www.settore4cfila72posto35.net
il sito non ufficiale dell' interismo moderno

qui dentro, nel migliore dei casi, potreste trovare
interismi assortiti, snobismi vari, pettegolismi generici, enteroclismi intellettuali, sinistrismi moderati, sessualismi carpiati, divagazionismi interiori (ho finito gli ismi, sennò continuavo)







Archivio

oggi
aprile 2006
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
dicembre 2005
novembre 2005
ottobre 2005
settembre 2005
agosto 2005
luglio 2005
giugno 2005
maggio 2005
aprile 2005
marzo 2005
febbraio 2005
gennaio 2005
dicembre 2004
novembre 2004
ottobre 2004
settembre 2004
agosto 2004
luglio 2004
giugno 2004
maggio 2004
aprile 2004
marzo 2004
febbraio 2004
gennaio 2004
dicembre 2003
novembre 2003
ottobre 2003
settembre 2003
agosto 2003
luglio 2003
giugno 2003
maggio 2003








mercoledì, agosto 31, 2005
 

TIPO L'INDOCINA

Notte tra sabato e domenica: piove che iddio la manda. Domenica mattina: sveglia alle sette. Fuori: nuvole basse, gocce sparse, 16 gradi, 200 per cento di umidità. Sono diventato l'etologo di me stesso e vi dico come avrei reagito un anno fa, due anni fa e via a ritroso: bofonchiamento da dormiveglia incazzoso, "gnamgnamzzognamvafgnamgmanculognam", giravolta nel letto e tentativo di riprendere il sonno senza colpo ferire.

Ecco, ci pensavo domenica mattina mentre - alcune ore prima di recarmi a San Siro a vedere Adriano e Pizarro - correvo in una località padana a me sconosciuta, in un'atmosfera da brughiera inospitale e novembrina, impermeabilino tattico e cappellino, Mp3 acceso. Pensavo a quante cose avevo già fatto dal momento in cui la sveglia era suonata, tra cui vestirmi da podista, prendere la macchina e con una banconota da 5 euro in mano precipitarmi ad un banchetto dove una fighetta mi chiedeva:

"Con il riconoscimento o senza riconoscimento?"

"Ho 5 euro"

"Con il riconoscimento sono 4 euro"

"Vada per il riconoscimento"

"Bene. All'arrivo potrà ritirare una maglietta, una confezione di dolcetti, un panino con la porchetta e un bicchiere di vino".

"Dov'è la partenza?"

"E' lì"

disse la fighetta indicando un cerchio tipo eliporto fatto con la calce.

"E dove si va?"

"Di là"

disse la fighetta indicando la foresta nera.

Mi sono messo a correre fino a che un tipo con pettorina giallo evidenziatore fermava me e qualche altro coraggioso e ci diceva con quieta fermezza:

"Prego, deviazione, andate a destra, di qui è tutto allagato"

A destra c'era un muro. L'argine, tecnicamente. Ci volevano corde e picozza per salirci, ma sopra l'argine c'era un vecchio energico, con due mani tipo ruspa movimento terra, che ci tirava su uno a uno dicendo:

"Tieni duro, ragazzo"

Sollevato dal vecchio, riprendevo a correre in automatico. Essendo ormai un navigato etologo di me stesso, vi posso dire che l'anno scorso al primo bivio - a sinistra 6 km., a destra 12 e 18 km. - avrei girato a sinistra senza il minimo dubbio. Ma ormai sono un podista maturo e con lo spirito dell'avventura, e ho girato a destra verso l'ignoto. Sterrati, ghiaia, pozzanghere, era un percorso per uomini duri e io avevo già scelto di raddoppiarlo. Al quinto km. mi faccio un tè caldo e proseguo. Al decimo km. mi faccio il secondo tè caldo, servitomi da una fighetta che mi dice:

"Signore, vuole il tè o l'acqua?"

"Il tè, grazie, ma non chiamarmi signore, dai, non sono mica così vecchio"

"Eh, scusi, ma lei avrà almeno 34-35 anni"

"Diobono, non ho mai limonato con una con il piercing nel naso, ma dopo questa tua affermazione mi apparterei con te dietro quelle frasche per darti una lezione di petting politicamente corretto. Non puoi farti sostituire da qualche sciampista del luogo?"

Non è vero, l'ho pensato ma non gliel'ho detto. Mi sono limitato a sorridere e a dire "Che tesoro" e poi sono ripartito. Corro almeno dieci minuti e ripasso davanti al cartello dei 10 km., cogliendo lo sconcerto di altri colleghi podisti.

"Uè, puttana la troia bagascia, sono rintronato oppure l'è la seconda volta che vedo 10 chilometri?"

dice un geometra di Buccinasco. Tutti noi assentiamo e tiriamo avanti, perchè non ci si può mettere lì a questionare mentre il cronometro scorre. Con chi, poi? Sarei tornato indietro a lamentarmi dalla fighetta col brillantino e ad avviare accordi per rivederci in un luogo meno malsano, ma ormai era troppo distante per le mie stanche membra. E allora via, avanti. Ecco il bivio: a sinistra 12, a destra 18. L'etologo che è in me vi ha già rotto i coglioni abbastanza perchè io adesso vi spieghi come mai ho girato a destra verso i 18 km, in piena trance agonistica. A un certo punto mi appare addirittura il Po, e io lì a guardarlo e a sgambettare in quei sentieri zeppi d'acqua. Al km. n. 15 mi faccio un altro tè caldo, anzi due, me ne dia un altro: un agricoltore burbero riapre il rubinetto e giù un altro tè.

A un chilometro dall'arrivo il dramma. Il sentiero è completamente allagato. Tutti sui margini, come equilibristi. Tutti sulle punte, come ballerine. Ma poi si allagano anche i margini e allora tutti con l'acqua fino alla caviglia, cic ciac, un delirio, le mie povere scarpe diobono, lo sapesse quello del negozio mi farebbe un culo così. Riprendiamo a correre, ma non è finita. Si passa in un campo, un campo arato, forse ci sarà stato il grano e può darsi che lì sul bordo ci fosse un passaggio battuto, ma domenica c'era un lago, una lago melmoso - d'accordo, che colpa ne ha l'organizzazione se è piovuto tutta la notte, ma io come cazzo faccio? - e io non vedevo più i piedi e nemmeno le calze, ero con il fango e l'acqua al ginocchio e per un attimo ho avuto il panico:

"Morirò nelle sabbie mobili e mi ritroveranno tra secoli, come la mummia del Similaun, diocaro".

Alla fine superiamo anche questa prova di sopravvivenza e con le scarpe che fanno cic ciac arriviamo a destinazione, dove ci attendono il panino con la porchetta, la maglietta e i dolcetti.

"Scusi, c'è anche il bicchiere di vino"

"Lo posso barattare con un bicchiere di Pepsi?"

