Ora sarebbe il caso di tirare fuori i coglioni e fare due, tre, quattro, cinque (and so on) belle partite consecutive. Siccome la sfiga non ci risparmia (due punizioni con la Juve, due autogol con il Porto), il fieno in cascina dobbiamo mettercelo noi.

p.s.: una segnalazione per Materazzi. Non avevo mai visto uno subire un pestone al pisello. Ha rischiato di diventare donna. Un minuto dopo era già in campo. Chapeau.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 17:15 |


sabato, ottobre 22, 2005
 

EL PEL DE POTA

In Inghilterra la trombata post-partita dev'essere un rito un po' più tribale che in Italia. Questo, almeno, a giudicare dalle conseguenze che talvolta la suddetta trombata si porta appresso per il detentore del pene, che ogni tanto finisce in guardina a spiegare particolari imbarazzanti. Ma non credo che in Italia, in Francia o in Spagna si trombi in maniera così diversa. Voglio dire: Cristiano Ronaldo, Cristiano Zanetti, Cristiano Raul e Cristiano Lamouchi (vabbe', per dire) li vedo accomunati dall'aspirazione a un legittimo sfogo post-partita: una bella ciulata, arrivederci e grazie. Chiedendo anticipatamente scusa per la ventata di sano maschilismo, vista dalla parte della vagina la situazione non mi sembra meno ammantata di banale leggerezza. Il mondo è pieno di veline, presunte tali o aspiranti fighe pronte ad immolarsi a qualche verga celebre, per poi raccontarlo all'happy hour o per aggiungere una tacca al curriculum. Poi, per carità, le variazioni sono centinaia. C'è chi si accontenta, chi esagera, chi va giù pesante. La violenza non ha scusanti, è chiaro. Ma che tra i due trombanti ci sia un personaggio famoso, questa è solo una complicazione. E se qui ci fosse un crepettino qualunque, giusto lui potrebbe cercare l'esatta modulazione tra l'onnipotenza della star e l'accondiscendenza della cenerentola. Per questo - chiamatemi pure maschilista, nobody is perfect - a certe storie non credo per nulla, o ci credo poco, o ci aggiungo attenuanti, a partire da Tyson fino a Cristiano Ronaldo, passando per Kobe Bryant e un sacco di altre celebrities. Non mi sembra poi una coincidenza che queste storie siano quasi sempre ambientate negli Usa o in Inghilterra, dove probabilmente tra gli sportivi c'è un tasso di spocchia e di coglionaggine più alto che altrove, e tra le donne un tasso di stronzaggine adeguato alla bisogna. Del tasso culturale (ad ampio spettro) dei calciatori ho una stima bassissima. Alle donne eventualmente violentate (o plagiate, che non è così diverso) va, ovviamente, tutta la mia solidarietà. A quelle che trombano e poi si pentono, un po' meno. A quelle che trombano con il prestampato della denuncia già pronto nella borsetta, zero.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 21:29 |


venerdì, ottobre 21, 2005
 

GIUSTIZIA DEL CAZZO

(de sputorum differentia et hominibus stoliditate)

Tutti ad aspettare la sentenza su Vargas e sul suo sputo da codice penale, e poi che succede? Che viene comunicato (a un paio di settimane dallo sputo) che il filmato è stato presentato fuori dai termini previsti (entro le ore 12 del giorno successivo alla partita in questione) e che il ricorso è stato così "irricevibile".

Quindi, ricapitoliamo. Samuel si è beccato tre giornate per uno sputo forse diretto a Nedved (un successivo filrmato, "irricevibile" anche questo, ha dimostrato che tra i due c'erano almeno quattro metri e che nemmeno un lama ben allenato avrebbe potuto centrare Nedved), sulla base di qualche fotogramma pompato dal teleobiettivo. Vargas, invece, viene colto da una tv privata mentre si china su Brocchi, che ha appena segato di brutto, e gli sputa da mezzo metro, dall'alto verso il basso, alle spalle. Il Vargas medesimo, nei giorni successivi, si inerpica in una spassosa autodifesa che, secondo me, un buon avvocato avrebbe potuto giocarsi come aggravante. E invece niente, un cazzo, perchè il filmato è "irricevibile".

Mi permetto di dire due cose al giudice Laudi, al sistema della giustizia sportiva e a quello, più in generale, del calcio italiano. Intanto, una quisquilia: se il filmato era "irricevibile", perchè cavolo non ce lo hanno detto il giorno stesso, invece che dopo tutto questo tempo? Vabbe'. Seconda, e più importante, questione: si è deciso di utilizzare la prova tv - pur con una serie di distinguo e di eccezioni - e di sfruttarla per punire le simulazioni e i vari atteggiamenti gravementi antisportivi, come i falli a gioco fermo e gli sputi. Giusto. Ma io, un settoruccio qualsiasi, che insegnamento traggo da questa vicenda? Che messaggio mi arriva? Che Samuel è stato sfortunato e che Vargas è stato Fortunato? Che è meglio sputare in maniera clamorosa, tanto poi l'arrangiamo in qualche maniera, piuttosto che sputare ad minchiam ma in favore di telecamera e durante un Juve-Inter in posticipo interplanetario?