"Ma certo"

mi fa l'ennesima fighetta in carico all'organizzazione. Mi rifocillo e - bagnato fradicio e con il fango alle ginocchia - mi avvio verso la macchina. Sulla strada verso il parcheggio incrocio il geometra di Buccinasco che vaga con uno sguardo allucinato e mi fa:

"Puttana vacca troia, hanno sbagliato a misurare il percorso. El disevi mi"

"E quindi?"

"E quindi erano venti chilometri, cazzo di budda, non diciotto. Venti".

Lo avrei baciato, ma nei baffi ho notato le briciole del panino con la porchetta e ho desistito. Gli ho fatto un sorriso di compartecipazione: noi podisti da 20 chilometri a botta ci sentiamo affratellati dallo stesso destino di sofferenza e relativa soddisfazione.

(un plauso ai volontari della Protezione civile: questo foto li coglie impegnati a salvare un concorrente di 112 chili ormai risucchiato fino all'esofago)

 

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 16:46 |


martedì, agosto 30, 2005
 

SETTORUCCIO 2000

Un alto prelato ha incontrato in segreto una nota scrittrice.

Una nota attrice accusata da un noto critico di avere una relazione clandestina a fini carrieristici con un noto ex-ministro oggi consigliere Rai, esce allo scoperto a dice: "Basta cazzate, io e e l'ex-ministro stiamo insieme da 11 anni".

Adoro questo genere di notizie.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 19:01 |
 

CIAO BELLO

(non c'era pericolo che se lo trombasse una velina. Per questo l'avrei tenuto)

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 15:35 |
 

C'E' PELATO E PELATO

(two different ways of being tomato)

Pensandoci bene, io mi sarei comportato esattamente come Collina. Siccome è lecito, avrei firmato il ricco contratto con la General Motors, limitandomi ad avvertire (come credo abbia fatto, figuriamoci, gli arbitri tra loro si dicono anche il numero delle volte che vanno al gabinetto) i miei superiori. Non mi sarei posto il problema morale dell'incompatibilità con il Milan, perchè se io sono il miglior arbitro al mondo e ho una storia che parla per me, non decido se è rigore o no in base a cosa c'è scritto sulla tua maglia, nè ammetto che qualcuno lo insinui. Per le modalità con le quali la storia è saltata fuori - direttamente in prima pagina sulla Gazzetta -, mi sarei incazzato nero per l'imboscata ma mi sarei anche sentito sinceramente in difetto: pur convinto della inscalfibilità delle mia garanzie, avrei chinato la testa di fronte alla triste eventualità che questo dubbio potesse pesare su ogni misa singola decisione della stagione, perchè in Italia è così, non ci sono cazzi. E quindi, di fronte al fatto che la mia carriera è comunque all'epilogo, avrei deciso di anticiparne la fine con una letterina onesta e un po' biliosa, perchè col cazzo che uno come me avrebbe tirato fino a giugno ad arbitrare quegli scarponi della serie B. Al di là dell'antipatia del personaggio, ne vanno riconosciuti il valore e la statura: che non arbitri più potrebbe essere un bene per la crescita di chi finalmente dovrà sostituirlo, che esca dallo sport invece mi sembra un'eresia e quindi qualcuno - Aia, Figc, Uefa, Fifa - lo recuperi e se lo tenga stretto.

Pensandoci bene, siccome sono un povero pirla qualunque - però onesto -, non potrei mai comportarmi come Galliani, ma proprio mai. La sceneggiata post-Ascoli è ributtante (tu quoque, Carletto). Il Milan che se la prende con l'arbitro, il campo pesante, gli avversari, la Regione Marche, il colonnello Bernacca e Domineddio, cazzo!, è uno spettacolo che inquieta. Galliani che medita di dimettersi da presidente della Lega per poter difendere meglio il Milan, mavaffanculo, è una brutta barzelletta. Io, da calciofilo, sono stufo di storie e di personaggi di questo genere. Passiamo oltre la squallida e arrogante protesta del Milan sul campo pesante (perchè allora bisogna fortemente rivalutare la Juve di Perugia). Parliamo di Galliani e delle sue minacce di dimissioni. Intanto, dicendo che vuole dimettersi per poter difendere più serenamente il Milan, in pratica confessa che il Milan lo difende senza strepiti, ma comunque benissimo, dalla poltrona  che occupa. Le dimissioni, poi, che pagliacciata. Galliani in Lega  ha già fatto tutto quello che doveva fare: dal calcio in culo alla serie B alla vicenda dei diritti televisivi a Mediaset, la missione è compiuta. Se questo è il calcio e se questa è la gente che ci meritiamo, significa che in un'altra vita abbiamo fatto qualcosa di veramente brutto.

 

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 15:00 |


domenica, agosto 28, 2005
 

ARIA NUOVA

Spalti ancora agostani e qualche vuoto, nonostante fosse la prima partita in casa della stagione (e la prossima è fra tre settimane). Però che aria nuova, che attesa. Che voglia. C'era grande voglia di Adriano, voglia matta di Figo, voglia di facce nuove -  applausoni per Pizzarro e Julio Cesar -, voglia di cori anti-Vieri e anti-Milan per mettere i puntini sulle i. Il Treviso non preoccupava granchè (mi sbaglierò, ma la squadra di Ezio Rossi non è poi così malaccio, anzi). Preoccupava di più l'inciampo, il contrattempo. Lo spettro recente della pareggite si infila ovunque, tra sgabello e sgabello. E' stata però un'Inter più che sufficiente nel complesso, a tratti radiosa,  a tratti meno, anzi un po' imballata. Stanca, magari, però quasi mai assente e con rarissime amnesie. Le solite otto palle gol limpide, i tre gol di un Adriano che sorride e fa sorridere tutti, il palo di Recoba, qualche paso-doble di Figo che danza sulla destra e la gente fa ohhhhhhhh. E' un'Inter più leggera nell'animo, più sgombra di pensieri tetri. Il clima in campo e attorno era, oggettivamente, diverso. Il musone di Vieri è un ricordo e nulla più.

In tribuna i tormentoni sono già cambiati. Il dualismo Toldo-Julio Cesar è risolto in cinque minuti: "Uè, questo esce, questo para, questo dribbla, questo dà sicurezza, uè che portierino". E Toldo è già bell'e servito. Di Recoba non ci si occupa più perchè ormai il vero tema è Veron-Pizarro. Oggi Veron ha sbagliato duemila passaggi, così quando è entrato Pizzarro c'è stato un sollievo generale. Pizzaro ha giocato un quarto d'ora di puro incanto. Chissà che Mancini si adagerà in questo progetto di farlo diventare l'Altafini del centrocampo, dentro l'ultima mezz'ora a mettere idee e speranze. Tenere fuori un giocatore così, oggi, è - eufemismo - un vero peccato. Non sarà facile quadrare il cerchio e decidere chi sta fuori (C. Zanetti è ormai non più di una quarta scelta, e questo dice tutto). La prima soluzione che mi viene in mente è: vincere le partite 3-0. Perchè poi sorridono tutti e ai problemoni non ci pensi più.

primo titolo

 

 

 

 

 

 

 

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 21:08 |


sabato, agosto 27, 2005
 

HILL (COLLINA)

Era ovvio che Collina non potesse stracciare il contratto di una campagna pubblicitaria che inizia tra 15 giorni, ampiamente pianificata e adesso addirittura amplificata dallo scoppiare del caso. Perchè, poi, buttare al vento l'ennesima ricca sponsorizzazione a nove mesi dalla fine della tua carriera italiana e a tre mesi dalla fine della tua carriera internazionale, tanto più se quel contratto ti frutta un milioncino di euro solo per far vedere la tua crapa pelata vicino a una Vectra? Così il più bravo e famoso arbitro italiano, per il quale avevano cambiato le regole del limite di età (e infatti ora lui non può tirarsi indietro) passerà una stagione ad arbitrare Albinoleffe e Catanzaro, dopo che domenica scorsa ha assaggiato campi e spalti meno nobili facendosi massacrare dalle zanzare di Pavia. Crespuscolo un po' del cazzo per il miglior arbitro del mondo, così si diceva.

Collina è stato ampiamente il miglior arbitro italiano delle ultime dieci stagioni. La sua superiorità tecnica (che qualche volta, peraltro, è sfociata in insoportabili atteggiamenti da semidio) ha provocato una serie di sconquassi mica da ridere. Dietro di lui, il diluvio. 1) il fatto di avere Collina ha costituito un lunghissimo alibi per la dirigenza arbitrale, che tra scazzi, errori, polemiche eccetera ha sempre potuto dire "beh, alemno abbiamo Collina da spendere all'estero e da sfruttare in Italia ogniqualvolta l'aria si fa pesante intorno a una partita"; 2) dietro non è cresciuto nessuno. Oggi - l'ho già scritto una volta e lo ripeto a gran voce - ci ritroviamo improvvisamente senza Collina e con De Santis miglior arbitro italiano, roba da buttarsi di sotto. Dietro ancora, uno stuolo di talentini mai sbocciati del tutto e ultimamenti più concentrati sulla propria pettinatura che non sulla qualità della prestazione. Il problema della credibilità della classe arbitrale nel calcio-industria è tutt'altro che secondario. E ora che Collina va ad arbitrare improvvisamente il Mantova e l'Avellino, ecco che ci si ritrova  con il culo scoperto.

Quanto al pelatone, l'ha fatta abbastanza grossa. Non avesse scritto niente la Gazzetta, venti giorni fa, ponendo il problema dell'incompatibilità, probabilmente non sarebbe successo nulla. Giusto, sbagliato? Boh: io, da calciofilo,  mi sarei fidato comunque di Collina, e dello sponsor in Comune con il Milan manco mi sarei accorto nella mia beata ingenuità. Forse sarebbe bastato - data la statura del personaggio - precludergli le partite del Milan, ma non posso sopportare l'idea di una stagione trascorsa a parlare di Vectre e Zafire, all'Inter e alla Juve che si lamentano di avere Collina per troppe volte e loro niente, eccetera eccetera eccetera. Resta il fatto che quando si pone una questione minimamente morale, nessuno riesce più a giustificarsi. Alle questioni morali non ci si pensa nemmeno più quando si fa qualcosa o la si pianifica. Ma non è una grande novità, direi.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 15:23 |
 

PRIORITA'

Vengo a sapere solo ora che a Londra si elegge il miglior culo femminile con una manifestazione pubblica e popolare in pieno centro. Me lo si poteva dire prima. Ormai sono in possesso di due biglietti per Inter-Treviso e non ho più alternative.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 09:41 |


venerdì, agosto 26, 2005
 

PERSEVERARE E' DIABOLICO

Squalifica confermata, ricorso respinto. Sulla base del filmato dall'alto, diciamolo serenamente, è una sentenza disonesta. Persa un'occasione per dare alla prova tv una veste rigorosa, anche nel riconoscimento dell'errore. Vaffanculo. Tiremm innanz.

(ho digitato "Laudi" su Google immagini, ed è venuta fuori lei. Non vedo il motivo di cambiare foto)

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 19:02 |
 

INCREDIBILE MA VERO

Ho scritto e riscritto la prima riga di questo post, iniziandolo in dieci modi diversi e abortendolo in rapida successione. Non mi capita spesso. Di solito ho un pensiero e blam!, schiaffo le dita sulla tastiera e - previo blando collegamento con il cervello - le lascio scorrere. Ma stamattina - erano le nove e mezza - mi è capitato l'episodio oggettivamente più incredibile da quando ho aperto il blog, e non so come spiegarlo. E', lo ribadisco, oggettivamente incredibile. Non ho altre parole per definirlo. Ma io ero sveglio e c'era un testimone, perchè stavo per entare in un campo da tennis e ovviamente c'era una persona insieme a me, anch'egli dotato di racchetta e stupefatto quanto il sottoscritto. Il primo pensiero è stato: ci scrivo un post. Il secondo, un paio di secondi dopo: non mi crederanno. In fondo sono sempre quel Settoruccio che le spara grosse, immaginandosi trombate con tenniste o telefonate con proprietari di squadre di calcio. E vi comprenderei, amici, se adesso leggendo le righe che seguono pensaste tra voi e voi: ma va' a cagare, Sector. Il terzo pensiero, ore più tardi, è stato: non scrivo un cazzo. Il quarto, poco fa, è stato: ma perchè no? quando mai ti ricapita?

Dunque. Erano le nove e mezza e stavo camminando su un sentiero erboso, direzione campo da tennis. Location: aperta campagna. Distanza dal campo da tennis: 100 metri. Distanza dal mare: circa 100 chilometri. Sto parlando di dritti e rovesci quando il mio socio guardando in basso e puntando il dito verso terra mi blocca e mi dice:

"OCCHIO!"

Il mio primo pensiero è stato: cazzo, ho pestato una merda, oppure la stavo pestando però mi sono fermato prima. Ma non ho guardato l'ipotetica merda, bensì il mio socio che aveva un'espressione basita, come se avesse visto un Ufo o sua zia morta nell'immediato dopoguerra o Toldo azzeccare un'uscita alta.

Per terra non c'era una merda.

C'era un gambero.

Giuro, ragazzi, lo so, sembra incredibile ma è così. C'era un gambero di mare, un gamberone, di quelli che mangi negli antipasti fighi o nelle maxi fritture oppure in salsa cocktail. Il gamberone attraversava il sentiero con le sue chele spianate e noi due siamo rimasti lì come due pirla a vederlo camminare.

(Una considerazione: il gambero camminava in avanti. Non dovrebbe camminare all'indietro? Boh)

Ma a parte questo: cosa ci faceva un gamberone di mare in piena Pianura Padana? Vivo, vitale, a piedi? (A piedi? Oddio, sto dando segni di squilibrio). La scena era talmente irreale che abbiamo fatto l'unica cosa possibile: siamo entrati in campo e abbiamo giocato. Anche se io avrei chiamato volentieri i vigili urbani, l'Interpol, la Capitaneria di porto e Piero Angela con il figlio a godersi l'evento e valutare il da farsi.