Aggiungiamo che anche Laudi, come Samuel, è stato sfortunato. Perchè se applichi in un caso molto fumoso una pena molto dura - tre giornate per sputo presunto -, e se vai avanti come uno schiacciasassi anche contro l'evidenza di un secondo filmato che quantomeno mette in forte dubbio la tua decisione, è chiaro che al secondo episodio tutti si aspettino da te un atteggiamento altrettanto rigoroso, o magari di più. E invece, che sfiga, Laudi dà tre giornate a uno che probabilmente NON ha sputato all'avversario, e non può dare niente a uno che a momenti vomita sull'avversario e lo finisce a calci perchè il filmato è "irricevibile".

Certo, se la norma prevede un termine e il termine non è rispettato, va bene così. A me ricorda tanto quelle multe che ti fanno certi vigili: una cinquantina di euro perchè il culo della tua macchina sporge di 15 centimetri sulla strada, sai, quelle cose lì. Quelle multe che poggiano saldamente su una norma, ma non sul buonsenso. Quelle multe un po' provocatorie, che ti arriva da gente tutta chiacchiere e distintivo, quelli che fanno i bulli con il blocchetto in mano e ti guardano e sorridono perchè sanno che ti stai incazzando. Ecco, giudice Laudi, lei ci ha fatto incazzare, e in più ha dato una bella spallata anche alla credibilità della prova tv. Promemoria per i delatori: se volete far ricorso contro pugni e sputi sfuggiti all'arbitro, ricordatevi che il tempo stringe.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 15:10 |
 

PUBBLICITA'

Non mi sono nemmeno accorto che siamo arrivati a quota quattrocentomila. Epperò. Caffè pagato a tutti.

 

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 11:38 |


giovedì, ottobre 20, 2005
 

BYE, WILLIE

C'è un'altra mia grande passione di cui non parlo quasi mai, ed è il basket. Preferisco appoggiare il culo sui gradoni e agitarmi e fare del gran tifo liberatorio, compreso mandare affanculo gli arbitri, ma con un certo aplomb. Una domenica sì e una no mi calo nel mondo della palla al cesto. Se l'Inter ha vinto, sono bello rilassato. Se ha pareggiato o perso, mi sfogo. Se gioca in posticipo, allora mi carico, e quando esco dal palazzetto guido veloce verso casa e switcho la modalità mentre mi stendo sul divano.

Un paio di settimane fa, la foto qui sopra era in bella mostra sulla Gazza, per quanto non in apertura di pagina come avrebbe meritato. Ma spesso le belle storie vengono messe un po' in basso, come per distinguerle da quelle brutte, ma anche per ricordarti le gerarchie vere: prima le brutte storie, poi quelle belle. La foto è piccolissima e la didascalia ce la metto io: trattasi, da sinistra, di Magnifico, Zampolini, Lasi, Sojourner e Antonello Riva. Tutti ex-giocatori, alcuni grandi, alcuni grandissimi, che si sono ritrovati tutti a lavorare a Rieti, in Legadue. Come se l'Inter, fatte le debite proporzioni numeriche, prendesse venti grandi-ex e li mettesse tutti nei posti strategici della società, dalla presidenza in giù. In diverse epoche, tutti hanno giocato a Rieti. In particolare, Zampolini e Sojourner hanno legato i loro nomi a una grande stagione del basket a Rieti, quando questa piccola società arrivò due volte alla semifinale scudetto e due volte in finale di Coppa Korac, vincendone una. Una favola di fine anni Settanta.

Il pezzo della Gazza era tutto per Sojourner, l'ultimo del quintetto ad essere arrivato a Rieti. Sull'onda di questa operazione amarcord, il presidente era andato a scovarlo in America, dove era tornato a vivere un'esistenza normale, lui che a Rieti era un totem, un dio d'ebano, un gigante buono. Sojourner nell'intervista raccontava della sorpresa di essere stato ricontattato, dell'emozione di essere tornato a Rieti, del brivido che gli davano il palazzetto e quei quattro volti di vecchi amici, quelli con cui ha posato nella foto. E spiegava di non sapere bene cosa fare, di aver dato la sua disponibilità per due o tre mesi, perchè poi avrebbe dovuto decidere se tornare a vivere in Italia ad occuparsi del settore giovanile di Rieti oppure dar retta alla moglie a starsene negli States a guadagnarsi la pagnotta meno piacevolmente ma più vicino a casa.

Willie stanotte si è schiantato contro un albero a pochi chilometri da Rieti. Aveva 57 anni e se vi capita in mano la Gazza di qualche giorno fa leggetevi quel pezzo e guardatevi bene la sua faccia. Si capisce lontano un miglio perchè a Rieti lo adoravano, trent'anni fa e anche adesso.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 16:02 |
 

PARLIAMONE

bisax, ma non ci sono i blog dei bbilianisti?! xè vieni a scassare la minchia qua?!

Il tempo in Padania è peggio che a Granada, e poi mi girano i coglioni per l'Inter. Ma non è questo il punto. Il messaggio di cui sopra, che potrete ritrovare tra quelli del post precedente, ha due grandi difetti: 1) è anonimo. 2) esprime una gigantesca cazzata.

Allora. Quanto al punto 1), non ho nè il tempo nè i mezzi per escludere gli anonimi e fare pulizia, almeno ogni tanto. Mi tocca fare un appello pubblico, l'ennesimo. Non voglio escludere nessuno, tantomeno la globalità degli utenti non-splinder, ma almeno firmatevi, con un qualsiasi cazzutissimo nick (sempre lo stesso, magari), ma firmatevi. Quanto invece al punto 2), questo cazzo di blog non è l'esclusivo ritrovo di una categoria di persone, che peraltro mi sta molto a cuore, e cioè quello degli interisti. Lo ripeto ancora una volta: qui l'ingresso è libero, addirittura anche alla gente che mi prende per il culo in quanto interista, perchè a) può anche essere divertente, se fatto con civiltà b) e comunque, non è mia intenzione passare la mia vita a parlare con interisti, a fasciarmi la testa con loro o a masturbarmi collettivamente con loro. Io sono intimamente e assolutissimamente interista, e adoro parlare di cose interiste, ma non divido il mondo in interisti e non interisti. Ci sguazzo a fare le primarie tra Veron e Pizarro e magari tra un paio d'ore scriverò qualcosa sull'utilità del 4-5-1, ma ho anche altri interessi tra cui la corsa, il tennis, la cultura, la vita civica e la figa. Che poi un qualsiasi anonimo passi di qua e decida lui che deve frequentare questo blog (che poi è il mio), beh, mi sembra un po' eccessivo. Credo che si possa essere interisti e, contemporaneamente, democratici, progressisti, simpatici, aperti al dialogo. Io sono interista e di sinistra, e allora? Non ho alcun problema a rapportarmi con uno di Forza Nuova che tifa Fidelis Andria, a parlare con lui di Cruz o della devolution, a leggere i suoi eventuali (e immagino strampalati) commenti. Probabilmente, non lo frequenterei nella vita "vera". Ma questo è un blog, cazzo, qui siamo tutti uguali, abbiamo una tastiera e un monitor davanti e quattro idee che ci frullano per la testa. Io direi di approfittarne, almeno qua. Proviamo tutti a fare i democratici e i non-anonimi. Poi, nella vita "vera", cazzi miei e cazzi vostri. E' come se foste tutti nel mio soggiorno, a sparare cazzate e bere due birre. Se poi fuori dal cancello vi mettete a rigare le macchine o a pisciare sugli zerbini, non me ne fotte un cazzo (purchè non sia il proprietario della macchina o dello zerbino in questione). Ma qui dentro, per favore, tenete gli anfibi giù dal divano e non ruttate. Grazie.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 13:29 |


mercoledì, ottobre 19, 2005
 

LA TRASFERTA / 2

Non so un cazzo della partita, quindi potrei fare un commento serio ma mi astengo. Il barista mi ha detto che il Porto ha giucado mejor. Gli ho detto che comunque abbiamo preso due autogol. Mi ha risposto che non fa nada, cuenta siempre dos. Gli ho chiesto un brandy. Me lo ha dato.

Quant'e'?

15 euro.

(sierata de mierda)

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 22:50 |
 

LA TRASFERTA

Questo post non ha significato alcuno, se non quello di fare lo sborone. Sono a Granada, Spagna. Ho trovato un bel pc incustodito e mi ci trastullo, a cinque minuti da una cena e a quindici da Porto-Inter. La tastiera ha le lettere mischiate, cazzo, non trovo la m, e meno male che non devo scrivere mamma cento volte. Non trovo nemmeno le lettere accentate, anzi, pare che qui non esistano. Chiedo scusa per gli eventuali refusi. Ma questo e' un problema da nulla. Con un collega, parimenti interista, ho appena concluso una lunga trattativa con i due baristi. Mentre noi saremo incravattati e inchiodati nella cena del salone accanto, loro sintonizzeranno il loro schermo al plasma su Sky Spagna (ammesso che si chiami cosi'). A turno, ogni cinque minuti, io e il mio amico ci alzeremo con le scuse più banali e faremo una corsa al bar (distanza dai tavoli, gia' calcolata: 25 metri). La tv di stato spagnola trasmette Real-Rosemborg, ma noi abbiamo detto ai due baristi che non ce ne frega un cazzo. Loro, peraltro, sono d'accordo: uno e' italiano, l'altro odia el Madrid. Quindi staranno sintonizzati su Diretta Gol espagnola. Ora vado, senno' perdo il posto strategico a tavola. Devo mettermi vicino a un'uscita, anche perchè verso le dieci ci sara' uno spettacolo di flamenco. ve l'immaginate che figura di merda mentre passo in mezzo a sei ballerine di flamenco per andare al bar a chiedere cosa fa l'Inter de Milan? 