Il giallo è stato parzialmente chiarito, ma la vicenda ha via via guadagnato in termini di fascino e avventura. Il campo da tennis confina con un posto dove si fanno ricevimenti. Ergo, il gambero (non può essere altro che così) è scappato dalla cucina, oppure dalla borsa del pescivendolo. E adesso mi sento malissimo, perchè sto pensando a questo gambero coraggioso che ha preso la via del prato e se n'è andato da solo verso la possibile salvezza. Ma verso dove, cazzo? Quanto può vivere un gambero senza acqua? Dove sai adesso, gamberuccio mio, che per salvarti dalle fauci di qualche invitato adesso magari sei nelle fauci di un gatto, o stai morendo guardando il cielo e l'erba e dicendo:

"Diobono, che vita di merda per noi gamberi"

Ecco, se ancora mi volete bene, non dite per nessuna ragione a Pecoraro Scanio o a Licia Colò che mi sono messo a giocare a tennis invece di comprare un acquario tropicale. Grazie.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 15:09 |


giovedì, agosto 25, 2005
 

"SCUSI, E' USCITO ARTMEDIA?"

Il Porto è storia recentissima: tre pere di Adriano e a casa. I Rangers mi fanno venire in mente uno dei più bei gol della storia del calcio: Carlenzo Rumenigi che si libra in volo, arpiona il pallone in mezza rovesciata a due metri di altezza (o forse tre metri, non so, ma volava, giuro) e la spedisce dentro (un arbitro infame l'annullò, cazzo, ma per me rimane un gol fantastico). L'Artmedia, invece, è buio totale. Ma chi cazzo sono questi? E che cazzo di nome si sono dati? Sembrano una di quelle riviste bimestrali da fighetto, o una di quelle manifestazioni culturali cui non va nessuno. Artmedia, boh. Io poi, per spirito di corpo, ho sempre seguito l'Inter Bratislava, che immagino sia la squadra nemica di questi qui. Ma erano ancora i tempi della Cecoslovacchia. Dopo la scissione sono nate squadracce tipo il Kosice (eliminata in Ciempions dalla Juve) o il Tauris (eliminata in Intertoto dalla Samp). O come l'Artmedia.L'Artmedia Petrzalka, per essere precisi. Hanno un nome da squadra materasso, però hanno superato tre preliminari di Ciempions. Quindi, col cazzo che sono una squadra materasso tipo il La Valletta o il Vaduz. E' da luglio che giocano, poveracci. Nel primo hanno eliminato il Kairat (0-2 all'andata fuori casa, 4-1 dopo supplementari nel ritorno in casa). Non chiedetemi nulla del Kairat. La cosa carina è che hanno rischiato l'iradiddio con il Kairat, ma poi nel secondo turno hanno fatto il culo al Celtic (vittoria interna 5-0 all'andata, sconfitta esterna per 0-4 nel ritorno, cosa da farsi una sega seduta stante), e nel terzo hanno infinocchiato il Partizan Belgrado (doppio pareggio per 0-0 con qualificazione a Belgrado, dopo calci di rigore, e qui ci sarà scappata una seconda sega collettiva nello spogliatoio). Se non fosse che non so un cazzo di loro e che non so valutare che razza di pericolo possano rappresentare, direi che dopo un ruolino di marcia del genere mi stanno molto simpatici. Esordiremo contro di loro il 13 settembre a Bratislava. Non credo siano totalmente brocchi: spero che siano almeno stanchi. In fondo - questi sono due dati certi -  giocano da luglio e si sono fatti un sacco di seghe.

"A farsi le seghe si diventa ciechi"

"No, si diventa slovacchi"

(diobono, erano almeno sei anni che speravo di poter fare, un giorno, questa battuta)


Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 22:54 |
 

L'EPO RETROATTIVO

Del ciclismo non mi stupisce più nulla. Da ex-appassionato, o da appassionato in sonno (come i massoni che escono dalla loggia), o semplicemente da appassionato tradito, ogni volta che si parla di doping pesante nel ciclismo non mi muovo neanche da lì a lì, come se mi dicessero che in Sicilia c'è la mafia o che in Iraq si continua a morire. Mi arrivano cose, cioè, di cui sinceramente mi dispiace, ma che mi sono arcinote, che condanno nel mio intimo e nei riguardi delle quali non posso fare nulla, se non far finta di non sentire o occuparmi d'altro. Quindi, che mi vengano a dire che sei anni fa Armstrong prendeva l'Epo in quello che doveva essere il primo dei suoi sette Tour vinti, insomma, mi dà anche un po' fastidio. Non per altro: ma perchè sei anni dopo? Perchè dopo che si è ritirato? Dietro il bagliore dello scoop sento puzza di bruciato. O forse no, è merda.

Su Armstrong il mondo dello sport - me compreso - ha sempre tenuto un atteggiamento clamorosamente ipocrita. La sua è una storia straordinaria, non ci sono cazzi, perchè non solo è uscito da un cancro che gli lasciava poche possibilità, ma perchè si è rimesso in sella e ha vinto sette Tour de France, roba stratosferica. In virtù della sua impresa immane - la vittoria sul cancro - gli si è perdonato tutto. Giustamente, peraltro. La programmazione su un'unica corsa, la sottile arroganza del vincente, eccetera eccetera. E anche il sospetto del doping, quasi fosse lesa maestà andare a rompere i coglioni a un campione che - prima di tutto - aveva sconfitto la malattia. Da sette stagioni si parlotta dietro ad Armstrong, ci si dà di gomito, si dice e non si dice. Adesso invece si dice, anzi si urla, lo fa un giornale importante e lo fa a titoli cubitali. Lo fa dopo sette Tour vinti e dopo il ritiro annunciato. Lo fa a sei anni dalla vicenda, andata in prescrizione. E io lì a cercare le stille di sudore e a respirare la polvere che schizza da sotto i palmer, disperatamente a trovare un appiglio per indurmi a rispettare uno sport che invece, ogni giorno di più e da ogni angolazione lo si guardi, si pone come una grottesca rappresentazione dell'Uomo che Fatica. Ma con l'aiutino, e cercando di essere più furbo del resto del gruppone.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 14:55 |
 

RUNNING ON EMPTY

"Dai!" "Ohhhhhh" "Argh!" "Noooo" "Bueno" "Vienivienivieni" "Sali!" "Ouh!" "Naaaaaaaa" "Oh-Oh-Oh" "Sìììì" "Refereeeeee" "Tempo" "Aaaaaaaaaaah"

(altre tre partite così non le reggo)

(nella foto, due bambini entrati di straforo)

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 00:14 |


mercoledì, agosto 24, 2005
 

PORTE CHIUSE

Finalmente le ho viste anch'io le famose immagini dall'alto. Oggettivamente, è uno scandalo. Samuel sputerà un metro davanti ai suoi piedi, come ogni sputo che si rispetti. Nedved è quattro o cinque metri più avanti. Pazzesco che queste immagini non siano state viste, o peggio ancora non considerate. Se poi la colpa di Samuel è di aver guardato male Nedved e di aver desiderato sputargli, allora invocherò tre o quattro prove-tv per partita. Oppure, se il processo è alle intenzioni, caro giudice Laudi, allora processa anche me, che pensando alla partita a porte chiuse di stasera sto fantasticando su altre cose che farei a porte chiuse, altro che il Donetz diobono.