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 20:36 |


lunedì, ottobre 17, 2005
 

VENEZUELA CORSARO

Ecco, fai l'ospitale e te lo mettono in culo. Inter-Venezuela 0-1, gol di Maldonado (diobono, una ne fa e cento ne pensa). Infranta l'imbattibilità interna. Adesso ci tocca vincere 2-0 a Caracas, che non è mica facile. Si è giocato a porte chiuse, ma qui si potrà notare che c'era figa. Potevano almeno invitarmi. Avrei festeggiato volentieri l'esito delle primarie con quella in primo piano, appartandomi nel terzo anello. Peccato. Mai una soddisfazione.

(nella foto, una mia curiosità: ma perchè un anno sì e un anno no Miss Mondo o Miss Universo o Miss Sailcazzo è una venezuelana? Ce l'hanno solo lì, la figa?)

 

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 19:54 |


domenica, ottobre 16, 2005
 

STILE INTER

“Finchè qui non ci daremo regole, non si faranno mai le cose sul serio. E non si costruirà mai all'Inter qualcosa di importante. Il Livorno per quanto mi riguarda vale la Juventus. Ed alcuni giocatori invece non c'erano con noi. Io personalmente sono molto arrabbiato di questo, perchè è una mancanza di rispetto al gruppo. Questo ci deve far riflettere e capire cosa succede. Invece di costruire la tranquillità noi dall'interno siamo i primi a crearci difficoltà. Parlo dei dirigenti, di tutti ma anche di noi giocatori. A me dà fastido perchè cerchiamo di costruire con tanta voglia qualcosa di importante ed ogni volta riusciamo a crearci problemi da soli. Ripeto: finchè non ci saranno regole giuste e non si faranno le cose sul serio non si costruirà mai qualcosa di importante. Oggi avevamo bisogno di certi giocatori che purtroppo non c'erano. Meno male che l'Inter ha tanti altri campioni in rosa”. (J. S. Veron)

"Io dico che qui nel gruppo dovremmo essere tutti uguali. Non sappiamo come siano andate realmente le cose, se ci sarà bisogno di chiedere scusa Adriano lo farà. Questa è una situazione anomala: abbiamo costruito un gruppo unito e in questo gruppo tutti dovrebbero essere uguali. Il comportamento a volte conta più dei risultati". (M. Materazzi)
"Se queste cose succederebbero alla Juve, sai che casino". (G. Gattuso)
 
(un'immagine della partitella di oggi pomeriggio ad Appiano Gentile contro una rappresentativa toscana. Domani, invece, partitone a San Siro contro il Venezuela)
 
Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 21:47 |


sabato, ottobre 15, 2005
 

LA SCALETTA DELLA SERATA

Buonasera e  benvenuti su raitre. Ecco i casi che affronteremo nel corso di questa puntata.

Adriano. E' un bel ragazzone di 23 anni, alto, ben messo. Vive in Italia da quattro anni, ma ogni volta che torna in Brasile è colto dalla saudade. E' comprensibile, certo. La voglia di sole, di divertimento. Lui, figuriamoci, che ormai da tempo lavora nella nebbiosa Padania. Ma adesso i suoi compagni e i suoi datori di lavoro sono preoccupati. "Torna, Adriano, ti stiamo aspettando" è l'appello lanciato dal Cral dell'azienda, sito ad Appiano Gentile, nei pressi di Milano. Adriano è stato visto per l'ultima volta vicino all'aeroporto di San Paolo, in Brasile. Si è allontanato con una banale scusa: "Vado ad inaugurare un centro per bambini disagiati". Indossava una felpa azzurra e nera.

Marco. E' un bell'uomo di 40 anni. Un tempo aveva in mente soltanto il calcio, poi ha messo la testa a posto ed è diventato addirittura dirigente di una nota società milanese. La gran parte dei suoi amici è tuttora impressionata dal vederlo in giacca e cravatta, sempre elegentissimo e con un bel sorriso perennemente stampato in volto, un sorriso quasi stupito, di uno che ancora non crede a cosa la vita gli ha riservato. Marco, però, cova un disagio interiore. Nel momento del bisogno, dicono i suoi colleghi, sparisce. "E' come se non ci fosse", spiega un collega che vuole rimanere anonimo. Non dà notizie di sè da mesi, forse anni. Quando è sparito indossava un completo grigio scuro, cravatta nerazzurra e Church ai piedi.

Massimo ha 60 anni e lavora nel ramo petroli. Tutti gli vogliono bene perchè è una gran brava persona, impegnata nel sociale, generosa, simpatica, signorile. Non è forse quell'amministratore efficiente e determinato che un ruolo come il suo richiederebbe. Ma tutti lo accettano così, per quel suo essere un po' naif. Forse Massimo vive con imbarazzo questa sua condizione di dirigente che non dirige granchè. E nelle ultime ore si arriva al dramma: lo cercano per dire che tre suoi sottoposti hanno perso un aereo e che non potranno rientrare regolarmente in azienda. Chissà, un attimo di sbandamento. E' sparito. Lo si cerca in zona Milano, o in zona Forte dei Marmi, dove è solito recarsi al mare. Indossava giacca e cravatta, porta occhiali, ha una pettinatura sapientemente trasandata.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 22:26 |
 

TRE UOMINI IN BARCA

(interno aeroporto internazionale San Paolo del Brasile. Tre giovani uomini si guardano intorno attoniti)

Julio (Cesar):  guardate il tabellone, cazzo. Cosa vuol dire?

Alvaro (Recoba): hai un dizionario?

Adriano (Adriano): amisci, dov'è il duty free?

Julio (Cesar): scusa, guarda il tabellone.

Adriano (Adriano): volo soppresso? Accidenti.

Alvaro (Recoba): porca troia.

Julio (Cesar): vado all'ufficio informazioni.

Adriano (Adriano): sì, chiedigli del duty free.

(pausa)

Julio (Cesar): cazzo, l'aereo non parte.

Alvaro (Recoba): quand'è il prossimo?

Julio (Cesar): tra 13 ore.

Alvaro (Recoba): diobono. Chiamo Facchetti.

Julio (Cesar): sì, bravo. Io chiamo Branca.

Adriano (Adriano): sì, bravi, chiamate. Ciao, se vèdum.

Julio & Julio: oh, dove cazzo vai?

Adriano (Adriano): vado a Rio a inaugurare una fondazione per i bambini poveri.

Julio (Cesar): sticazzi. E allora quando parti?

Adriano (Adriano): mah, domani. Cia'.

Alvaro (Recoba): vabbe', vado al duty. Ha risposto Branca?

Julio (Cesar): sì, tutto occhei. Ha detto se abbiamo bisogno qualcosa.

Alvaro (Recoba): gli chiedi se mi ricarica il telefonino?

Julio (Cesar): bravo, lo richiamo. Dottor Branca?

Alvaro (Recoba): non è dottore, pirla.

Julio (Cesar): ma gli fa piacere.

Alvaro (Recoba): sei proprio un ganzo. Mica come Toldo.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 13:03 |


giovedì, ottobre 13, 2005
 

E.R.

(INFORTUNATI DEGLI ULTIMI CINQUE GIORNI)

BERLUSCONI Silvio: lieve distorsione alla caviglia.

CASSANO Antonio: forte distorsione alla caviglia.

TURCHI Enzo Paolo: emorroidi.

NESTA Alessandro: lesione al tendine del pollice.

ELKANN Lapo: overdose.

STANKOVIC Dejan: non si sa.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 21:43 |
 

DEL DROGARSI SENZA DROGA

Ieri è stata una giornata trascorsa a) in fila davanti a vari sportelli, e b) a pagare un sacco di piccole o grandi cose. Ed è stato all'ultimo grano di questo rosario, mentre un cesso mi staccava una ricevuta e mi spiegava cose che mi entravano da un orecchio e uscivano dall'altro, che ho pensato intensamente di tornare a casa, di smettere gli abiti civili e indossare quelli da podista lento ma pervicace. Erano ormai quasi le sei, quindi tardi. Ma non ho abdicato all'idea. Sentivo di averne bisogno, come dire. Alle sei e un quarto stavo già facendo stretching all'imbocco del sentiero, dove l'aria fresca mi dava quasi i brividi. Poi sono partito avviando il cronometro, ma senza mai guardarlo. Ho lasciato andare le gambe che ancora erano doloranti dopo la mezza maratona, senza stressarle. C'era un odore forte di umido, quasi fastidioso. Podisti qua e là, alcuni in canotta altri in scafandro. A un certo punto il dolore è sparito e ho aumentato l'andatura, ma senza alcuno scopo. Lasciavo fare alle gambe, io non decidevo un cazzo. Volete andare veloci? E andate. Volete rallentare? E rallentate, che mi frega? Non ho alcuna fretta, basta che mi riportiate a casa prima che calino le tenebre. Loro, le gambe, andavano senza patemi. E io mi sono sentito subito meglio, ma molto meglio. Addirittura ho superato uno in bici, che mi avrà preso per il cugino sedentario di Zatopek. Senti come pompa.

E' ormai quasi buio quando torno al parcheggio, blocco il cronometro ma lo azzero senza guardarlo, mi metto una maglietta asciutta e rifaccio stretching al fianco di uno che imita mosse di un personalissimo kung fu, guardando verso un orizzonte che io non vedo. La scena è abbastanza irreale perchè io chiuda gli occhi allungando una gamba sul muretto e, fatto un rapido inventario, mi senta perfettamente vivo, da capo a piedi, organo dopo organo, protuberanza dopo protuberanza.