Voglio giuocare una partita a porte chiuse con te.

What?

Sì, Maria, dai, chiudi la porta.

Sector, be careful, I'm the number one.

E lo so, Maria, ma concedimelo, ti sto seguendo da un sacco di tempo.

Come sei romantico, Settoruccio.

(sospiro) ...da un sacco di tempo, quando ancora era reato pensare di farti assaggiare il mio lungolinea.

Ma Sector!

Maria, mi ispiri pensieri truci.

What do you mean?

Che di partite a porte chiuse ne giocherei anche quattro, come l'Inter.

Che esagerato che sei, Settoruccio.

Da quando ho simulato la mezza maratona mi sento pieno di energie. Vieni qui, scendi a rete.

Sector, vacci piano. Lo sai che guadagno 18,2 milioni di dollari a stagione.

Infatti sei il mio tipo. Vieni, dai, che ti faccio un passante.

Sector, ma secondo te...

Sì?

Secondo te, perchè risulto un po' antipatica? Cosa posso fare?

Vieni qui, dai. Togliti il gonnellino che ti spiego le leggi del marketing.

Sector, hai in mente solo quella cosa lì...

Non è esatto. Anche quella lì e quella lì.

Sciocco.

(rumori di trombata)

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 10:43 |


martedì, agosto 23, 2005
 

IL CAPARBIO SETTORUCCIO

Ho un limite: sulle questioni di principio posso anche incaponirmi, specie se so di aver ragione, o ritengo sinceramente di averne. Potrei discutere per ore su una questione di principio su cui credo di aver ragione, pur essendo disposto a cambiare opinione se l'interlocutore, o gli interlocutori, mi convincono (a fatica) del contrario. E quindi in queste giornate di fine estate, a poche ore dalla Ciempions e pochi giorni dall'inizio del campionato, al tavolo di un bar o sotto un bel pergolato, passerei il tempo a discutere con ognuno di voi sul caso Samuel.

Allora, per rispondere alle critiche che sono sibilate qua e là nei commenti: 1) non ho la sindrome di accerchiamento, nè ho parlato di complotto (questo è il sito non ufficiale dell'interismo moderno, vietato avere sindromi di accerchiamento o complessi di persecuzione, e comunque io non ho di questi problemi, altrimenti avrei aperto un blog severgninico); 2) non mi sento nè inferiore nè sfigato nè vessato, in generale, conscio che i problemi dell'Inter siano altri, più o meno complessi; 3) non prendo le parti di Samuel solo perchè è interista, perchè se nelle stesse identiche condizioni Nedved avesse sputato a Samuel e gli avessero dato tre giornate, di sicuro non mi sarei incazzato (sono pur sempre interista) ma avrei parlato di una decisione clamorosamente esagerata (ghignando sotto sotto, perchè sono pur sempre interista).

Quindi lasciamo perdere Inter, Juve e cazzi vari. Dico solo questo: che stronzata è la prova tv se la tv, appunto, non dimostra al cento per cento quello che l'arbitro non ha visto? Che stronzata è la prova tv se la tv non dà una certezza (perchè allora basterebbe, chessò, una testimonianza)? Com'è possibile che un giudice sportivo, nell'oggettività delle immagini - Samuel sputa, questo è certo -, dia per scontato che lo sputo sia diretto a un avversario - il gesto non è chiaro, la faccia incazzata non può costituire una prova - senza nemmeno avere la certezza - la certezza NON C'E' - che la persona a cui sarebbe diretto lo sputo sia a 50 centimetri o cinque metri dallo sputatore?

E' questo che contesto. Sembra, questo lo posso dire, una sorta di risarcimento postumo alla squalifica di Ibra per il famoso scazzo con Cordoba. Anche allora tre giornate, guarda caso. E anche allora - molto più allora di oggi - una scarsa certezza dalle immagini. Ibra e Cordoba erano sfocati in un angolo dello schermo. Onestamente, era la prova tv più scadente mai esaminata. Che poi in un sol colpo avessero fatto pagare a Ibra una stagione disseminata di atti da bulleto, mai sanzionati, allora è un altro discorso. Ma fu una squalifica pesante, probabilmente giusta, ma poco provata. Le immagini (immagini?) lasciavano ritenere che Ibra avesse strangolato Cordoba, ma chi poteva giurarci?

Sempre Juve-Inter, quattro mesi dopo. Ecco l'occasione di un risarcimento morale: "Ti ho segato Ibra 4 mesi fa nello sprint finale del campionato, facendoti rischiare lo scudetto. Vabbe', ti dimostro che non ce l'avevo con te, guarda". Occhei, anch'io guardo, e riguardo, e riguardo quella pampera testa di cazzo di Samuel che fa l'occhiata assassina a Nedved e tira giù uno scaracchio. Ma la prova dove cazzo è? Qui le immagini sono chiare. Nedved, davanti, è più sfocato di Samuel, segno che il teleobiettivo sta mettendo a fuoco Samuel. I due sono distanti. Ci giurerei, Nedved è fuori del tiro di sputo. Possibile che ci possa giurare solo io? Stiamo vedendo lo stesso filmato, giudice Laudi? Lei non ha il minimo dubbio?

Quindi mi incazzo, ecco. Mi incazzo perchè sono interista e mi prendo a cuore una vicenda che riguarda un interista e che ritengo viziata da una clamorosa leggerezza di giudizio. A parti invertite non sarei incazzato, probabilmente starei godicchiando nel vedere la Juve bistrattata dal giudice sportivo per la seconda volta nel giro di quattro mesi. Ma starei qui a scrivere le stesse cose della prova tv: e cioè che, sfruttata così, con questo pressapochismo, rischia di diventare una barzelletta.

p.s.: secondo il mio teorema, a) o assolvono Samuel per non avere commesso il fatto, o b) gli confermano le tre giornate di squalifica, come a Ibra. 

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 14:44 |


lunedì, agosto 22, 2005
 

MOVIMIENTO

Perchè tre giornate? Lo spiega il giudice Laudi:

1) per l'odiosità del gesto, che esprime una inaccettabile forma di disprezzo nei confronti di un avversario;

2) per avere commesso il fatto ai danni di un avversario che volgeva le spalle, assicurandosi l'impunità nell'immediatezza.

3) per aver compiuto il gesto a gioco fermo, in un momento non caratterizzato da specifica tensione agonistica.

Sul punto 1 non c'è nulla da dire: non c'è da discutere l'odiosità del gesto, quanto il fatto che abbia scaracchiato a terra e non verso le terga di Nedved. Sul punto 2, interessante è la gradazione della pena: se io sputo in faccia a uno sono uno sputatore odioso ma leale, se gli sputo di schiena sono un figlio di puttana, però mi becco comunque due giornate come minimo. Forse è meglio sputargli in faccia, a questo punto: stronzo e odioso, ma sincero.