p.s.: dedicato a quelli che si annoiano quando scrivo della corsa e me lo scrivono pure nei commenti. a) e alùra? b) non ci posso fare una sega. c) nel frattempo, è pieno di blog da andarsi a leggere. Personalità Confusa,  per esempio, non corre. Credo.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 15:43 |


mercoledì, ottobre 12, 2005
 

FORZA CAVIGLIA

Sono quelle cose che ti fanno pensare. Le grandi riforme passano sempre con i voti di notte, o di sabato, o durante le guerre, o durante le partite, o mentre giornali e tv centellinano i nomi dei travestiti con cui ha passato la notte Lapo Elkann e la gente ridacchia e dice: "Uè, t'è vist al Lapo?". Alla Camera sta succedendo di tutto mentre noi pendiamo dalle labbra rifatte di Donato (o Lino) Bracco (o Broco) in arte Patrizia. Alla Camera il presidente ex-garante e tuttora belloccio ha aperto tutti i chiavistelli e si va avanti a colpi di maglio a demolire una legge elettorale e, con essa, il senso stesso della democrazia, come se domani Carraro a campionato in corso dicesse che gli sputi rientrano nel gioco maschio e le vittorie valgono 5 punti, i pareggi due e le sconfitte immeritate 0,5. "Porta e Porta" e "Matrix" parlano della coca dei ricchi e dei pugliesi uomini che fanno carriera da donne, mentre della legge elettorale in via di smantellamento non gliene importa un fico secco a nessuno, complice quei dieci punti di audience da scontare quando gli argomenti sono noiosi (il confronto con Lapo e "Patrizia" è improponibile). E intanto alla Camera si vota segreto ma con l'anulare, un sistema di segretezza che Saddam al confronto è Olof Palme. L'unico intoppo in questo viaggio verso l'abisso della democrazia è uno scalino che a momenti azzoppava il premier, che ha resistito ai colpi di cavalletto su pubblica piazza ma ha rischiato la caviglia in una placida discesa delle scale di Montecitorio. No, niente: pensavo a Lapo intubato in ospedale e vivisezionato in pubblico, ormai bollato a vita come drogato e vizioso. E invece guardate con che trasporto tutti si avvicinano al premier dolorante. Guardate il commesso sulla sinistra: ha l'espressione di uno che gli hanno appena detto che Berlusconi, azzoppato, sarà finito sul posto da un veterinario. Guardate la donna, cazzo: sembra la scena dell'attentato di Sarajevo, orrore e preoccupazione e sconcerto. La stessa faccia l'avra fatta alla notizia che Lapo ha passato la notte con tre travestiti, di cui uno particolarmente materno, però piegando leggermente il labbro aggiungendo un leggero senso di schifo. Intorno è un dispiegarsi di anulari. Io sto con Lapo, che sarà un pirla ma almeno è umano. Il disagio esistenziale ce l'ho anch'io.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 11:36 |
 

IL GRANDE MISTERO/2

Se domenica alle ore 15 giuochiamo con il Livorno in casa, e  mercoledì alle ore 20.45 giuochiamo a Oporto in Ciempions, cos'è 'sta storia dell'amichevole con la nazionale venezuelana alle ore 14.30 di lunedì a San Siro a porte chiuse? D'accordo la diplomazia e l'ospitalità, ma qui si esagera. Praticamente, è una partita per far contento il presidente Chavez che sarà presente all'evento. A porte chiuse per motivi di sicurezza e, forse, di vergogna. Chi la giocherà, questa partita? Avessimo avuto ancora Coco, tanto per dire. Ma escludendo che vadano in campo i 18 convocati di domenica e i 18 convocati di mercoledì, chi resta? Orlandoni in porta, Burdisso, qualche Primavera. Ce la faranno ad arrivare a undici? Io, tra l'altro, lunedì pomeriggio non potrei. Vabbe', dovrei saperlo un po' prima. Non so neanche dove ho messo le scarpe.

 

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 09:40 |


martedì, ottobre 11, 2005
 

IL GRANDE MISTERO

Alla fine domanda inevasa resta solo una: cosa ci si trova in un trans italiano di 50 anni (tanto che lo chiamano Patrizia) con l'accento barese che vive con uno yorkshire e aspetta i clienti all'angolo della strada che piova o tiri vento (tanto che lo chiamano Il Carabiniere)? Lapo Elkann, nipote di Agnelli, brillantone, fancazzista, gagà, figaccione, potenziale tombeur e trombeur de femmes (figuriamoci lo stuolo di fighe che pende dalle labbra di uno del genere), cosa ci faceva in un monolocale con tre uomini, di cui uno con le tette? E' come si mi trovassero in un sottoscala con Moggi, io vestito da donna e lui da kapò, intenti a leggere l'Almanacco Panini e pippare coca. Per la droga troverei mille spiegazioni. Per il resto no.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 18:54 |
 

DISINFORMAZIA

L'infortunio di Dejan Stankovic - forse agevolato dallo status slavo - ci riporta ai raffreddori di Andropov. Sono passati tre giorni da quando gli si è incriccata una coscia facendo un colpo di tacco (possibile che a uno che fa di mestiere il calciatore gli si incricchi la coscia facendo un cazzo di colpo di tacco?) e non se ne sa nulla. Quindi, l'infortunio è grave. In tutti i sensi. Uno Stankovic in forma e ben disposto al sacrificio era il miglior tacòn possibile per tappare l'atavico bùso sulla fascia sinistra. E adesso che il gioco si sta facendo duro

(da qua al 5 novembre affrontiamo nell'ordine Livorno in casa, Porto fuori, Udinese fuori, Roma in casa, Samp fuori, Porto in casa, Lazio fuori)