E siamo al punto 3.

Mi faccia capire, giudice Laudi: sputare durante l'azione è meno grave che sputare a gioco fermo? Occhei, ammettiamo che sia ragionevole. Il punto è un altro: chi sputa durante l'azione? Voglio dire: si è mai visto uno che durante l'azione, dribblando un difensore o inseguendo un attaccante, gli sputa? E il fatto che sia meno grave sputare durante l'azione cos'è, un premio alla buona mira?

Boh, non si finisce mai di imparare. Adesso chiamo mio zio e gli sputo. Così, a gioco fermo, ma con affetto. Mi diserederà?

(nella foto: il giudice Laudi in una vecchia foto con Rijkaard e Totti)

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 20:33 |
 

COME

VOLEVASI

DIMOSTRARE

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 17:16 |
 

L'ORDINE PRECOSTITUITO

Siano chiare due cose:

a) è il 22 agosto e qualsiasi considerazione calcistica - per non parlare di proiezioni e pronostici - è assolutamente prematura.

b) sputare a un'altra persona è un gesto spregevole, ignorante, insopportabile, stop.

Detto questo. L'incontestabile consistenza dell'Inter, paragonata a quella delle scorse stagioni e confermata da una partita come quella di sabato  sera (parlo solo di consistenza, che si è vista. Il resto, se c'è, si vedrà), sta spargendo un po' di fastidio all'interno dell'alleanza Milan-Juve. Mentre era ancora tutto un leccamento di culo intorno alla spassosa vicenda Buffon-Abbiati, l'Inter andava a Torino a vincere la Supercoppa, con tanto di errore arbitrale a suo favore. E' chiaro che la coincidenza di questi eventi sia, per la Premiata Alleanza, del tutto insopportabile. L'intervista rilasciata a caldo da Capello, stizzito come una vecchia checca cui hanno rubato il foulard al centro sociale, è il sintomo di questo subdolo fastidio. La squadra-barzelletta di tanti campionati, quella che ha lasciato via libera a Milan e Juve per quindici anni, sembra far meno ridere del solito. E allora ecco che cominciano ad affiorare i primi sintomi di orticaria. Milan e Juve rispondono con i mezzi che meglio sanno gestire, quelli mediatici. Come ad ogni mese di agosto che si rispetti, comincia la campagna anti-Materazzi, bollato come un assassino a piede libero (se l'entrata di Kakà l'avesse fatta Materazzi?). Moggi sui giornali di stamattina ha praticamente fatto lo scalpo al guardalinee di Juve-Inter (tra quanto lo rivedremo?). E poi c'è il caso Samuel. Ribadisco, non sono qui a difendere un gesto che - se c'è stato - è indifendibile, ci mancherebbe. Ma porca troia, voi il filmato lo avete visto? Quanta distanza c'era tra Samuel e Nedved? L'immagine è presa con un teleobiettivo pompatissimo (la telecamera sarà stata a non meno di 40-50 metri dal luogo del fattaccio). Nedved è più a fuoco di Samuel, segno che tra i due c'è distanza, e parecchia. Uno sputo e la faccia cattiva di Samuel sono la prova sufficiente a dire che ha sputato a Nedved? Solo se fosse acclarato che Samuel ha la gittata di un lama la cosa potrebbe reggere. Altrimenti no, non regge, fa abbastanza ridere. L'eventuale condanna di Samuel sarebbe una piccola infamia. Se daranno a Samuel due giornate per una cosa così, che poggia sul nulla, amen: tra l'altro è abbastanza fuori forma, chi se ne fotte. Ma sarebbe il segno di come è semplice, per la Premiata Alleanza, prendersi la sue vendette trasversali. Sarà una stagione lunga, molto lunga. Prevedo imboscate. Noi l'auto blindata non ce l'abbiamo. Spero solo che proseguano anche gli attacchi di orticaria: sarebbe un buon segno, buonissimo.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 15:17 |
 

VENTUNO (KM.)

PIU' NOVANTASETTE (M.)

E' stato un tutt'uno. Prima ho trovato il mio Santo Graal: una strada poco battuta da mezzi motorizzati e con i chilometri segnati per terra, precisi precisi. Poi sono andato all'Esselunga consegnando tutti i punti che avevo e ritirando il cardiofrequenzimetro da polso. E ieri mattina, mentre piovigginava appena, mi sono messo a correre per 21,097 chilometri, simulando in solitario una mezza maratona. Il cardiofrequenzimetro è una specie di suocera noiosa che ti dice "Stai esagerando", e io ero il genero intimidito che rispondevo tra me e me "Cazzo, ha ragione". Costantemente dieci battiti sopra il ritmo ideale. Io guardavo la cifra e mi inquietavo. Secondo me, inquietandomi aumentavo il battito. Il cardiofrequenzimetro è una zavorra psicologica. Però la cifra era quella, e non era quella giusta. Trattavasi di corsa dispendiosa. Ecco sì, dispendiosa. Oggi infatti sono a pezzi (peraltro, un'oretta a tennis sono riuscito a farla). Ma ieri, con un occhio al cardiofrequenzimetro e uno al cronometro (praticamente, Marty Feldman), ieri ho messo il cruise control e sono andato. 5'30", 5'40" al chilometro, regolari, senza strafare. Ho chiuso in 1h 59' 56" comprensivo di sprint finale. Sotto le due ore, oh yes. Non mi sono masturbato perchè con la mano destra mi sono messo a controllare tutti i tempi di passaggio, chilometro per chilometro, sul cardiofrequenzimetro da polso. Lo consiglio a chiunque, purchè abbiate almeno 5mila punti sulla Fidaty Card e qualche insana voglia da sbollire correndo. Altrimenti, fatevi il servizio da caffè. Con i punti, dico.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 14:54 |


domenica, agosto 21, 2005
 

TU CHIAMALE (SE VUOI)

EIACULAZIONI

 Il fatto di avere vinto rubando (il loro gol era regolare, poi ne hanno sbagliato un paio d'altri clamorosi, ma questi sono cazzi loro), così come quello di vedere Galliani costretto a premiarci un'altra volta stretto nel suo giubbino da pensionato, sono ovviamente il valore aggiunto di una vittoria che - come diranno tutti - non conterà un cazzo, ma intanto ci consente di alzare il secondo trofeo in due mesi, e per una squadra che non vince mai cominciano ad essere salutari coincidenze.

Per me, invece, è una vittoria importante. Non tanto per la Supercoppa, invenzione di un calcio moderno che, come tale, disconosco. Quanto perchè è la terza volta di fila che vinciamo a Torino, e stavolta lo abbiamo fatto contro una squadra fortissima, con un Ibra spaziale, sotto la pioggia, in un clima discretamente ostile, qualche volta piegandoci ma senza spezzarci, ribattendo colpo su colpo, mettendoci palle ed agonismo, facendo spesso vedere anche qualcosa di buono. Vincere senza meritarlo, ma anche senza sfigurare, anzi, direi facendo la nostra porca figura, è il segno di una ruota che sta girando, e che speriamo completi il suo giro. Questa Inter è una squadra che ha voglia di giocare e non tira indietro la gamba. Una squadra leggere di spirito e dotata di coglioni, molto più solida di quanto non lo fossimo un anno fa. A proposito: due anni fa avremmo perso questa partita 3 a 0, l'anno scorso l'avremmo pareggiata (ovviamente) per poi perderla ai rigori. Quest'anno l'abbiamo vinta ai supplementari. E non dico altro.