(no, dico)

il buon Dejan marca visita, purtroppo. Dev'essere una maledizione. Un altro dei nostri attuali sinistri, Wome, sbaglia al 95' il calcio di rigore che avrebbe portato il Camerun ai Mondiali: lo assediano allo stadio, gli sfasciano la casa, lui si rifugia a Parigi tipo Toni Negri e torna alla chetichella ad Appiano Gentile. Chi rimane? Il diligente Favalli, lunga vita a lui. Quella pippa di Solari, cui ora sarà chiesto di dare un significativo segno di esistenza in vita. L'usurato Kily, che a Palermo aveva dato (grazie al Mancio) una fulgida prova di fitness. Poi qualcuno dice che qui ogni occasione è buona per piagnucolare. Diciamo allora, gonfiando il petto e schiarendo la voce, che l'infortunio di Stankovic è

(porca puttana)

un indiscutibile intoppo sulla strada dell'Inter, che però ha una rosa ampia e perfettamente in grado

(ma vaffanculo)

di far fronte a questo e ad altri contrattempi. Sicuramente Solari e Kily

(diobono)

non faranno rimpiangere il serbo, dandogli modo di guarire senza fretta.

(cazzodibudda)

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 09:52 |


lunedì, ottobre 10, 2005
 

SEX AND DRUGS

C'è gente che sballa e magari muore per quella roba lì, tutti i giorni. E gente che ruba, che rapina, che dà via la figa o il culo per pagarsi quella roba lì, tutti i santissimi giorni. E gente che ammazza altra gente, e gente disperata, e gente senza più neuroni da spendere. Gente che magari incroci con la tua auto, e ti va bene che non ti venga addosso a duecento all'ora. Gente che spara ai tabaccai o minaccia i cassieri, e magari tu sei lì nei pressi che pensi che devi comprare un francobollo o pagare le spese condominiali. Io vivo e lascio vivere, che comprende anche il drogarsi altrui, ma non faccio finta che tutto sia bello pulito intorno a me, per poi cadere dal pero ogni volta e dire: ma in che merda di posto siamo? Io lo so che siamo in un posto di merda e che in qualche modo ci si deve drogare di qualcosa, perchè altrimenti è dura. E mi sento strafortunato ad essere uno che si droga di corsa o di Inter, qualche volta di tennis intensivo o di pane e salame o di chiacchiere in compagnia, o addirittura di un'apparente serenità che mi irrora i ritagli di tempo o i lembi di pensieri, quando mi rendo conto che non vivo in Pakistan nè a Bagdad e ho ben due carte di credito.

Eppure finisce che di quella roba lì se ne parla solo quando portano via Maradona in evidente stato di alterazione, o quando muore Pantani che ne ha sniffata fino ad ammazzarsi, o quando Kate Moss si fa fotografare nell'atto di intensificare il suo essere magra e il suo essere sempre-a-mille, o quando Paolo Calissano si cura la depressione e porta via con sè una ballerina solo un po' più ingenua di lui. O come oggi, che quel mattacchione di Lapo Elkann si cala nella tragico solco degli Agnelli maledetti e rivela al mondo di non essere il brillantone che credevamo e di non essere scafato come il nonno, ma di essere un giovane manager dall'indole debole e, in questo, più vicino a quello sfigato di suo zio che per drogarsi andava a Malindi e che un giorno - come scrisse La Stampa - è caduto da un viadotto in circostanze da chiarire.

E' tutto un gossip, un pissi-pissi, uno sfrucugliare i particolari più reconditi, tutti a chiamare Martina Stella che risponde "avevamo stili di vita troppo diversi, non lo vedo da settimane", tutti a chiamare Alain Elkann che alla telefonata di Vespa a figlio appena intubato risponde "mi vergogno di essere italiano". Tutti a fotografare la casa del fattaccio, come se i muri rivelassero cosa succedeva dentro ai Marchi, ai Paoli e ai Lapi. Sarà un florilegio di vari Crepet che parleranno della droga dei ricchi, della disperazione dei potenti e delle debolezze dei famosi. Argomenti non banali, per carità. Ma basterebbero dieci minuti a fare un copincolla con quello che già si disse di Calissano, Pantani, Maradona, è storia risaputa da psicologia scolastica. E intanto partiranno anche le inchiestone per cercare chi ha venduto a Lapo - come a Paolo, come a Marco - la dose di cocaina che ha ucciso o ha rischiato di farlo. Inchieste che decollano solo se il morto o il moribondo è un personaggione. Altrimenti no. Intorno, ribadisco, c'è invece tanta merda, peccato sia ordinaria. Delle centinaia di dosi mortali giornaliere, dosi mortali ma tristemente anonime, non si sa mai un tubo. Stanno setacciando Genova per capire chi ha dato la coca mortale per il festino di Calissano, ma delle migliaia di dosi normali che servono a milioni di piste normali, niente, non gliene frega un cazzo a nessuno. Mi darò pace quando vedrò in tv un dibattito sulla droga dei normali, sulla disperazione dei normali, sull'abisso dei normali. Ma so che non lo vedrò mai: non farebbe audience e non lo faranno. Meglio un bel plin-plon e "benvenuta Alba Parietti". Scavallamento di gambe e tutti tranquilli. E' droga anche quella, in fondo.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 23:00 |
 