 

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 00:59 |


sabato, agosto 20, 2005
 

PANTOMIME

Se ti tirano un cavalletto in testa, perdonali. Ma prima avverti l'Ansa (ANTICO PROVERBIO BRIANZOLO)

Se Kakà avesse sfasciato la spalla a Julio Cesar al trofeo Tim, il magnanimo Berlusconi ci avrebbe prestato Abbiati? Ovviamente no. Il Milan avrebbe affidato al Carletto una minima dichiarazione di buon senso e media costernazione, e basta. Non c'è scritto da nessuna parte che si debba rifondere l'avversario per un infortunio casuale. Peraltro, neanche per entrate da bastardi o con piede a martello. Il prestito di Abbiati è quindi un atto mostruosamente peloso. Un atto tra ricchi e potenti - scusa, ti ho rigato il Cayenne, ti presto il mio Range Rover per un anno -, quindi molto falso. Il Milan doveva rapidamente trovare una sistemazione ad Abbiati, giocatore epurato, benedetto il Genoa che se l'era preso. Il Milan doveva trovare un pretesto per riagganciare contatti solidi e passionali con il suo maggior alleato. Il Milan Mediaset doveva trovare un portiere per la Juventus che su Mediaset giocherà la Ciempions, e metti che la eliminano al primo turno per colpa di Chimenti, porca troia, a marzo lo share chi te lo tiene su? Il Milan doveva attrezzare anche in chiave anti-Inter, perchè è meglio che i rivali dell'Inter siano attrezzati, non vorrei mai, ed è meglio che i rivali siano due, e coalizzati tra di loro. Guarda caso, c'è l'ex-portiere prodigio cui avevi trovato finalmente una sistemazione e che ti ritorna in mezzo ai piedi. Berlusconi è un genio, su questo non ci piove. Gli tirano un cavalletto in testa e me esce come Gandhi. Adesso con Abbiati fa la figura di un De Coubertin. Io mi inchino, Silvio. Poi mi rimetto in posizione eretta e vi dico:

"Avete la faccia come il culo" (ANTICA ESPRESSIONE PADANA)

Vabbe', ora andiamo a Torino.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 10:32 |


lunedì, agosto 15, 2005
 

FERRAGOSTO A 14 POLLICI

Non c'è dubbio che Tyson sia una testa di cazzo: uno non può andare in vacanza in Italia e combinare un casino al giorno, palpando donne o facendo il pirla con la moto d'acqua. Allo stesso modo, non c'è dubbio che il sistema mondiale dell'informazione sia univocamente propenso a trattare Tyson come un animale da circo. Leggo le cronache del Corriere di questi giorni: che bisogno c'era, voglio dire, di tirare fuori ancora una volta la storia di Desirée Washington e gli atti di quel processo? Ma mica per farci chissà quale discorso. No, sono per sottolineare che Mike Tyson ce l'ha lungo 14 pollici.

Allora io mi connetto e piombo su Google per sapere quanti centimetri è un pollice. Un pollice = 2,54 centimetri. 2,54x14=35,56. Impossibile. Dai, rifaccio. No no, è proprio così.

Eccomi qui, dunque, abbindolato dal sistema mondiale dell'informazione. Ora non sto più qui a chiedermi se Tyson sia sano o malato, ben voluto o provocato, blandito o aizzato. Ora sono qui a prefigurarmi uno che ha un cazzo lungo 35,56 centimetri, mi auguro in erezione (questo negli atti citati dal Corriere non c'è, ma suppongo di sì: mica gliel'avrà visto mollo, la Desirée). E mi sento triste e sfiduciato. No, non è l'invidia del pene. Solo, pensavo che c'è gente che passa il Ferragosto in barca o al Billionaire. Io sono a casa, in bermuda, e sto misurando l'uccello di Tyson. Si può?

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 18:18 |


domenica, agosto 14, 2005
 

VENTI

Alla fine, mentre facevo stretching appoggiato a un paracarro tra l'indifferenza degli scarsi passanti e mi rallegravo con me stesso per essere arrivato vivo e vitale alla meta, cioè al luogo in cui avevo parcheggiato la macchina prima di imboccare una strada lunga dritta piana e poco trafficata, provavo a fare mente locale. 1) mi ero nutrito oggettivamente poco e male; 2) non avevo bevuto durante tutta la corsa; 3) ero uscito di casa che c'erano 20 gradi e improvvisamente la temperatura si era alzata a 25-26 con un'umidità da far paura; 4) mi faceva male il piede sinistro, un male subdolo, frutto di una storta fantasma presa al parco, dove dopo che è piovuto non spuntano i funghi ma le buche; 5) avevo corso solo su asfalto, io che non lo faccio quasi mai; 6) ero solo, senza punti di riferimento, neanche un prete per chiacchierar, du' balle.

E mentre facevo mente locale e bevevo a quattro palmenti

(no, quello è "mangiare". Vabbe', licenza poetica)

non potevo fare a meno di notare che il cronometro si era fermato a 55. Un'ora e 55, per essere precisi. Ma era il 55 ad assumere la sua bella importanza. Venti chilometri in un'ora e 55: tutto questo dà un certo respiro alla mia impresa nella categoria pippe. E mentre strizzavo il cappellino e mi toglievo le cuffiette e mi stiravo i muscoletti da impiegato di concetto riciclato al podismo  amatoriale, con la sola compagnia di un paracarro in granito, lasciavo che il dato oggettivo mi convincesse che l'obiettivo della mezza maratona è lì ad un passo, o forse è già virtualmente raggiunto. Manca un chilometro più 97 metri: una formalità, voglio dire. Ho scaricato il modulo dell'iscrizione e ora me lo tengo qui davanti: i venti chilometri li ho sverginati, adesso devo solo andare in posta e fare un fax.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 18:06 |


venerdì, agosto 12, 2005
 

BEVETEVI 'STA BIRRETTA

 Il trofeo Birra Moretti porta sfiga. E' proprio l'anno buono.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 22:16 |


giovedì, agosto 11, 2005
 

DOVE ERAVAMO RIMASTI

Sono considerazioni - beninteso - dell'11 di agosto. Considerazioni che lasciano il tempo che trovano, comunque premature e non supportate da prove reali. Però l'impressione - l'impressione ci è concessa - è di una squadra che è ripartita da dove eravamo rimasti. Appunto: dove eravamo rimasti? Eravamo rimasti a maggio, scottati dalla Ciempions ma rivalutati dal campionato, e a giugno, quando abbiamo sollevato la coppetta dal discreto valore scaramantico. Eravamo rimasti a una squadra che, faticosamente, aveva trovato il proprio assetto. E l'abbiamo ritrovata in Ucraina, dove dopo la cacarella iniziale - non ci facciamo mai mancare nulla - non c'è stata storia, nonostante la differenza di condizioni e la sussistenza di timori. Sembriamo una squadra che funziona. E non c'era Samuel, non c'era Figo, Pizarro ha giocato solo un quarto d'ora. Sembriamo, quindi, una squadra che funziona e che ha parecchie alternative. Stop. Beviamoci 'sta Birra Moretti, poi mi piacerebbe gioire il 20, in uno scontro diretto con qualcosa in palio, in uno stadio nemico, con un giocatore vero dentro la maglia numero 7. Chiedo troppo? Ma no, dai.