BAU BAU MINCIO MINCIO

Se due indizi fanno una prova, due mezze maratone consentono di tratteggiare il ritratto di te podista con qualche elemento certo in più. Primo, in ordine cronologico: la notte prima non dormo. Niente da fare. Un mese fa avevo dormito due ore, ieri ne ho dormite tre. Mi sono alzato ben prima che le due sveglie me lo dicessero. C'era la nebbia ed ero molto annebbiato anch'io. Una bella soffiata al naso (la millesima nel corso dell'ultima settimana) e vai di Vix Sinex teraphy.

Giovedì stavo da cane, sembravo uno zombie, e mentre a mezzanotte roteavo il bicchiere con due aspirine effervescenti dentro, cacciavo vaffanculi a ripetizione. Venerdì, con il mio bel naso tappato e l'aria un po' sfatta, decidevo comunque di iscrivermi alla seconda half marathon della mia vita arrivando alla seguente considerazione:

"Metti che domenica sto meglio e non mi sono iscritto. Mi darei del coglione".

E quindi uscivo dall'ufficio postale sotto una pioggia torrenziale, con il mio bel bollettino in mano e il morale sollevato. Ci ripensavo ieri mattina, mentre mi vestivo da podista autunnale e mi fornivo ampie rassicurazioni:

"Dai dai dai. Mal che vada, ti fermi. Chi se ne frega".

Ma ero molto scettico, e durante il viaggio mi sottoponevo a un continuo traning autogeno per evitare, più o meno ogni due chilometri, di accostare a destra e poi fare inversione a U. 

"Dai dai dai. Mal che vada ti fermi. Ridai il chip, ti prendi il pacco gara, e che si inculi il raffreddore. Siamo uomini o caporali? Dai dai dai".

Che poi l'importante, vieppiù per il podista raffreddato e sfiduciato, è arrivare alla zona partenza. Perchè quando sei tra gente che saltella, altra che fa stretching, altra che corricchia, altra che piscia contro i muri, e c'è un vociare festoso e il cipcipcip dei chip, ormai è chiaro che non ti fermerebbe neanche l'influenza aviaria. Mi piazzo a metà del gruppone e mi sento parte del gruppone, tra sessantenni con la bandana e trentenni con l'occhialetto tattico. Quando la pistola fa

"Bum!"

parto e sento solo la curiosità di vedere come va a finire, a qualche chilometro mi ritirerò o quale tempo farò. Mi infilo il fazzoletto nei pantaloncini, creando un discreto effetto-pacco che però nessuna figa si ferma a valutare. Le fighe corrono anche loro, e sono belle cazzute. Mi passa una bionda con un culo notevole, che si lascia seguire per 500 metri prima di innestare il turbo. Au revoir, bel culo. C'è un'atmosfera bellissima e quindici gradi giusti giusti. Sono a metà del gruppo e ci rimango per un po', lasciando via via sfilare i più ambiziosi. Ogni volta che stoppo il cronometro per il parziale mi dico

"Diobono, vacci piano"

perchè ho i miei limiti da tapascione professionale e un raffreddore della madonna, ma per sette chilometri - non so come - sto sotto i cinque minuti, e per altri sette sto sotto i 5'15". Poi rallento, sperando che non succeda come un mese prima, che al 18mo chilometro si eraspenta la luce. La luce non si spegne, ma in compenso le gambe diventano improvvisamente due ceppi da caminetto. Non sento più le cosce e ho ancora quattro chilometri da fare, di pura sofferenza. Mi fermo una volta a soffiarmi bene il naso, all'ultimo rifornimento passeggio e caccio giù tre bicchiere di Enervit. Alla fine, non so come, quasi mi metto a sprintare, incredulo davanti al cronometro che mi dice che ho fatto 1 ora e 51, cinque minuti meglio di un mese fa, quando stavo molto bene e avevo un compagno di avventura a farmi da lepre morale e materiale. Mi prendo un tè in zona ristoro e guardo la gente che arriva dietro di me. Ne arrivano altri cento, o forse più. E mentre mi appare Spiridione Louis, vestito da tizio dell'organizzazione, che mi fa

"Complimenti, ragazzo"

mi metto una maglietta asciutta, ritiro il pacco gara e torno alla macchina portando a spasso il mio mal di gambe e con espressione - come dire - un po' goduta, come quella di uno che ha appena trombato e gli è pure piaciuto, dal punto di vista fisico, tecnico, tattico, agonistico e soprattutto spirituale.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 00:20 |


venerdì, ottobre 07, 2005
 

ODE ALL'AUTUNNO

(Fuckin' Autumn)

L'umor del podista

è incazzato

il naso purtroppo

è tappato

la gola del tutto

ho raschiato

due scale e son

senza fiato

per terra c'è solo

bagnato

il mio m