 

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 15:21 |


mercoledì, agosto 10, 2005
 

FACCIAMO PAURA

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 21:42 |
 

KAKAIA UKRAINA

Qui, qui in Italia dico, non se ne può più. Le istituzioni di una nota città portuale difendono una squadra condannata per un solare illecito sportivo. Un famoso arbitro pelato firma un ricco contratto con lo stesso sponsor di una squadra favorita per la vittoria del campionato, il cui presidente onorario è presidente del consiglio e il cui presidente de facto è presidente della Lega. Una ventina di squadre si stanno arrabattando tra ricorsi e controricorsi alle più varie istituzioni giuridiche civili e sportive, e i calendari slittano, e tra capo e collo ci pende l'ipotesi di una serie A a ventuno squadre, o magari ventidue, oppure facciamo tutti in serie A e non se ne parli più, un due tre casino.

Quindi, insomma, che stasera alle ore 20 su Raidue uno possa accendere la tv e sentire un fischio e vedere due squadre che si affrontano per un obiettivo serio e reale, voglio dire, è una specie di liberazione. Cionondimeno

(erano anni che volevo scrivere cionondimeno)

il fatto che l'Inter, come spesso accade, si giuochi al 10 di agosto una fetta importante della sua stagione  a venire, va detto, è un piccolo esercizio di crudeltà che noi interisti - per fede, speranza, carità, passione, voglie represse - non ci meritiamo. Sono i nostri quinti preliminari, e l'abbiamo onorevolmente sfangata quattro volte. L'unica occasione in cui ci siamo rimasti secchi risale alla gestione Lippi, a quella preparazione precampionato gestita con strafottenza e immane ignoranza, a quella partita di andata in Svezia preparata (e giocata) in maniera indecorosa, manco fosse stata Inter A-Inter B. Se quello è il paragone - l'Inter di Lippi, la programmazione alla cazzo di cane, una squadra sicuramente meno forte -, allora diciamo che stasera possiamo stare un po' più tranquilli, che peggio non può certo andare. Il problema è che 'sti ucraini sono già in pieno campionato, cinque vittorie su cinque, pedalano a meraviglia, insomma ci romperanno i coglioni. Ma noi siamo l'Inter, e che cazzo.

Ma quale Inter, però? Da questa sera siamo di nuovo nelle mani del Mancio. Un anno fa, nell'atto di macinare il Basilea, cominciava ufficialmente la lunga stagione dei dubbi dell'allenatore, che approfittando della copertura di un Adriano mostruoso cominciò a sperimentare lo sperimentabile, tipo scienziato pazzo, fino al limitare dell'inverno. Nacque l'Inter invincibile, perchè non perdeva mai. Il problema, a noi ben noto, era anche quello che non vinceva mai. Ci strafogammo di pareggi, ottenuti nei modi più vari e folli, speso divertendoci un casino. A fine ottobre avevamo già dieci punti di svantaggio da Juve e Milan e il Mancio era ancora lì che muoveva le pedine, fino ad arrivare alla conclusione che bisognava limitare gli effetti speciali, guarnire il centrocampo, prendere atto che sulle fasce e in difesa ci mancava qualcosa e cercare di non prenderle prima ancora di darle. Nacque così la seconda Inter, quella alla pari di Juve e Milan, a volte anche meglio. Peccato che eravamo partiti da meno quindici, tipo squalifica da calcioscommesse.

Ora il Mancio ha  tutto, da subito. Ha un impianto già collaudato e ha i pezzi che gli mancavano. Ha alternative di pregio. Ha sfrondato qualche rompicoglioni e qualche mollaccione. Ha una bella squadra, oggettivamente. Certo, siccome prende alcuni milioni di euro l'anno ha anche il dovere di farla funzionare, di risolvere i dubbi, di motivare tutta la truppa, di dare una ragione di vita ai doppioni, di insegnare il turn over. Diciamo, in un concetto solo, che ha meno scuse dello scorso anno. A partire da questa sera, quando si gioca già mezza stagione in Ucraina, che sfiga, contro una squadra incazzosa e contro un allenatore gitano e frizzante, Lucescu, uno a cui piace divertire e un po' meno difendere (no, dico, giusto per dare un suggerimento al Mancio).

Appuntamento alle 20. Vediamo chi farà giocare. Julio Cesar o Toldo? Pizarro o Veron? Chi resta fuori tra questi tre: Stankovic, Ze Maria o Solari? Proverà il 4-2-3-1 in attesa di Figo, o sarà il classico 4-4-2? Dacci un segno, Mancio. Un segno. Per le certezze, invece, ti diamo ancora un mesetto. Non siamo così stronzi.

 (un appello a Google: se Julio Cesar diventa il portiere titolare dell'Inter, bisognerà agevolare la ricerca di sue fotografie in rete. Non ne posso più)

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 10:37 |


martedì, agosto 09, 2005
 

PRELIMINARI

Quando mi chiedono se mi piacciono i preliminari, d'istinto rispondo

"Cazzarola, altrochè!"

ma da quando c'è la Ciempions Lig la domanda è diventata un odioso trabocchetto. Ci sono preliminari e preliminari. I preliminari di Ciempions non mi piacciono. Rimpiango gli inizi di agosto di vent'anni fa, quando il massimo della preoccupazione era il test con la Solbiatese o con il Mendrisio. Accendere il televisore e sintonizzarsi con l'Ucraina, invece, è una piccola tortura di cui prima o poi dovrebbe occuparsi la Commissione per i Diritti Umani.

  (nella foto: incontri preliminari del terzo tipo)

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 15:39 |


lunedì, agosto 08, 2005
 

EFFETTI COLLATERALI

"Una notte, intorno alle tre, mi sono svegliato di soprassalto e ho cominciato a parlare con qualcuno, qualcuno di reale, ma assolutamente misterioso, nei cui confronti mi sentivo inerme. E' stata una specie di rivelazione: volevo quasi smettere di giocare e l'indomani ho deciso di riprendere".

Beh, il doping fa effetto anche anni dopo, è notorio.

Buttato giù come viene viene daSettore4Cfila72posto35 | 22:49 |


venerdì, agosto 05, 2005
 

DICIAMOLO:

E' PROPRIO FIGO

Helen Svedin e Luis Figo